Inonotus

Scheda n.293       -         Febbraio 2012         -       Riferimenti n. XXX
INONOTUS TAMARICI (Pat.) Maire
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foto di G. Sperati
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Sinonimi
Volg.: Poliporo del Tameric
Etimologia
Inonotus deriva dal greco is, inòs = fibra e oùs, otòs = orecchio, cioè cappello fibroso,
odoratus
deriva dal latino e fa riferimento alle piante di tamerici.
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidio-mycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Hymenochaetales, Famiglia: Hymenochaetaceae, Genere: Inonotus, Specie: tamarici.
Commestibilita'
Non commestibile.
Descrizione
È presente su quasi tutte le piante di Tamarix africana e di Tamarix gallica, cresce sia verso la base della pianta che all’inizio delle prime biforcazioni; inizialmente molto comune lungo le coste. Il fungo, parassita lignicolo, è, nel suo insieme pileato, dimidiato e sessile. Il cappello, di 50-200 mm di larghezza, sporge 60-120 mm dal substrato lignicolo ospite e misura 20-70 mm di spessore; inizialmente si presenta come un abbozzo informe poi si diffe-renzia assumendo la forma di una spessa mensola convesso-pulvinata o subemisferica, con la superficie rivestita di peli ruvidi molto corti, che tendono poi a scomparire con la maturazione; la colorazione è uniformemente giallo-brunastra, brunastro fulva nel vecchio e il margine co-stantemente più pallido carnoso e arrotondato. I tubuli, lunghi da 5 a 25 mm, sono inizialmente giallastro chiaro poi giallo aranciato-rossiccio; i pori sono dapprima giallastri poi ocra-brunastri, più o meno tondeggianti nell’immaturo, irregolari, distribuiti in numero di 1 o 2 per millimetro quadrato. La carne, molto spessa e percorsa da zonature orizzontali è fibroso-spugnosa nel giovane, poi diviene coriacea, colorata di giallo-brunastro con toni più scuri in corrispondenza delle zona-ture; all’attaccatura del cappello con il legno dell’albero è presente un fitto intreccio miceliare spugnoso-fibroso. Le spore di 7-9,5x5-7 micron, ellissoidali, sono bruno-rugginose in massa. Vive esclusivamente su tronchi viventi di Tamarix, in ambiente mediterraneo, dall’ autunno fino all’inverno inoltrato, pertanto non può essere confuso con altre specie lignicole.
Bibliografia
Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 221;
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 5, foto n. 2002;
Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 1996, collez. 15, tav. 722;
Julich W. : Guida alla determinazione dei funghi, vol. 2°, Saturnia, Trento, 1989, pag. 270;
Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 2, pag. 44, foto 524 ;
Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol. 2, pag. 614, tav. 480;
Gerhardt E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 257;
Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 2,pag. 254 in nota;
Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 290;
Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 542;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 568 n. 1606;
Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 511;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 7, pag. 63, n. 669.


(Gianfranco Sperati)
Scheda n.335         -       Agosto 2012      -        Riferimento n. 79
INONOTUS HISPIDUS (Fr.) Karsten 1880





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foto di G. Sperati
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Sinonimi

Boletus hirsutus Scopoli (1772), Boletus spongiosus Lightf. (1777), Boletus villosus Hudson (1778), Boletus hispidus Bulliard (1784), Boletus velutinus Sowerby (1797), Polyporus hispidus (Bull.) Fries (1818), Polyporus endocrocinus Berkelet (1847), Inodermus hispidus (Bull.) Quélet (1886), Phaeoporus hispidus (Bull.) J. Schröter (1888), Polystictus hispidus (Bull.) Gillot & Lucand (1890), Xanthochrous hispidus (Bull.) Patouillard (1897), Phaeolus endocrocinus (Berk.) Patouillard (1900), Inonotus hirsutus (Scop.) Murrill, (1904), Hemidiscia hispida (Bull.) Lázaro (1916).

Volg.: Poliporo ispido

Etimologia
Inonotus = orecchio, cioè cappello, fibroso (deriva dal greco is, inòs = fibra e oùs, otòs = orecchio)
hispidus
= ispido, irsuto, per l'aspetto villoso del cappello (dal latino).
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidio-mycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Hymenochaetales, Famiglia: Hymenochaetaceae, Genere: Inonotus, Specie: hispidus.
Commestibilita'
È un fungo che non ho mai pensato si potesse mangiare. Ma in letteratura viene costantemente indicato come commestibile da giovane: forse sono stato sfortunato non avendolo mai trovato in quello stato!
Descrizione

I corpi fruttiferi sono annuali, singoli o imbricati, pileati o sessili, dimidiati, a volte pulvinati e possono misurare 15 x 30 x 8 cm. La superficie del cappello, inizialmente aranciato rossastra, diviene rosso scuro ed alla fine marrone; è fortemente irsuta, ispida, talvolta zonata, infine rimosa e rugosa. La consistenza è spugnosa-acquosa. I margini sono ottusi, talvolta ondulati. I pori, angolosi, misurano 2-3 mm, sono di colore giallo olivaceo, poi brunastri, infine nerastri; sono inseriti fra di essi, irregolarmente, dei fori chiamati "idatodi", di 2-4 mm di diametro, secernenti liquido acquoso. I tubuli sono monostratificati, lunghi da 10 a 20 mm, di colore bruno rossiccio, bruno scuro.
La carne è spugnoso-carnosa o fibrosa, inzuppata d'acqua, gialla poi ruggine e fragile con l'essiccamento.
Le spore sono lisce, brune, subglobose, guttulate e misurano 8-11 x 6-8 micron.
Cresce isolato o in gruppo come parassita del tronco e dei rami delle latifoglie viventi con una certa preferenza per il gen. Quercus, ma è abbastanza comune anche su vecchi tronchi di piante da frutto in stato di semi abbandono, come
meli, noci, ecc. È specie annuale, matura in estate, permane sulla pianta nella stagione invernale, può perdurare per vari anni e può continuare a fruttificare anche su piante già morte: é agente di carie bianca del cilindro centrale ma può invadere anche il vicino alburno (strato del fusto degli alberi posto sotto la corteccia nella quale passano i vasi conduttori della linfa sia ascendente che discendente) e provocare la morte della pianta.

Possibilita' di Scambio

Si potrebbe confondere con Inonotus tamarici, ma quest'ultimo vive esclusivamente su specie del genere Tamarix, vedi scheda nº293. Altra specie con cui si potrebbe confondere è Coriolopsis gallica, ma cresce da saprofita sui tronchi morti di salici, pioppi, querce, olivi e raramente pini. Inoltre è presente in numerosi esemplari, più piccoli rispetto a I. hispidus, mentre la superficie del cappello è ugualmente ispida, di colore più giallo bruno e decisamente più zonata, i pori sono infine più grandi. Ambedue le specie non sono commestibili in nessuno stadio di sviluppo.

Bibliografia
Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 362;
Bagnis C : Micologia romana, Reale Accademia dei Lincei, 1887, (1 centuria), pag. 6 n. 14;
Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 6, pag. 129 n. 5165;
Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 393;
Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, tav. 981;
Rea C. : British Basidiomyceteae, Cambridge, 1922, pag. 584 n. 1934;
Moreau F. : Les champignons, Paul Lechevalier Ed., Paris, 1953, pag. 1838 e 1839;
Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 21;
Vignoli L. : Sistematica delle piante inferiori, Calderini, Bologna, 1964, pag. 807;
Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l'Enseignement, Paris, 1967, pag. 148 n. 1300, tav. 44;
Lange J.E. et M., Duperrex A., Hansen L. : Guide des champignons, Delachaux et Niestlè, Neuchatel (Svizzera), 1969, pag. 60 n. 102;
Romagnesi H: : Nouvelle Atlas des champignons, Bordas, France, 1970, vol. 4, tav. 293;
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 2, pag. 545, foto n.728;
Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1971, vol. 4, pag. 32, tav. 314;
Balletto C. - Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 112;
Schlitter J. : Funghi, Ed. Silva, Zurigo, 1972, vol. 2, pag. 60;
Phillips R. : Mushrooms of Great Britain & Europe, Londra, 1981, pag. 230;
Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 1982, tav. 256;
Goidanich G. & Govi G. - Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 427;
Selez rione dal READER DIGEST: Guida pratica ai FUNGHI IN ITALIA, Milano, 1983.
Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 208;
A. Phillips R. : Riconoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1985, pag. 231;
Reid D. : I funghi, Ed. Vallardi, Lainate (Mi), 1986, pag. 83;
Aguardi A., Lucchini G., Riva A e Testa E. : Funghi e boschi del Canton Ticino , Ed. Credito Svizzero, 1987, vol. 2, pag. 202 n. 112;
Bon M. : Champignons d'Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 342;
Julich W. : Guida alla determinazione dei funghi, vol. 2°, Saturnia, Trento, 1989, pag. 272;
Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 196;
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Caussanel C., Delange Y., Joly P. & Margerie D. : Les champignons de Jean Henri Fabre, Citadelles, Paris, 1991, pag. 418, tav. 173;
Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 218 n. 287;
Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 1, pag. 46, foto 31;
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Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 492 in nota;
Di Bella F: : Funghi di casa nostra, Editrice romana s.r.l., 1994, pag. 128;
Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, Iconografia n. 36;
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Pace G.: Il libro completo dei funghi, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1997, pag. 90, fig. pag. 91;
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Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 221;
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Courtecuisse R, : Champignons d'Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 346, foto 131;
Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 103 n. 167;
Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 2, pag. 252, foto 304;
Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 42;
Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 542;
Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 83;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 568 n. 1605;
De Angelis A., Di Massimo G., Materozzi G. : I funghi, ED. U. Hoepli, Milano, 2008, pag. 295;
Bielli E. : Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 238;.
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 7, pag. 62, n. 668;
Essartier G. & Roux P. : Le guide des champignons Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 1024.



(Gianfranco Sperati)