Scleroderma

Scheda n. 088     -     Settembre 2009     -      Riferimento n. 1726

 


SCLERODERMA CITRINUM
 Pers. : Persoon


Scleroderma citrinum
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Sinonimi

Scleroderma vulgare, Scleroderma aurantium
Volg.: Scleroderma comune

Etimologia

Scleroderma = con la pelle dura (dal greco: skleròs =duro,  dèrma  = pelle)
citrinus = giallo come il limone (dal latino citrum =limone)

Sistematica

Regno: Fungi,   Divisione: Amastigomycota,   Subdivisione: Basidiomycota,   Classe: Homobasidiomy- cetes ,  Subclasse: Gasteromycetideae,  Ordine: Sclerodermatales,  Famiglia: Sclerodermataceae,  Ge-nere: Scleroderma,  Specie: citrinum.

 

Commestibilità

Consumato in quantità risulta tossico e responsabile di sindrome gastroenterica che si manifesta poco dopo la sua ingestione, con sudorazione, nausea, diarrea, dolori intestinali, debolezza. La terapia sintomatica prevede la somministrazione di sostanze che agevolino lo svuotamento dell’apparato gastrico (lavanda gastrica, purganti) ed una appropriata idratazione per il riequilibrio delle perdite del tubo intestinale.

 

Descrizione

In modestissime quantità la polvere di S. citrinum viene talvolta usata per esaltare, in maniera fraudolenta, il sapore dei preparati a base di tartufi.

Si tratta di un gasteromicete (cioè di un fungo le cui spore si producono al suo interno, frammiste alla carne: v. scheda n. 39, Lycoperdon perlatum) che emerge dal terreno assumendo una forma subsferica, quasi ovoidale, perché compressa nella parte superiore. Può misurare 4 / 13 cm. di diametro e 4 / 7 cm. di altezza. Privo di gambo, si fissa nel substrato mediante un fascio di cordoni miceliari biancastri.

Il peridio è spesso e consistente, coriaceo, elastico costituito da carne che rimane biancastra o giallina mentre la parete esterna (esoperidio) è giallastro, giallo-aranciato o giallo-bruno frazionato in areole e decorato con scaglie o verruche più scure. In maturità il peridio si lacera irregolarmente per consentire la fuoruscita delle spore frammiste alla carne polverizzata. Alla sezione, nello Scleroderna citrinum giovane la carne del carpoforo (gleba) appare nettamente differenziata dallo strato periziale ed assume una colorazione grigio nerastra con sfumature violacee, marmorizzata.

Odore e sapore forti, sgradevoli, come di aglio o di inchiostro.

Le spore (9 / 12 micron) di colore bruno-scuro, sono sferiche e rivestite da creste in rilievo formano un reticolo non ordinato né omogeneo. Con KOH (idrato di potassio) le spore acquistano una colorazione giallo-bruna. La sporata invece è nerastra.

Fungo terricolo, comune, gregario, la sua produzione avviene da giugno al tardo autunno mei boschi di latifoglie (faggio, lecci, betulle ecc.) in terreni prevalentemente silicei e sabbiosi.

S. citrinum può talvolta ospitare lo Xerocomus parasiticus, unico Boleto che utilizza un altro fungo come substrato specifico, parassitandolo ed impedendone, a quanto pare, la maturazione delle spore.

 Possibilità di scambio

Appare abbastanza improbabile la possibilità di confondere uno Scleroderna con una qualsiasi Vescia (Lycoperdon) o con un esemplare del genere Bovista che hanno un peridio sottile ed una gleba che rimane a lungo bianca (solo alla fine diviene verdastra e molliccia).Quasi identico allo S. citrinum è lo S. areolatum (o lycoperdoides) che può individuarsi per avere un esoperidio più liscio, verruche meno evidenti ed uno pseudogambo  alla base del carpoforo, prima dei fasci rizomorfici sottostanti; anche S. verrucosum presenta un peridio che, in basso, tende a restringersi fino a formare uno pseudogambo e si distingue per la colorazione giallo-brunastra dell’esoperidio non aureolato e decorato di scaglie regolari molto sottili. S. cepa, abbastanza raro, ha un esoperidio liscio o leggermente screpolato di colore giallo oro con sfumature brunastre.

Per una più esatta differenziazione degli Sclerodermia è indispensabile l’osservazione delle spore, al microscopio.

 

Bibliografia

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Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 275, Iconografia n. 473;

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Hagara L., Antonin V. &  Baier J.  : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 383;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 2, pag. 387, foto  506;

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Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 361;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 584, scheda 222;

Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 236.

 

Monografie

Hennig M. e Pilat A. : Gastromiceti, traduzione a cura del Gruppo Micologico parmense “G. Passerini”, Parma, 1980, traduzione da Pilat : Flora CSR,  pag. 117.

 

(Sandro Ascarelli)

 

 

Scheda n.311 - Maggio 2012 - Riferimenti n. 108
SCLERODERMA MERIDIONALE Demoulin. et Malençon 1971
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foto di G. Sperati
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Sinonimi
Volg.: Scleroderma meridionale.
Etimologia
Scleroderma = con la pelle dura (dal greco: skleròs =duro, dèrma = pelle) meridionale = per la sua distribuzione mediterranea.
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe:  Homo-basidiomycetes, Subclasse: Gasteromycetideae, Ordine: Sclerodermatales, Famiglia: Scle-rodermataceae, Genere: Scleroderma, Specie: meridionale.
Commestibilita'
Come tutti i funghi del genere Scleroderma risulta tossico, responsabile di sindrome gastroenterica che si manifesta dopo una latenza di 1-3 tre dalla sua ingestione.
Descrizione
Si tratta di un gasteromicete raro ma di facile determinazione perché cresce sulla sabbia delle coste mediterranee e per la presenza di uno pseudo stipite di notevole lunghezza e di colora-zione giallastra. Il carpoforo è molto variabile nella forma da globoso a lobato, si può presentare in un unico esemplare o fascicolati in due o più esemplari. Il peridio misura 30-55 mm di diametro, all’inizio vagamente globoso, poi si apre in lobi abbastanza corti che disegnano una forma stellare, il peridio ha uno spessore di 2-4 mm e può essere liscio o può screpolarsi e mostrare una colorazione ocra-bruno della carne sottostante. Al taglio vira ad un colore vinoso. Lo pseudostipite può essere lungo fino a 120 mm, sempre ricco alla base di numerose ife miceliari. La colorazione esterna del carpoforo è giallo-viva poi bruno-aranciata. La gleba soda, prima bianca poi violaceo-olivastra, diviene polverosa a maturazione completa. Le spore di 9-14 micron sono globose, alveolato-aculeate. Cresce dall’inizio dell’estate nei boschi, o fuori da questi, profondamente interrato, in terreni sabbiosi, spesso con presenza di Pinus sp. ma anche di latifoglie tipiche delle dune consolidate.
Possibilita' di Scambio
È confondibile con Scleroderma polyrhizum anche se quest'ultimo risulta di notevoli dimensioni e provvisto di un peridio molto più duro e spesso.
Bibliografia
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 6, foto n. 2872;
Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1971, vol. 4, pag. 108, tav. 352;
Julich W. : Guida alla determinazione dei funghi, vol. 2°, Saturnia, Trento, 1989, pag. 480;
Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 165, tav. 203a;
Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol. 2, pag 647 n. 513;
Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d'Europe, Paris, 1994, pag. 108;
Rambelli A. e Pasqualetti M. : Nuovi fondamenti di micologia, Ed. Jaca Book spa, Milano, 1996, tav. 46b;
Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 276;
Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 3, pag. 1464;
Nonis U: : 500 funghi d'Italia e d'Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 461;
Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 610;
Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 577;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 544 n. 1527;
Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 80;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 8, pag. 56, n. 795.


Monografie:

Sarasini M. : Gasteromiceti epigei, A.M.B.- Fondazione Centro Studi Micologici, Vicenza, 2005, pag. 324.
(Gianfranco Sperati)
Scheda n. 386        -        Aprile 2013      -      Riferimento pag. 1728




SCLERODERMA VERRUCOSUM (Bull. ex Pers.) Persoon 1801



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Gianfranco Sperati
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Sinonimi:

Lycoperdon verrucosum
Bulliard, (1791), Lycoperdon defossum sensu Sowerby, 2005;
Volg.: Scleroderma verrucoso


Etimologia


Scleroderma
= pelle dura (dal greco skleròs = duro e  dèrma = pelle), per la durezza dell'in-volucro del corpo fruttifero (peridio).
Verrucosum = verrucoso, dal latino verrucosum per via delle verruche che rivestono la superficie del corpo fruttifero.


Sistematica


Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe:  Homobasidiomycetes, Subclasse:Gasteromycetideae, Ordine: Sclerodermatales, Famiglia:Sclerodermataceae, Genere: Scleroderma, Specie: verrucosum.


Commestibilità


Come tutti i funghi del genere Scleroderma, questa specie risulta tossica
e può provocare disturbi gastrointestinali anche gravi che si manifestano dopo un paio d'ore dal consumo.


Descrizione


Questa specie viene spesso scambiata con le vesce, errore questo che non dovrebbe essere possibile, in quanto le vesce, piccole o grosse che siano, allo stadio giovanile si mostrano sempre bianche, non hanno mai fasci miceliari alla base del gambo e soprattutto non hanno il peridio dello spessore degli scleroderma.
Carpoforo di 40-100 mm di diametro, di forma irregolarmente globosa, attenuato verso il basso, dalla cui base si dipartono dei ciuffi miceliari biancastri; peridio di circa 2 mm di spessore, alla base fino a 3,5 mm,; superficie del peridio di colore caffellatte o bruno pallido, a volte anche con tonalità rossastre, inizialmente liscio poi squamoso con tendenza a screpolarsi in verrucosità o pseudoareolature irregolari, più o meno rialzate e irregolari. A maturità il periodo si apre all'apice per permettere la dispersione delle spore mature.
La parte fertile, gleba, è carnosa nei primi stadi di sviluppo, di colore bianco-crema poi violacea, infine nerastra e marmorizzata, pulverulenta a completa maturazione, con odore sgradevolecomedigomma.
Le spore sono sferiche, aculeate e misurano 8-11,5 micron, di colore bruno-olivastre in massa.
Cresce preferibilmente su terreni sabbiosi e ricchi di sostanze nutritive, nei prati ma anche nei parchi e nei giardini con residui vegetali di latifoglie, in estate ed in autunno ed è piuttostocomune.


Possibilità di scambio.


È possibile confondere S. verrucosum con S. citrinum che però ha il colore della superficie giallo, squame più pronunciate e scure e un più consistente fascio miceliare alla base; ha spore simili, ma con diametro di 9,2-12 micron. Si può confondere anche con S. bovista ma oltre che per la mancanza del fascio miceliare questa specie si differenzia per le spore reticolate anziché aculeate.


Bibliografia


Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 3, pag. 49;
Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 7, pag. 136, n. 447;
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Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 384;
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Monografie:

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(Gianfranco Sperati)