Hydnellum

Scheda n.315       -         Maggio 2012         -       Riferimenti pag. 62
hydnellum suaveolens (Scop. : Fr.) Karsten
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foto di Gianfranco Sperati
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Sinonimi

Hydnum suaveolens Scopoli 1772, Hydnum pullum Fries 1815, Calodon suaveolens (Scop.) P. Karsten 1881, Phaeodon suaveolens (Scop.) J. Schroeter 1888, Hydnum boreale Banker 1902, Sarcodon gravis Coker 1939.

Volg. : Dentino odoroso, idnello profumato.

Etimologia

Hydnellum = piccolo Hydnum (dal greco hùdnon = tartufo)

suaveolens = dal profumo soave (dall’aggettivo latino suavis = soave e olens = che olezza, che odora) per l’intenso odore di anice.

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Thelephorales, Famiglia: Thelephoraceae, Genere: Hydnellum, Specie: suaveolens..

Commestibilita'

Non commestibile.

Descrizione

Nel genere Hydnellum troviamo una decina di specie i cui carpofori sono usualmente terricoli e con piede ben sviluppato, con imenio composto da aghetti detti “idni”, carne coriacea o fibrosa, zonata a piani orizzontali sovrapposti, parzialmente bluastri e con sporata bruna. Spesso non è facile distinguere una specie dall’altra ma per quanto riguarda Hydnellum suaveolens soccorre il gradevole profumo di anice che il fungo emana.I ricettacoli hanno una forma simile a quella di una trottola,  il cappello che difficilmente raggiunge i dieci centimetri di diametro, carnoso, suberoso, con la sommità di solito appiattita ma gibbosa, leggermente feltrata, di colore biancastra ma con sfumature ocra-bluastre.Il gambo ha una forma irregolare ed è corto e tozzo, con base attenuata e radicante. E’ tomentoso soprattutto nella parte lasciata libera dagli idni che su di esso decorrono. Il suo colore è grigio-bluastro, tendente ad annerire con l’età.L’imenoforo è costituito da aculei lunghi e sottili grigio-bluastri poi tendenti al bruno con estremità più chiara; dall’orlo del cappello essi decorrono su buona parte del gambo.La carne è suberosa e dura. Alla sezione si presenta con zonature concentriche bianche e bluastre, più chiare al di sotto della cuticola, più scure verso il gambo. Profumo intenso anisato, sapore un po’ amarognolo.Le spore sono rivestite di grosse verruche che le fanno apparire quasi angolose, bruno pallide al microscopio, di dimensioni 3 / 4 x 3,5 / 6 micron. Sporata brunastra.Cresce in montagna, prevalentemente sotto abete rosso, isolato o concrescente in più esemplari saldati al piede; nel suo accrescimento ingloba fili d’erba, rametti o aghi di pino. Lo si trova dalla fine dell’inverno sino all’autunno inoltrato.

Possibilita' di Scambio

Hydnellun caeruleum è molto simile a H. suaveolens per la struttura e la colorazione della carne, ma ha spore più piccole e soprattutto non ha profumo di anice ma o è assolutamente inodore o, al più, ha un lieve odore farinaceo.

Bibliografia

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(Sandro Ascarelli)
Scheda n. 360          -         Novembre  2012         -         Riferimento n. 71



HYDNELLUM PECKII
Banker 1912




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Foto
Sandro Ascarelli
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Sinonimi


Hydnum peckii (Banker) Saccardo (1925), Calodon peckii (Banker) Snell & E.A.Dick (1936).
Volg. : Dentino di Peck.


Etimologia

Hydnellum = piccolo Hydnum (dal greco hùdnon = tartufo)
Peckii = dedicato al botanico e micologo americano Charles Horton Peck (1833 / 1917)


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Thelephorales, Famiglia: Thelephoraceae, Genere: Hydnellum, Specie: peckii.


Commestibilità

Non commestibile.


Descrizione

I basidiocarpi del genere Hydnellum hanno in comune i seguenti caratteri: 1) hanno la forma di una trottola o di un cono rovesciato con la parte superiore più o meno pianeggiante, 2) superficie imeniale composta da piccoli aculei (idni). 3) consistenza coriacea.
Per lungo tempo Hydnellum Peckii è stato confuso (e a volte sinonimizzato) con Hydnellum ferrugineum (Fr. : Fr.) Karsten (v. scheda n. 264) perché sia l'una che l'altra specie emettono, negli esemplari giovani, delle essudazioni che permangono sul cappello sotto forma di gocciole rosso sangue o rosso carminio. Non risulta quindi facile distinguere H. peckii da H. ferrugineum: tuttavia, a differenza della carne dell' H. ferrugineum che ha un sapore dolciastro, quella di H. peckii è acre, piccante ed astringente anche dopo l'essicazione.
Il cappello, irregolarmente circolare, è costituito dalla parte superiore, tronca, del carpoforo, vellutata e convessa all'inizio poi spianata e infine talora leggermente depressa al centro, bianca quando il fungo è giovane, presto crema rosata, ornamentata da secrezioni liquide rossastre tendenti a cadere sul terreno o a riunirsi nella depressione discale creandovi, con l'essicazione, delle macchie rosso-brunastre. Il margine è ondulato, sinuoso, biancastro, talora con macchie brune.
La faccia inferiore del cappello è tappezzata da idni, lunghi da 3 a 5 mm., da bianchi a rosso-bruni, arrossanti allo sfregamento, decorrenti sul gambo.
Quest'ultimo, centrale, alto due o tre centimetri, tende progressivamente ad attenuarsi verso il basso, bruno rosso, di consistenza spugnosa, inglobante fili d'erba o piccoli detriti del substrato.
Carne tenace, sugherosa, fibrosa, brunastra, concentricamente zonata. Odore gradevole ma sapore molto acre, amaro, irritante in bocca e in gola.
Spore sub sferiche, con grossolane verruche più o meno pronunciate, non amiloidi, brunastre al microscopio e in massa, di dimensione 5 / 6,5 x 4,5 / 5,5 micron.
E' rinvenibile, in piccoli gruppi, in estate e in autunno, su suolo calcareo, nei boschi di conifere di montagna.


Possibilità di scambio

Abbiamo già accennato (v. sopra) alla difficoltà di distinguere, sul terreno, l' Hydnellum peckii dall' Hdnellum ferrugineum. Per poter differenziare una specie dall'altra è necessario procedere all'assaggio e tener presente che la carne dell'H. ferrugineum ha un sapore gradevole e dolciastro mentre quella di H. peckii ha un sapore acre, piccante ed irritante.
Pare che non si debba dare importanza autonoma a H. diabolus Banker, ritenuto di solito un semplice sinonimo di H. peckii.
Si conoscono ancora l'H. aurantiacum (Batch. : Fr.) P. Karsten, l'H. caeruleum (Hornem. : Pers.) P. Karsten, l' H. concrescens (Pers. : Schw.) Banker (v. scheda n. 326), l'H. cumulatum K.H.Harrison, l' H. geogenium (Fr.) Banker, l' H. scrobiculatum (Fr.) P: Karsten, l' H. spongiosipes (Peck) Pouzar, l' H. suaveolens (Scop. : Fr.) P. Karsten (v. scheda n. 315).


Bibliografia


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Gerhardt E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 243;
Courtecuisse R, : Champignons d'Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 339, foto 113 e 114;
Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 420;
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Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 2, foto 264;
Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 568;
Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 214;
Essartier G. & Roux P. : Le guide des champignons Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 998 in nota.



(Sandro Ascarelli)