Pulveroboletus

Scheda n. 391      -      Aprile 2013      -      Riferimento n. 1630





PULVEROBOLETUS HEMICHRYSUS (Berk. & Curt.) Singer 1961





pulveroboletus_hemichrysus_gs1_20130507_1795269291.jpg









Foto G. Sperati

clicca sulla foto per ingrandirla e vedere altri funghi dello stesso Genere



Sinonimi

Boletus sulfureus Fries (1838), Boletus sphaerocephalus Barla (1859), Boletus hemichrysus Berkeley & M.A.Curtis (1873), Ceriomyces hemichrysus (Berk. : M.A.Curtis) Murril (1909), Boletus sulphureus f. silvestris Kallenbach (1924), Boletus lignicola Kallenbach (1929), Pulveroboletus lignicola (Kallenb.) Pilàt (1965), Buchwaldoboletus lignicola (Kallenb.) Pilàt (1969), Buchwaldoboletus hemichrysus (Berk. : M.A.Curtis) Pilàt (1969).


Etimologia


Pulveroboletus = boleto polveroso (dal latino pulverulentus = polveroso, ricoperto di polvere e boletus = boleto) per la cuticola pruinosa del cappello,
hemichrysus = per metà d'oro, dorato (dal greco hèmi = a metà, per metà e khrusòs = oro).


Sistematica


Regno: Fungi; Divisione: Eumycota;  Sottodivisione: Basidiomycota;  Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae;  Ordine: Boletales;  Famiglia: Boletaceae;  Genere: Pulveroboletus, Specie: hemichrtsus.


Commestibilità

Commestibile molto mediocre e comunque da proteggere per la sua rarità.


Descrizione

La caratteristica costante di questa Boletacea, per la quale il micologo cecoslovacco Albert Pilàt creò prima il Genere Pulveroboletus e poi il Genere Buchwaldoboletus, è la circostanza di nascere sempre su legno marcescente di alcune piante e, in particolare, su ceppaie o radici di Pino domestico (Pinus pinea) o, a livello di suolo, nelle immediata vicinanza di ceppi o sulla segatura. Conseguentemente P. hemichrysus pare essere l'unico Boleto ad avere un habitat lignicolo. Non si giustifica quindi il fatto che in dottrina siano state proposte, nonostante la rarità della specie, tante diverse definizioni che i più moderni Autori tendono a considerare non come taxon autonomi ma solo come vari, diversi sinonimi, senza quindi tener conto sia delle lievi, leggere differenze cromatiche del cappello, sia delle varie forme , dimensioni e tonalità di colore del gambo. Sulle differenze, a suo giudizio più presunte che reali, Carlo Luciano Alessio ha condotto uno studio analitico pubblicato nel 1882 su Micologia Italiana anno XI°, pag. 5, e, nel 2911, ad analoghe conclusioni pervengono i micologi statunitensi Beatriz Ortiz-Santana ed Ernst E. Both nel loro saggio A preliminary survey of the Genus Buchwaldoboletus pubblicato nel Bulletin of the Buffalo Society of Natural Science, vol. 40.
Il cappello, all'inizio emisferico, tende a divenire convesso ma mai completamente appianato e, a maturità, può arrivare ad avere un diametro di circa 15 centimetro. Carnoso ma con una consistenza molliccia, possiede un margine incurvato e involuto. La cuticola è asciutta, vellutata e pruinosa negli esemplari giovani, comunque mai vischiosa, tendente a screpolarsi con tempo asciutto. Il colore varia dal giallo zolfo fino al giallo ocra e al marrone con sfumature aranciate nel fungo maturo. Spesso la cuticola è ornamentata da irregolari fibrille più scure
La superficie imeniale è composta da tubuli piuttosto corti, adnati, di colore da giallo vivo a bruno rossastri, che al tocco virano al verde-azzurro; terminano in pori piccoli, irregolari, concolori.
Gambo dapprima un po' panciuto ma in seguito slanciato, quasi cilindrico, con base appuntita, fibrilloso o fioccoso, con colori assai prossimi a quelli del cappello ma volgenti al bruno ruggine nella parte inferiore.
Carne tenera e un po' molliccia, gialla e virante all'azzurro alla sezione al di sopra dei tubuli e al rosso bruno verso il piede. Vira al rosso-bordeaux a contatto con idrato di potassio (KOH). Odore indistinto, sapore acidulo e dolciastro.
Spore lisce, ellissoidali, 5,5 / 11 x 3,5 / 5 μm. Sporata bruno olivastra.
Specie saprofita del legno, cresce isolato o in piccoli gruppi alla base di ceppaie o tronchi marcescenti (talvolta sulla segatura) di conifere, con particolare predilezione per il legno di Pinus pinea.


Possibilità di scambio


Come già detto sopra, nella "descrizione", v'è molta incertezza in dottrina nella individuazione di quelle che alcuni Autori considerano specie distinte e separate e che noi, invece, abbiamo ritenute sinonimi di una specie unica. Ci asteniamo quindi dall'esaminare le differenze, per noi di poco conto, tra i taxa proposti.
A nostro giudizio l'unico Boleto con il quale P. hemichryshus può in qualche modo essere confuso è il Boletus junquilleus (Quèlet) Boucher (= B. pseudosulphureus Kallenbach) che ha colorazioni giallo zolfo, giallo-ocra o giallo-arancio, ma che differisce soprattutto per la cresceta sul terreno, in boschi di latifoglie.


Bibliografia


Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 6, pag. 23, n. 4721;
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 5, pag. 441, foto n. 1975;
Moser M. : Keys to Agarics and Boleti, Roger Phillips, Londra, 1978, pag. 72;
Moser M. : Guida alla determinazione dei funghi, Saturnia, Trento, 1980, pag. 72;
Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 1982, BC 5, , pag. 1986, tav. 245;
Bon M. : Champignons d'Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 44;
Buczacki S. & Wilkinson J. : Funghi d'Italia e d'Europa, Guide della Natura De Agostini - Collins - Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1990, pag. 19;
Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag. 240, tav. 330;
Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 1, pag. 76;
Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol.1 pag. 270, n. 215;
Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d'Europe, Paris, 1994, pag. 422, n. 1630;
Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 364 nota;
Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 3, pag. 76, foto 42;
Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 278;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 492, n. 1384;
Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 168.


Monografie

Blum J. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1962, pag. 98;
Leclair A. et Essette H. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1969, tavv. 13 3 17 ;
Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi: I Boleti, SAGEP, Genova, 1980, pagg. 35 e 36;
Galli R. - I Boleti delle nostre regioni, La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1980, pag. 86;
Alessio C. L. : Boletus, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag. 412, tav. 69;
Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 242 n. 84 e 244 n. 85;
Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 146 e 149;
Lèmoine C. et Claustres G: : Connaître et reconnoitre les bolets, Ed. Ouest France, 1988, pag. 76


(Sandro Ascarelli)