Cortinarius

Scheda n.004 -           Settembre 2008           - Riferimenti n. 1093

 


CORTINARIUS VIOLACEUS
(L, : Fr.) S.F. Gray e C. HERCYNICUS (Pers.) M.M.Moser



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Sinonimi

Agaricus violaceus Linneo 1753, Agaricus araneosus violaceus Bulliard 1785, Agaricus hercynicus Persoon 1801, Inoloma violaceum Ricken 1912.

Volg. Cortinario violetto


Nomenclatura

Cortinarius = munito di una “cortina” a protezione delle lamelle,
violaceus =
di colore violetto,
hercynicus =
della Hercynia, regione montuosa e boscosa della Germania.


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetidae, Ordine: Cortinariales, Famiglia: Cortinariaceae, Genere: Cortinarius, Sottogenere: Cortinarius, Specie: violaceus, hercynicus.


Commestibilità

Commestibile ma di scarso valore.


Descrizione

Trattiamo congiuntamente di due entità tassonomiche che, secondo diversi Autori, si riferirebbero allo stesso fungo. E’ stato il Moser che recentemente ha elevato ad entità tassonomicamente autonoma il Cortinarius hercynicus che sinora era considerata una varietà o una sottospecie di Cortinarius violaceus (L.:Fr.) Fries, considerando il diverso habitat (Cortinarius hercynicus è tipico delle abetaie di montagna) e la differente misura delle spore, molto più piccole (10-13 x 8-9,5 micron) e meno affusolate di quelle di Cortinarius violaceus (13-16 x 7-8 micron). Microscopicamente, da un punto di vista morfologico, le due specie presentano caratteri identici e ciò che diremo per C. hercynicus può esattamente valere per C. violaceus, fatta eccezione per i diversi ambienti di crescita e per le apparenti dimensioni delle spore.

Fungo appariscente, di un bel colore violetto intenso, si presenta con un cappello a lungo convesso e con l’orlo involuto per appianarsi via via fino a distendersi completamente e raggiungere un diametro di circa 10 cm., conservando in alcuni casi un largo umbone centrale. Il rivestimento pileico è asciutto, opaco e rivestito da squamule concolori.

Anche le lamelle, adnate e sinuose, sono violette salvo poi sporcarsi di rosso ruggine per la sovrapposizione delle spore. Inizialmente le lamelle sono protette da un velo parziale costituito da sottili filamenti ialini che costituiscono la cortina. Appena il cappello comincia a distendersi, la cortina si distacca dall’orlo del cappello e ricade sul gambo: le spore rugginose rimangono appiccicate ai filamenti colorando la parte alta del gambo.

Il gambo, robusto, obeso e poi cilindrico è dello stesso colore del cappello, talvolta rugginoso nella sua parte alta a causa delle spore sovrapposte ai filamenti della cortina. Il gambo termina con un bulbo più o meno arrotondato.

La carne è soda all’inizio, poi di consistenza molliccia. Il colore è su tonalità viola ma meno intensa di quella della superficie esterna del carpoforo e tende a schiarire ulteriormente con l’età. O-

dore terroso misto a quello di cuoio di Russia o legno di cedro, sapore dolciastro.

Le spore sono subovoidali e rivestite da piccole spine tronco-coniche piuttosto spesse.

Mentre il, il C. violaceus sembra essere tipico dei boschi di latifoglie, C. hercynicus cresce in boschi di conifere e soprattutto di abete rosso

Benché sia dato come commestibile, l’odore e il sapore particolari non invitano al suo consumo.

 

Bibliografia

Poelt J. Und Jahn H. : Mitteleuropaische Pilze, Amburgo, 1965, pag. 1387;

Lange J.E. et M., Duperrex A., Hansen L. : Guide des champignons, Delachaux et Niestlè, Neuchatel (Svizzera), 1969, pag. 228, fig. 601;

Moser M. : Keys to Agarics and Boleti, Fischer Verlag, Stoccarda, 1978, pag. 350;

Moser M. : Guida alla determinazione dei funghi, Saturnia, Trento, 1980, vol 1, pag. 372;

Marchand A. : Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1981, vol. 7, pag. 44, pl. 619;

Blatto L. : Atlante fotografico dei funghi, U. Hoepli Ed., Milano 1982, pag. 116, tav. 97/B;

Konrad P. et Maublanc A. : Icones selectae Fungorum, G. Biella, Saronno, 1985, vol. 2, pl. 141,

Bon M. : Champignons d’Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 222;

Cetto B. : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1989, vol. 6, pag. 149, foto n. 2247;

Lemay D. e M. : Guida al riconoscimento dei funghi, Zanichelli, Bologna, 1989, pag. 102;

Buczacki S. & Wilkinson J. : Funghi d’Italia e d’Europa, Guide della Natura De Agostini – Collins – Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1990, pag. 132;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 2, pag. 862 , pl. 1187a;

Courtecuisse R. : Champignons de France et d’Europe, Delachaud et Niestlè, Parigi, 1994, pag. 324, fig. 1093;

Rambelli A. e Pasqualetti M. : Nuovi fondamenti di micologia, Ed. Jaca Book spa, Milano, 1996, tav. 32/C;

Pace G.: Il libro completo dei funghi, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1997, pag. 138, tav. 7/7;

Laessoe T. : Funghi, Ed. italiana, Fabbri, Milano, 1998, pag. 71;

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pl. 648, pag.479;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, pag. 176;

Zagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 295;

Gerhardt E., Vila J. & Llimona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcellona, 2000, pag. 665;

Courtecuisse R. : Champignons d’Europe, Delachaud et Nieslè, Losanna, 2000, pag. 480, pl. 648;

Papetti C., Consiglio G. & Simonini G. : Funghi d’Italia, A.M.B. Trento, 2000, vol. 1, pag. 176;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 5, pag. 142, pl. 151;

Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 295;

Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 2004, collez. 23, pl. 1115;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 398 n. 137;

Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M.
: Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 338 n. 917;

De Angelis A., Di Massimo G., Materozzi G.
: I funghi, ED. U. Hoepli, Milano, 2008, pag. 188;

Bielli E.
: Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 166.

Galli M.
: Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 2011, pag. 198, tav. 92;

Eyssartier G. & Roux P.
: Le guide des champignons, Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 752.


Monografie

Consiglio G., Antonini D. & Antonini M. : Il Genere Cortinarius in Italia, A.M.B. Trento, 2003, pag. B/197.


(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 027       -       Dicembre 2008       -       Riferimento n. 1193




CORTINARIUS IONOCHLORUS
Maire 1937


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Sinonimi

Cortinarius atrovirens subsp. ionochlorus (Maire) Vizzini & Gasparini, 2008


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomyceti-deae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Phlegmacium, Specie: ionochlorus


Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo che si estende dall'orlo del cappello al gambo;
ionochlorus = violetto (ion) e verde giallo (khloros) per il colore viola delle lamelle il colore verde oliva del cappello.


Commestibilità

Tossico.


Descrizione

Questo Cortinario fa parte della sezione Calochroi comprendente specie robuste con cappello colorato, gambo asciutto che termina in un bulbo smarginato e lamelle lilacine tendenti al verde.

Il cappello, inizialmente globoso-emisferico, tende poi a divenire piano o lievemente convesso; l'orlo è regolare e arrotolato su sé stesso. Può avere un diametro massimo di 10 cm.  La cuticola, brillante e vischiosa a tempo umido, è invece asciutta e opaca in condizioni atmosferiche di siccità; il suo colore è verde oliva con il centro più scuro, a causa di fibrille innate che si irradiano dal centro verso la periferia: conseguentemente verso l'orlo il cappello si presenta con colorazioni più chiare.

Il colore verde del cappello contrasta con il colore violetto delle lamelle che però tendono a diventare brunastre per sovrapposizione delle spore rugginose.

Il gambo è piuttosto basso e difficilmente supera in altezza il diametro del cappello. Anch'esso ha una colorazione giallo olivastra ma nella sua parte alta sono visibili i filamenti della cortina alla quale aderiscono le spore bruno-ruggine. Il gambo, cilindrico, sodo e asciutto, termina con un grosso bulbo marginato e con l'apice inferiore appuntito, avvolto da una bambagiosità miceliare gialla solforina.

La carne è inizialmente soda, giallo-zolfo nel gambo, con tonalità verdastre nel cappello. Odore pepato e sapore dolciastro.

Le spore hanno la forma di un limone, con poro germinativo spesso piegato, decorate da grosse verruche; misurano 9,5 / 10,5 x 5,5 / 6,5 micron. Sporata color ruggine.

E' un fungo simbionte che cresce nella tarda estate e in autunno, isolato o in colonie poco numerose nei boschi termofili di latifoglie, prediligendo le leccete litoranee.


Possibilità di scambio

La colorazione verdastra del cappello e la presenza di fibrille innate, radiali e scure, potrebbero richiamare alla memoria la Amanita phalloides, ma questa ha una silouette molto più slanciata, ha un anello costituito da un tessuto membranoso e reca, alla base del piede, una caratteristica volva di tipo sacciforme. Tra i Cortinari, la specie sopra descritta potrebbe confondersi con C. prasinus e con C. atrovirens che però non hanno lamelle lilacine ma con colorazioni giallo-olivastre.


Bibliografia

Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, vol. 4, tav. 624;

Romagnesi H: : Nouvelle Atlas des champignons, Bordas, France, 1970, vol. 3, tav. 216/A;

Kuhner R. e Romagnesi H. : Flore analytique des champignons supèrieurs, Masson & C. Ed., Paris, 1974, pag. 260;

Malencon G. & Bertault R. : Flore des champignons superieurs du Maroc, Inst. Scientifique Cherifien et Facultè des Sciences, Rabat, 1975, vol. 1, pag. 511, tav. 26 ;

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1975, vol. 4, foto n.1378;

Garau M., Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi, SAGEP, Genova, 1980, pag. 177;

Caussanel C., Delange Y., Joly P. & Margerie D. : Les champignons de Jean Henri Fabre, Citadelles, Paris, 1991, pag. 265, tavv. 72 e 73;

Brancato G. : Conoscere I funghi, G. Brancato Ed., Catania, 1991, pag.

Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 2 , pag. 1049 , tav. 1439;

Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 1993, collez. 12, scheda 559;

Courtecuisse R. & Duhem B. Champignons de France et d'Europe, Paris, 1994, pag. 338;

Rambelli A. e Pasqualetti M. : Nuovi fondamenti di micologia, Ed. Jaca Book spa, Milano, 1996,  tav. 31/C;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 2, foto 748;

Consiglio G., Antonini D. & Antonini M. : Il Genere Cortinarius in Italia, A.M.B. Trento, 2003, parte 1, scheda 81;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 292;

Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol.  5, pag. 103,  n. 473;

Eyssartier G. & Roux P. : Le guide des champignons, Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag.736.


(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 082 -   Agosto 2009 - Riferimento n. 1158





CORTINARIUS PRAESTANS
(Cordier) Gilet


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Sinonimi

Cortinarius Berkeley, Cortinarius torvus (secondo Kalchbrenner), Cortinarius largus (secondo Quèlet);

Volg. : Cortinario prestante.

Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo aracnoide che si estende dall’orlo del cappello al gambo;

praestans = prestante, imponente (dal latino).

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Phlegmacium, Sezione : Cumatiles , Specie: praestans.

Commestibilità

Dato come buon commestibile anche se a nostro giudizio conserva un sapore terroso.

Descrizione

Non lasciatevi ingannare da questo fungo che, visto da lontano, per le dimensioni, per la colorazione bruno-cioccolata del cappello, per il gambo biancastro e panciuto può sembrare un appetitoso “porcino”: vi sarà sufficiente raccoglierlo e rovesciarlo per notare che la superficie imeniale non è costituita da tubuli e pori ma da lamelle inizialmente protette da una cortina viola-argentata che presto si stacca dall’orlo pileico e ricade in filamenti sul gambo colorandolo di bruno-ruggine per sovrapposizione delle spore. Trattasi infatti di uno dei Cortinari di maggiori dimensioni come mette in evidenza la denominazione di specie, “praestans”, per il suo portamento maestoso.

Il cappello è da prima emisferico, poi convesso, raramente appianato e può arrivare ad avere un diametro superiore anche ai 25 cm. Carnoso, un po’ viscoso col tempo umido, presenta un margine prima fioccoso per residui del velo, poi nudo e radialmente striato. La superficie pileica ha colorazioni che vanno dal bruno-cioccolata al bruno rossiccio con tonalità violette, con caratteristiche piccole placche lilla-argento.

Le lamelle sono mediamente fitte, adnato-smarginate, larghe e panciute e col tagliente seghettato; hanno un colore biancastro sporco o grigiastro, con sfumature violette e tendenti a divenire di color ruggine con la maturazione delle spore.

Gambo inizialmente obeso, che si fa cilindrico in seguito e che progressivamente si dilata in un bulbo basale non marginato, un po’ radicante, di colore biancastro o ocra chiaro tendente a decorarsi di fibrille longitudinali e da residui membranosi del velo generale che disegnano il gambo, soprattutto al suo apice, con una serie di braccialetti sovrapposti biancastri con sfumature azzurrine.

Carne soda, compatta, bianca o crema con lievi tonalità lilacine. Odore molto lieve, fruttato, talvolta un po’ terroso; sapore gradevole, dolce. Reazione brunastra con l’idrossido di potassio.

Il microscopio mette in evidenza delle spore a forma di limone, rivestite da grossolane verruche, e misuranti 15 / 18,5 x 8 / 9,5 micron.

Cortinarius praestans cresce talora in più esemplari dalla tarda estate all’autunno, su suoli prevalentemente calcarei di boschi di latifoglie (quercie, faggi, castagni) o misti a conifere (abeti). E’ un fungo abitudinario perché si ritrova spesso, da un anno all’altro, nelle stesse stazioni di crescita.

Possibilità di scambio

Pur non possedendo le dimensioni notevoli del C. praestans, molti Cortinari del gruppo dei Phlegmacium hanno taglie grandi. La specie più somigliante pare essere C. cumatilis, più piccola del C. praestans, che cresce esclusivamente nei boschi di conifere, in alta montagna.

Bibliografia

Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, vol. 4, tavv. 606 e 607 ;

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Balletto C. Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 324;

Schlitter J. : Funghi, Ed. Silva, Zurigo, 1972, vol 1, pag. 56

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Aguardi A., Lucchini G., Riva A e Testa E. : Funghi e boschi del Canton Ticino, Ed. Credito Svizzero, 1987, vol. 1, pag. 164;

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Lemay D. e M. : Guida al riconoscimento dei funghi, Zanichelli, Bologna, 1989, pag. 100;

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Brancato G. : Conoscere I funghi, G. Brancato Ed., Catania, 1991, pag. 68;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 2, pag, 980, foto 1175 ;

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Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 155;

Becker G. : Champignons, Grundt, Paris, 1996, pag. 266;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 172, Iconografia n. 255;

Sitta M. : Funghi epigei spontanei, CISNIAR, Modena, 1997, pag. 108;

Dickinson C. e Lucas J. : Conoscere i funghi, Il Mosaico, Novara, 1997, pag. 188;

Pace G.: Il libro completo dei funghi, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1997, pag. 138, tav. 7/2;

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Pacioni G. : Funghi, Orsa Maggiore Ed., Torriana (RN), 1998, pag. 182;

Gerhardt E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 680;

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 498, foto 643;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 206;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 5, pag. 194, foto 230;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 212;

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Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 296;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 410, scheda 142;

Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 138.

Monografie

Bertaux A. : Les Cortinaires, Ed. Lechevalier, Paris, 1966, pag. 58, n. 68, tav. IX;

Consiglio G., Antonini D. & Antonini M. : Il Genere Cortinarius in Italia, A.M.B. Trento, 2003, B 117.

(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 050      -      Aprile 2009       -       Riferimento n. 1201




CORTINARIUS TRIVIALIS
Lange

 

 

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Sinonimi

Agaricus trivialis, Cortinarius collinitus (secondo alcuni Autori), Cortinarius mucosus (secondo Bulliard), Cortinarius mucifluus (secondo Fries, Kauffman e Ricken).

Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo che si estende dall'orlo del cappello al gambo; 
trivialis = triviale, comune, frequente.

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinariales, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Myxacium, Sezione : Myxacium o Defibulati, Specie: trivialis.

Commestibilità

Non commestibile

Descrizione

Le numerose specie ascritte al Genere Cortinarius sono state suddivise in sottogeneri a seconda del cappello o del gambo asciutti, sericei oppure più o meno viscosi. Il C. trivialis, fungo frequente e crescente sotto latifoglie a varie altezze, appartiene al subgenere Myxacium, che comprende carpofori che presentano vischiosità tanto sul cappello quanto sul gambo. Il fungo in esame è facilmente identificabile per le vistose bande anulariformi che decorano la parte inferiore dello stipite e che sono dovute alla non omogenea frammentazione della diversa composizione di due veli generali sovrapposti: uno di natura glutinosa, l'altro invece membranoso.

Il cappello è, nel fungo giovane, emisferico o conico, poi si distende e si appiana dotandosi tuttavia di un largo e basso umbone; il margine è uniforme, involuto, un po' ondulato. La cuticola, ricoperta di vischiosità, appare liscia, brillante, di colore bruno o nocciola talvolta con tonalità olivastre. Le sue dimensioni variano dai 5 ai 10 centimetri.

Le lamelle sono mediamente fitte, adnate-uncinate, intervallate da lamellule, difficilmente forcate ma talvolta unite da qualche anastomosi. Inizialmente grigiastre con sfumature violette, divengono poi brunastre-rugginose per sovrapposizione delle spore.

Gambo slanciato ed alto fino a 15 cm., cilindrico, poco attenuato alla base, pieno e sodo ma midolloso in maturità, bianco nella parte alta in prossimità delle lamelle poi brunastro e decorato da braccialetti circolari a bande più o meno scure, vischiosi. Al momento della sporulazione appare, al di sotto delle lamelle, una zona rugginosa dovuta al distacco della cortina filamentosa sulla quale si depositano le spore.

La carne è soda e compatta all'inizio, poi fibrosa e midollosa nel gambo, bianco-crema nel cappello, ocraceo-brunastra nel gambo. Odore non apprezzabile, sapore dolciastro.

Spore ellissoidali, appuntite alla sommità, ornate da grossolane verruche ottuse, color fulvo su fondo giallo chiaro, 11,5 / 14 x 7 / 8,5 micron. Sporata color mattone.

Diffuso nei boschi di latifoglie, predilige suoli argillosi, silicei. Cresce in colonie di numerosi esemplari dalla fine dell'estate all'autunno inoltrato.

Possibilità di scambio.

Nonostante qualche confusione tassonomica (v. sopra in "sinonimi"), C. trivialis, così come descritto da Jakob E. Lange, va tenuto distinto da altre specie vicine come C. collinitus, C. mucosus e C. integerrimus che però sono prive di decorazioni a bande anulari sul gambo e sono associate alle aghifoglie. Solo un piccolo Cortinarius, il C. collinitusparvus ha un gambo simile a quello del C. trivialis ma il colore del cappello, simile a quello del C. collinitus, è molto più aranciato.


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(Sandro Ascarelli)

 

Scheda n. 126       -       Febbraio 2010        -        Riferimento 1160

CORTINARIUS CALIGATUS Malençon

 

Cortinarius caligatus-2.jpg

 

 

 

 

 

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Sinonimi

Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo che si estende dall’orlo del cappello al gambo; 
caligatuss = calzato, con gli stivali  (dal latino caliga = calzatura militare).

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Phlegmacium, Sezione : Phlegmacium , Specie: caligatus.

Commestibilità

Commestibile mediocre

Descrizione

Tra i Cortinari ascritti alla sezione Phlegmavium, aventi quindi la superficie del cappello viscida, la base del gambo non bulbosa ed una cortina ocra rossastra, ve ne sono alcuni che, come il C. caligatus hanno lo stipite rivestito, nella zona inferiore, da anelli o “braccialetti”, costituiti dalla dissociazione di un velo squamuloso disposto sul gambo come una armilla ascendente. Il C. caligatus però, oltre ad avere questa tipica ornamentazione vagamente somigliante ad uno stivale, possiede anche delle lamelle di un bel colore violetto. Le due caratteristiche ci consentono di identificare il C. caligatus con una certa facilità, nonostante esso sia un fungo poco comune.

Cappello da emisferico a convesso-appianato, talvolta con un lieve umbone nel mezzo della depressione centrale e con il margine arrotondato o ricurvo verso il basso. Può giungere ad un diametro di una decina di centimetri circa. La cuticola è vischiosa, lucente, pellicolare, facilmente ed interamente asportabile grigio- rossastra o fulva con riflessi violetti, più scura al centro da dove si dipartono alcune fibrille radiali.

Le lamelle, ampie ma piuttosto fitte ed intervallate da lamellule, hanno le due facce che da grigio lilla chiaro tendono a diventare brunicce ma il tagliente rimane a lungo di un bel colore violaceo.

Il gambo è sodo e può raggiungere un’altezza anche superiore ai 10 centimetri. E’ cilindrico ma tende ad essere rastremato alle due estremità. La superficie è bianca e sericea nella parte superiore e decorata, nei due terzi inferiori, da tracce di velo disposte a ghirlanda di colore ocra giallastro, via via più scure verso la base, La cortina è bianca e consistente.

Carne dura e compatta, biancastra con sfumature lilacine sotto la cuticola e verso la corteccia del gambo. Odore debole, erbaceo, poco gradevole; sapore mite, dolciastro. Con l’idrossido di potassio la carne si macchia di bruno.

Le spore (8,5 / 11,5 x 6 / 7 micron) sono amagdaliformi, ornate da minuscole e rade verruche. Sporata bruno-ruggine.

Da ottobre alla fine di novembre si può trovare, isolato o in pochi esemplari, nei boschi mediterranei di latifoglie (soprattutto sughere, lecci e cisti), su terreno calcareo-

 

Possibilità di scambio

La colorazione ocra-rossiccia della superficie pileica, quella vistosamente violetta del filo delle lamelle ed il particolare ambiente di crescita sono elementi che servono a distinguere C. caligatus da C. crustulinicolor che ha il cappello ricoperto da fitte squamule, e da C. crustulinus il cui gambo è completamente ricoperto da cerchi di velo anuliforme. Altri Phlegmacium con il gambo rivestito da squame anulari sono il C. aphiopus, il C. cliduchus, il C. claricolor, il C. triumphans che però non hanno lamelle violette ma di un altro colore.

 

Bibliografia


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Monografie:

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(Sandro Ascarelli)