Gomphidius

Scheda n. 077     -     Luglio 2009 - Riferimento n. 1615


G
OMPHIDIUS GLUTINOSUS (Sch. : Fr.) Fries

 


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Sinonimi

Volg. : Gonfidio glutinoso, Chiodello, Chiodetto.

Etimologia

Gomphidius = simile ad un chiodo (dal greco gomfos = chiodo e èidos = somigliante, simile);
glutinosus = glutinoso, vischioso

Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Homobasidiomycetes; Sottoclasse: Agaricomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Gomphidiaceae; Genere: Gomphidius; Specie: glutinosus.

Commestibilità

Commestibile dopo aver eliminato la cuticola del cappello ed aver asportato il glutine che ricopre il fungo e che possono rimanere indigesti.

Descrizione

L’aspetto di questo basidiomicete è sicuramente poco invitante, ricoperto com’è di una sostanza vischiosa ed appiccicaticcia alla quale il fungo deve la sua denominazione di specie.

Il cappello (fino a 12 cm. di diametro), spianandosi, da emisferico diviene convesso, talvolta un po’ depresso al centro o con un largo umbone ottuso. La cuticola, bruno violacea, appare ricoperta da una abbondante vischiosità, asportabile, che rende il cappello traslucido e brillante soprattutto con il tempo umido. Il margine pileico ha in genere tonalità più chiare ed è per lungo tempo involuto e solo tardivamente disteso. Sul cappello possono apparire piccole macchie nerastre.

Le lamelle sono spaziate, spesse, prive di anastomosi, cerose ed arcuate (caratteristica principale di tutti i Gonfidi). Passano da un colore bianco avorio ad una colorazione grigia-cerulea per farsi poi nerastre per sovrapposizione della polvere sporale. Anche le lamelle sono protette all’inizio da un velo di consistenza glutinosa ma effimera, tuttavia individuabile sul gambo nella zona sottostante alle lamelle.

Gambo centrale, cilindrico o di poco ingrossato alla base, è bianco latte nella parte immediatamente sottostante alle lamelle poi assume una colorazione giallastra con chiazzature nerastre per effetto del velo glutinoso al quale aderiscono le spore. Alla base può evidenziarsi una fiammatura giallastra.

La carne, dura e compatta in origine, diviene poi molliccia e spugnosa. Ha un colore biancastro, grigio-rosata sotto la cuticola del cappello, giallo cromo in corrispondenza della fiammatura. Odore insignificante, sapore un po’ acidulo ma gradevole.

Spore lisce, fusiformi o ellissoidali, di dimensioni 17 / 20 x 6,5 / 7 micron grigio-brunastre al microscopio ma bruno-nerastre nella sporata.

In estate e in autunno cresce in montagna, isolato o a gruppi di pochi esemplari, nei boschi di conifere, associato a Pino o a Peccio.

Possibilità di scambio

Un Gonfidio simile, analogamente commestibile, è il G. maculatus che ha colorazioni più rosate, ha il cappello con piccole macchie nere ed è simbionte esclusivo del Larice. Il G. mediterraneus si differenzia per il fatto di crescere in boschi termofili di latifoglie ed in ambienti tipicamente mediterranei. Nonostante il colore del cappello e la fiammatura giallastra della base del gambo, assai somiglianti a quelli del G. glutinosus, non riteniamo possibile lo scambio con un Suillus luteus o con Boleti di quest’ultimo gruppo che, come è noto, hanno una superficie imeniale costituita non da lamelle ma da tubuli e pori.


Bibliografia

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(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 134         -         Aprile 2010           -             Riferimento n. 1616

GOMPHIDIUS MACULATUS (Scop. : Fr.) Fries

 

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Sinonimi

Agaricus maculates Scopoli, Gomphydius gracilis (?) Berkeley & Broome.
Volg. : Gonfidio maculato, Chiodello maculato.


Etimologia

Gomphidius =
simile ad un chiodo (dal greco gomfos = chiodo e èidos = somigliante, simile);
maculatus = macchiato.


Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Homobasidiomycetes; Sottoclasse: Agaricomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Gomphidiaceae; Genere: Gomphidius; Specie: maculatus.


Commestibilità

Commestibile dopo aver  asportato il glutine che ricopre la cuticola del cappello che può rimanere indigesto. Diventa nero in cottura.


Descrizione

Molto simile al Gomphydius glutinosus (v. scheda n. 77), è un fungo, tipico delle abetaie di montagna, riconoscibile con facilità per le lamelle forcute e ramificate e per le macchioline nerastre individuabili sulla superficie del cappello. Alcuni Autori lo ritengono sinonimo di Gomphydius gracilis; altri considerano quest’ultimo una varietà del primo, caratterizzato da dimensioni molto più modeste.

Da prima emisferico, poi convesso ed infine disteso e talvolta un po’ depresso al centro, il cappello può arrivare ad avere un diametro di circa 8 centimetri. Margine a lungo involuto e sottile. La cuticola è lucida, glutinosa, di colore da grigio-rosato a rosa bruno, cosparsa di macchioline nerastre che tendono ad ingrandire fino a macchiare completamente la superficie pileica del carpoforo.

Le lamelle sono arcuate, spaziate tra di loro, forcate e intervallate da lamellule, decorrenti sul gambo, all’inizio biancastre ma tendenti ad arrossarsi al tocco e ad annerire in maturità.

Il gambo è cilindrico ma attenuato alla base, da sodo a fibroso e poi cavo, asciutto nella parte superiore, vischioso in quella inferiore, bianco all’inizio ma ben presto cosparso di goccioline che, essiccando, assumono colorazione brunastre, quasi nere mentre alla base il gambo tende ad assumere una colorazione giallo-cromo.

Carne piuttosto dura soprattutto nel gambo, bianca ma virante al rosa vinoso alla sezione ed annerente con l’età. Odore poco percettibile, sapore mite e dolciastro.

Spore ellissoidali, fusiformi, lisce, grandi (18 / 23 x  6 / 8) di colore olivastro al microscopio ma nere in sporata.

Fungo terricolo, simbionte esclusivo del Larice, cresce in estate o in autunno, isolato o in piccoli gruppi.


Possibilità di scambio.

Oltre a Gomphidius glutinosus, con il cappello color bruno-cioccolata (v. scheda n. 77), può essere ricordato il Gomphidius roseus dal colore rosato più o meno acceso. Gomphidius rutilus (= viscidus) e Gomphidius helveticus fanno ora parte del Genere Chroogomphus.


Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 315;

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 5, pag. 1137;

Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 113;

Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, vol.  1, tav.  674;

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Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l’Enseignement, Paris, 1967, pag. 102, n. 867;

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Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 1, foto n. 248;

Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpigan, 1971, vol. 3, pag. 234;

Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 236B;

Balletto C. Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 158;

Kuhner R. e Romagnesi H. : Flore analytique des champignons supèrieurs, Masson & C. Ed., Paris, 1974, pag. 45;

Moser M. : Keys to Agarics and Boleti, Roger Phillips, Londra, 1978, pag. 81;

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Lange J.E. : Flora agaricina danica, Ed. G. Bella, Saronno, 1994, pag.  514, tav.  161;

Becker G. : Champignons, Grundt, Paris, 1996, pag. 135;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 91;

Fluck M. : Quel est donc ce champignon? Nathan Ed., Paris, 1997, pag. 349;

Pacioni G. : Funghi, Orsa Maggiore Ed., Torriana (RN), 1998, pag. 234;

Gerhardt  E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 815;

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 587;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 2, pag.  875;

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Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 3, pag. 98,  foto  73;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 279;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 376;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 191;

La Chiusa L. : Il grande libro dei funghi d’Italia e d’Europa. DVE Italia s.p.a., Milano, 2007, pag. 98;

Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 516.

 

(Sandro Ascarelli)