Coprinus

Scheda n. 044     -     Marzo 2009      -      Riferimento n. 772




COPRINUS COMATUS
(Mull. : Fr.) Persoon





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Sinonimi

Coprinus porcellanus,
Volg: Coprino chiomato.

Etimologia

Còprinus = attinente lo sterco (dal greco kòpros = sterco),
comatus = con la chioma (dal latino comatus) per le squame filamentose che rivestono la superficie del cappello come riccioli di una chioma.

Sistematica

Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidio-mycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Coprinaceae, Genere: Coprinus, Sezione: Coprinus, specie : comatus.

Commestibilità

Ottimo e delicato commestibile, anche crudo, a condizione che le lamelle siano ancora perfettamente bianche; non è più consumabile quando la lamelle cominciano, dal loro apice, a diventare rosate. Per questo il fungo va consumato nel più breve tempo possibile dal momento della sua raccolta: per prolungare (ma di poco) la conservazione del carpoforo, si può staccare il gambo dal fondo del cappello. Apprezzabile, saltato in padella con una noce di burro.

Descrizione

Il C. comatus è da prima ovoidale-oblungo, poi assume l'aspetto di un siluro (o di una supposta) rimanendo il cappello aderente al gambo. La superficie pileica è bianca, presto ocracea al disco, e rivestita di squamette filamentose brune che tendono a rialzarsi come a formare dei riccioli (da cui la denominazione "comatus"). Il fungo può nel suo complesso raggiungere anche i 30 cm. di altezza.

Le lamelle, fitte e libere, permangono parallele al gambo e sono bianco-candide ma ben presto iniziano a colorarsi dal loro apice, di rosa, poi, di viola e infine divengono nerastre e deliquescenti ed il fungo intero si disfa in un liquido nero simile ad inchiostro.

Il gambo è bianco, internamente cavo, quasi interamente nascosto dal cappello che lo ricopre in buona parte. E' munito di un minuscolo anello destinato presto a sparire.

C. comatus ha la particolarità di nascere, in primavera e in autunno, quasi contemporaneamente in diverse stazioni ed in colonie numerose. Terricolo, eterogeneo, saprotrofo, predilige quindi terreni morbidi, sabbiosi o calcarei, ben concimati e si ritrova con frequenza lungo i bordi dei sentieri o nei prati adibiti al pascolo del bestiame. Nonostante il nome di genere (Còprinus) indichi la predilezione di questo fungo per la nascita su escrementi, naturalmente pastorizzati, esso è assolutamente sterile e quindi commestibile.

Carne bianca, tenera nel cappello, fibrosa nel gambo; odore e sapore tenui e gradevoli, come di nocciola.

Spore ellissoidali, con evidente poro germinativo, prive di ornamentazioni, ialine o opache (10/15 x 7/8,5 micron), Sporata nerastra.

Possibilità di scambio.

Tra i Coprini il C. comatus è l'unico a poter essere tranquillamente consumato. La particolare conformazione della sua superficie pileica dovrebbe essere sufficiente ad identificarlo con sicurezza. Si segnalano peraltro alcune specie prossime, mediamente molto più piccole, come C. ovatus , con cappello rivestito di scaglie concentriche e col margine striato le cui lamelle passano direttamente dal bianco al nero senza passare per le colorazione intermedie rosa-violacee, C. sterquilinus, solitario o a piccoli gruppi direttamente su sterco, caratterizzato da spore di grandi dimensioni, C. vosoustii, non deliquescente e fornito di una calotta che si fraziona in forma di stella.

Bibliografia

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Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 307;

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 5, pag. 1079;

Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 53;

Cavara F. : Funghi mangerecci e funghi velenosi, Ed. Hoepli, Milano, 1897, pag. 121;

Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, vol. 5, tav.  874;

Bernardin Ch. : Soixante Champignons Comestibles, Weick, Saint-Diè. 1903, pag. 105, tav. 9;

Ricken A. : Die Blaetterpilze (Agaricaceae), Ed. T.O.Weigel, Lipsia, 1915, ristampato da M. Candusso, Saronno, 1980, pag. 51, n. 179,  tav. 20, fig. 1;

Rea C. : British Basidiomyceteae, Cambridge, 1922, pag. 499;

Michael E. e Schulz R: : Fuhrer fur Pilzfreunde, Verlag von Quelle & Meyer, Lipsia, 1933, vol. 1, pag. 57;

Moreau F. : Les champignons, Paul Lechevalier Ed., Paris, 1953, pag. 1910, fig. 1211;

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Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol.  1, pag. 284;

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Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 4 , pag. 228, foto 270;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 185, figg. 68 e 184;

Nonis U: : 500 funghi d'Italia e d'Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 78

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 185;

Phillips R: : Les champignons du Quèbec, Ed. Broquet, Ottawa, 2002, pag. 204;

Mazza R. : Funghi commestibili e velenosi a confronto, RCS Libri s.p.a., Milano, 2002, pag. 184;

A. Testi : Funghi d'Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 326;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 350;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 513;

Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 188;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 330;

Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 143.

 

(Sandro Ascarelli)

 

Scheda n. 099      -      Novembre 2009      -      Riferimento n. 780





COPRINUS PICACEUS (Bull. : Fr.) S.F.Gray

Coprinus picaceus-3.jpg









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Sinonimi

Volg. Fungo dell’inchiostro

Etimologia

Còprinus = attinente lo sterco (dal greco kòpros = sterco, letame),
picaceus =  attinente le gazze (dal latino pica = gazza), per i colori bianco e nero come quello delle gazze.

Sistematica

Regno fungi, divisione Amastigomycota, subdivisione Basidiomycotina, classe Homobasidiomycetes, sottoclasse  Agaricomycetideae, ordine Agaricales, famiglia Coprinaceae, genere Coprinus, sottogenere Coprinus, sezione Picacei, specie  picaceus.

Commestibilità

Non commestibile

Descrizione

Coprinus picaceus
è un fungo di media altezza, slanciato, che attira l’attenzione per l’elegante livrea nerastra ricoperta di placche biancastre.

Come Coprinus comatus (v. scheda n. 44), anche C. picaceus si presenta con un cappello cilindrico-ovoidale, in seguito leggermente campanulato. All’inizio è interamente ricoperto dal velo generale bianco che presto tuttavia si dissocia lasciando intravedere la colorazione brunastra della superficie pileica. In maturità tale colorazione tende a divenire nerastra mentre il velo si frantuma disponendosi in placche bianche, facilmente asportabili.

Ricordiamo che il genere Coprinus annovera carpofori che hanno la particolarità di non essere marcescenti ma di terminare il loro ciclo, disfacendosi in una poltiglia nera che si disperde nel terreno e si diffonde con le prime piogge.

Le lamelle permangono parallele al gambo e sono fitte, piuttosto ventricose, libere; da bianco candido divengono rosate ad iniziare dalla parte marginale del cappello per poi imbrunire  fino a divenire nere e andare in deliquescenza sotto forma di grosse gocciole di liquido scuro.

Il gambo può raggiungere un’altezza di 15 cm. , cilindrico, di poso bulboso alla base, fragile perché internamente cavo, bianco, glabro o al massimo con una leggera pruina nella parte alta.

Carne deliquescente, sottile, fragile, cinerea nel cappello, bianca nel gambo. Odore iniziale nullo, poi come di bitume, sgradevole.

Le spore sono nerastre in massa. Ellissoidali o ovali, lisce e prive di qualsiasi forma di ornamentazione, misurano 15 / 19 x 10 / 12 micron. Molto evidente il poro germinativo.

Isolato o in colonie di pochi esemplari, si può trovare in estate o in autunno in boschi caldi di latifoglie. Essendo fungo saprotrofo il suo substrato è costituito da deiezioni animali in disfacimento.

Possibilità di scambio

Anche se ha, più o meno, la stessa taglia non è facile confonderlo con C. comatus perché quest’ultimo è completamente bianco ed il velo generale si fraziona in squamette rialzate che vagamente ricordano i riccioli di una chioma. La maggior parte degli altri Coprini hanno dimensioni nettamente inferiori.

Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 308;

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 5, pag. 1085;

Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 50;

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Konrad P. & Maublanc A. : Icones selectae fungorum, Lechevalier, Paris, 1985,  pag. 67,  tav. 36I;

Reid D. : I funghi, Ed. Vallardi, Lainate (Mi), 1986, pag. 67;

Pandolfi M. e Ubaldi D. : Guida ai funghi d’Italia e d’Europa, F. Muzio Ed., Padova, 1987, pag. 157;

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Chaumeton H: : I Funghi, Ed. G. Mondadori, Milano, 1988, pag.  269;

Lemay D. e M. : Guida al riconoscimento dei funghi, Zanichelli, Bologna, 1989, pag. 97;

Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 127;

Buczacki S. & Wilkinson J. : Funghi d’Italia e d’Europa, Guide della Natura De Agostini – Collins – Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1990, pag. 152;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 2, pag, 545, foto 786 ;

Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 1, pag. 214, foto  285;

Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol. 1, pag. 267, foto 193;

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Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag.147;

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Jordan M. : The Enciclopedia of Fungi of Britain and Europe, David & Charles, Devon, 1995, pag. 235;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 191, Iconografia n. 297;

Dickinson C. e Lucas J. : Conoscere i funghi, Il Mosaico, Novara, 1997, pag. 184;

Fluck M. : Quel est donc ce champignon? Nathan Ed., Paris, 1997, pag.  313;

Pacioni G. : Funghi, Orsa Maggiore Ed., Torriana (RN), 1998, pag. 228;

Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag.  175:

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 465, foto 400;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 2, pag.  808;

Hagara L., Antonin V. &  Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 253;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol.  4, pag. 246, foto  297;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 79;

A. Testi : Funghi d’Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 127;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 352;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 516;

Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 186;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, scheda n.  334.

 

(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 160          -        Luglio 2010        -         Riferimento n. 774





COPRINUS ATRAMENTARIUS (Bull. : Fr.) Fries

 

Coprinus atramentarius 2.jpg
Foto G. Sperati








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Sinonimi

Agaricus atramentarius Bulliard, Pselliophora atramentaria Karsten,
Volg: Fungo dell’inchiostro, Coprino atramentario.


Sistematica

Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Coprinaceae, Genere: Coprinus, Sezione: Atramentarii, specie : atramentarius.


Etimologia

Còprinus = attinente lo sterco (dal greco kòpros = sterco),
atramentarius = attinente l’inchiostro (dal latino atramentus = inchiostro) per le lamelle che si liquefano in gocciole nere.


Commestibilità

Commestibile ma a condizione di non consumare alcolici almeno per i tre giorni successivi. L’interazione delle sostanze contenute nel C. atramentarius con bevande alcoliche può provocare l’ effetto Antabuse, cioè una sindrome dismetabolica che comporta dilatazione dei vasi sanguigni del viso e del cuoio capelluto, con arrossamento e prurito, tachicardia, ipotensione, vertigini, nausea, vomito.


Descrizione

Alla luce di quanto esposto a proposito della commestibilità di questo fungo, di fronte all’alternativa tra un piatto di C. atramentarius ed un buon bicchiere di vino, non potrei far altro che consigliare la seconda soluzione, tanto più che i carpofori di C. atramentarius non hanno certamente un aspetto invitante anche perché le lamelle tendono presto ad andare in deliquescenza trasformandosi in una sorta di inchiostro nerastro che, nel corso del Medio Evo, veniva usato per scrivere sulle pergamene.

Il cappello, inizialmente ovale, diviene poi conico-convesso, quasi mai disteso e piano, con un diametro variabile tra i quattro e gli otto centimetri. Il margine rimane revoluto, lobato corrugato e striato. La superficie pileica ha una colorazione di fondo grigiastra, più o meno scura ed è ricoperta da squamette appressate, più fitte al centro, ocra rossastre.

L’imenio è  costituito da lamelle libere, ventricose, fitte, disposte verticalmente e quindi parallelamente al gambo, da prima biancastre, poi grigio cenere e infine nerastre soggette a deliquescenza e cioè destinate a dissolversi in un liquame scuro simile all’inchiostro.

Il gambo può raggiungere i 15 cm. di altezza, cilindrico, a volte appena ingrossato alla base, ben presto cavo, bianco e liscio nell’esemplare giovane, poi ricoperto di fibrille colorate nel punto di intersezione del gambi col cappello. Tracce poco evidenti di un velo parziale possono rinvenirsi nella parte inferiore dello stipite, residuo di un anello molto labile e caduco.

Carne sottile, fragile, bianca poi viola-nerastra. Odore tenue e gradevole, sapore dociastro.

Spore amagdaliformi o ellittiche, lisce, di dimensioni 8 / 11 x 5 / 6,5 micron, con poro germinativo centrale, grigio brunastre all’osservazione microscopica, nere in massa.

Comune nei prati, nei parchi, nei giardini o nelle radure aperte dei boschi dove cresce, cespitoso, su residui interrati di legno, sovente ai piedi del tronco. E’ facile reperirlo dopo piogge abbondanti, dalla primavera al tardo autunno.


Possibilità di scambio.

Alla medesima sezione degli Atramentarii appartengono il C. alopecia, molto simile al C. atramentarius ma che cresce prevalentemente sotto quercie ed ha spore molto più piccole, il C. acuminatus il cui carpoforo di dimensioni mediamente ridotte possiede un cappello acuminato le cui striature si estendono fin quasi al centro del cappello, il C. erythrocephalus i cui colori pileici tendono al rosso corallo.


Bibliografia

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(Sandro Ascarelli)

 

 

Scheda n. 144           -          Maggio 2010           .           Riferimento n. 769






COPRINUS MICACEUS (Bull. : Fr.)  Fries



Coprinus micaceus 4.jpg











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Sinonimi

Agaricus micaceus Bulliard.
Volg. Fungo dell’inchiostro


Etimologia

Còprinus = attinente lo sterco (dal greco kòpros = sterco, letame),
micaceus =  attinente la mica (dal latino mica = granulo, corpuscolo) che ricopre il cappello.


Sistematica

Regno fungi, divisione Amastigomycota, subdivisione Basidiomycotina, classe Homobasidiomycetes, sottoclasse  Agaricomycetideae,  ordine Agaricales,  famiglia Coprinaceae, genere Coprinus, sottogenere Micaceus, sezione Micacei, specie  micaceus.


Commestibilità

Non commestibile. Anche se in maniera meno accentuata, può provocare gli stessi effetti del C. atramentarius (sindrome coprinica, effetto Antabus) se ingerico unitamente a sostanze alcoliche.


Descrizione

Coprinus micaceus si può considerare il “capostipite” di una sezione (Micacei) che annovera carpofori di piccole dimensioni col il cappello privo di setole ma con il velo generale che si dissocia in minuscoli granuli farinosi o fioccosi, simili a piccoli frammenti di mica, asportabili e caduchi.

Il cappello, poco carnoso, conserva a lungo la sua forma ovale e campanulata e le sue dimensioni non superano mai il diametro di 4 o 5 centimetri. La cuticola è di color marrone, più o meno intenso, sovente più scuro al centro, coperto da labili granulazioni bianche e lucenti che sembrano conferire al cappello una specie di incipriatura. Il margine è striato, solcato ed infine fessurato.

Lamelle fitte e serrate, ascendenti e annesse al gambo.  Inizialmente bianche, poi grigio brune, diventano infine nerastre e si disciolgono in gocciole nerastre (fenomeno della deliquescenza).

Gambo alto una decina di centimetri, quasi subito cavo, molto spesso incurvato, cilindrico ma con la base un pochino più larga, ricoperto da una pruina bianca e sericea più evidente nella parte alta e scurente verso la base.

Carne esigua e fragile, biancastra. Non si rinvengono né odori né sapori particolari.

Spore amagdaliformi, quasi ellittiche ma allungate in prossimità del poro germinativo,  lisce. 7,4 / 10 x 4,5 / 6, bruno scuro al microscopio, quasi nere in massa.

Abbastanza comune da maggio a novembre, cresce in colonie mediamente cespitose, saprotrofo su legno in decomposizione, su ceppaie ormai morte, su radici interrate, nei boschi, nei parchi, nei giardini e nelle serre.


Possibilità di scambio

C. micaceus è difficilmente distinguibile da C. truncorum che differisce per mancanza di setole sul gambo, per le granulazioni non bianche ma piuttosto grigiastre sulla cuticola del cappello e per le spore un poco più arrotondate. C. xanthothrix, C. domesticus e C. radians sono specie lignicole.


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(Sandro Ascarelli)

 

Scheda n. 251           -          Agosto 2011          -           Riferimento n. 766

COPRINUS DOMESTICUS (Bolt. : Fr.)  S.F.Gray

 

Coprinus domesticus GS_001.jpg Foto  S. Ascarelli










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Sinonimi

Agaricus domesticus Persoon, Fries;  Coprinus similis Berkeley e Broome.

Volg. Coprino domestico.

Etimologia

Còprinus = attinente lo sterco (dal greco kòpros = sterco, letame),

domesticus =  domestico, di casa (dal latino).

 

Sistematica

Regno  Fungi, Divisione Amastigomycota, Subdivisione Basidiomycotina, Classe Homobasidiomycetes,  Sottoclasse  Agaricomycetideae,  Ordine Agaricales,  Famiglia Coprinaceae, Genere Coprinus, Sottogenere Micaceus, Sezione Domestici, Specie  domesticus.

Commestibilità

Non commestibile.

 

Descrizione

Il Genere Còprinus comprende ricettacoli fimicoli o lignicoli, effimeri, con  lamelle libere che in maturità si dissolvono in un liquido nerastro, poco carnosi, con gambo a volte anellato e cappello quasi sempre striato. Vi si ascrivono circa duecento specie europee che talvolta riesce difficile distinguere sen-za  un’accurata analisi microscopica.

Nel sottogenere Micaceus vi sono Coprini il cui cappello è rivestito di un velo presto dissociato in granulosità farinose o fioccose (simili alla mica).

Come C. micaceus (v. scheda n. 144) e C. radians, i carpofori di C. domesticus hanno dimensioni alquanto piccole. Il cappello, inizialmente ovoide, rimane campanulato anche in maturità con margine revoluto con striature estese ed evidente. Il colore di fondo varia dal biancastro al crema pallido, con una macchia più scura, rugginosa o brunastra al centro. La superficie pileica è ricoperta da un velo che si dissocia in squamule granulose, aguzzs, biancastre o color camoscio.

Le lamelle, libere e adnate al gambo, ventricose, sono bianche all’inizio, poi bruno porpora e infine nere per sovrapposizione delle spore. In maturità vanno in deliquescenza e cadono sotto forma di gocciole d’inchiostro.

Il gambo è alto circa 10 cm., cilindrico ma attenuato verso l’alto e bulboso alla base; la superficie è fioccosa negli esemplari giovani, poi si fa fibrillosa e liscia, biancastra.

La carne è poco consistente, acquosa, fragile, bianco ocracea, priva di odore e sapore particolari. Spore ellittico-ellissoidi, lisce, con poro germinativo evidente; misurano 7 / 10 x 3,5 / 5 μm.

Comune, cresce dalla primavera all’autunno, dopo piogge abbondanti, su legno morto di latifoglie (a volte interrato) in ampie colonie e predilige terreno ben concimato: per quest’ultima ragione non è infrequente trovarlo in città nei luoghi frequentati dai cani.

 

Possibilità di scambio

Forse la colorazione ocracea o fulva del cappello e quella bruno rossiccia del micelio potrebbero essere un buon indizio per tenere separato il C. domesticus da altri Coprini del sottogenere Micacei; la certezza di una corretta determinazione, tuttavia, può raggiungersi soltanto con osservazioni microscopiche o attraverso esame di reazioni chimiche.

 

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(Sandro Ascarelli)