Tuber

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Scheda n. 184 - Novembre 2010 - Riferimento n. 44





TUBER MAGNATUM
Pico


184. Tuber magnatumFoto G. Sperati
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Sinonimi

Tuber griseum De Borch, Tuber album Bull.
Volg. : Tartufo bianco pregiato

 

Etimologia

Il nome di genere deriva dal latino Tuber = tubero, a causa della somiglianza con una patata;
il nome di specie deriva dal latino magnatus = magnate, cioè dei ricchi signori, per il suo pregio.


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Ascomycota, Classe: Hymenoascomycetes, Subclasse: Pezizomycetideae, Ordine: Tuberales, Famiglia: Tuberaceae, Genere: Tuber, Specie: magnatum.


Commestibilità


Commestibile eccellente. E’ la specie di tartufo più preziosa in assoluto sia dal punto di vista gastronomico che da quello economico, dati gli elevatissimi costi che la stessa può raggiungere.


Descrizione

Mi sono trovato più volte spettatore della caccia ai tartufi con i cani anche senza parteciparvi direttamente. Ogni volta mi colpiva il perfetto coordinamento delle azione e delle aspettative del cane con quello del padrone.
Difatti il cane, in virtù del suo eccezionale fiuto, riesce a individuare il punto del terreno sotto cui si nascondono i tartufi ed inizia a scavare.
A questo punto il proprietario interviene finendo lo scavo e, mentre con una mano estrae il prezioso prodotto del bosco, il cane aspetta il gustoso bocconcino di carne che il padrone tiene nascosto nell’altra mano.
Il tartufo bianco è un fungo tuberiforme di 2-15 cm di diametro, per lo più tondeggiante, ma talvolta bitorzoluto oppure oblungo appiattito; ipogeo, da 20 a 35 (90) cm di profondità.
Coperto da un peridio apparentemente liscio, cosparso di finissime papille e screpolature difficilmente visibili ad occhio nudo ma ben evidenti alla lente; colorato di ocra chiaro nei primi stadi di sviluppo poi con tonalità giallastre e più o meno sfumato di verdognolo secondo il grado di maturazione.
L’interno è costituito da una gleba soda e granulosa, bianca negli esemplari molto giovani che diviene, durante le fasi di maturazione, dapprima ocracea, quindi bruno-rossiccia o rosso-vinosa in alcuni tratti o nell’intera superficie; le venature sterili sottili, sinuose e pluriramificate e le vene fertili, anche esse ramificate e tortuose, di colore biancastro, contribuiscono alla caratteristica marmorizzazione; l’odore è caratteristico e molto intenso, evocante il gas metano o il formaggio fermentato, ma molto gradevole ed apprezzato. Durante la cottura queste preziose caratteristiche tendono ad attenuarsi, pertanto conviene consumarlo allo stato crudo.
Spore 35-50 x 32-42 micron, di dimensioni variabili a seconda di quante ve ne siano contenute all’interno degli aschi (da 1 a 3), reticolate a maglie larghe, largamente ellissoidali o subsferiche, giallo-brunastro chiaro in massa.
È una specie che predilige ambienti freschi come le zone umide dei fondovalle ed i margini dei corsi d’acqua, in substrati marnoso-argillosi, marnoso-calcarei, da settembre fino a gennaio in simbiosi con diverse latifoglie, come tigli, roverelle, cerri, farnie, carpini neri, noccioli, pioppi e salici.
La sua distribuzione riguarda molte regioni d'Italia, quali Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise e Campania.


Possibilità di scambio

Il Tartufo bianco si può confondere con Tuber borchii, chiamato comunemente Bianchetto, meno pregiato e molto più piccolo ed é spesso affiorante. Inoltre l'odore che, all'inizio è tenue e gradevole, col tempo acquista un forte odore agliaceo nauseante. Inoltre cresce da gennaio ad aprile principalmente sotto pini.

 

Bibliografia

Bagnis C : Micologia romana, Reale Accademia dei Lincei, 1887, (2 centuria), pag. 147;

Cavara F. : Funghi mangerecci e funghi velenosi, Ed. Hoepli, Milano, 1897, pag.169;

Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, vol. 5, tav. 1246;

Moreau F. : Les champignons, Paul Lechevalier Ed., Paris, 1953, vol. 2, pag. 1616, fig. 943B;

Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 267;

Von Frieden L. : I funghi di tutti i Paesi, Rizzoli, Milano, 1964, tav. 185;

Vignoli L. : Sistematica delle piante inferiori, Calderini, Bologna, 1964, pag. 483;

Heim R. : Champignons d’Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag. 232;

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 1, foto n. 375;

Balletto C. Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 462;

Garau M., Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi, SAGEP, Genova, 1980, pag.248;

Phillips R,: Mushrooms of Great Britain & Europe, Londra, 1981, pag. 278;

Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 1982, vol. 2, tav. 368;

Goidanich G. & Govi G. Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 539;

Togni N. : Funghi buoni e cattivi di collina e di pianura, Ed. Mundici & Zanetti, Modena, 1982, pag. 206;

Selezione dal READER DIGEST: Guida pratica ai FUNGHI IN ITALIA, Milano, 1983, pag. 281;

Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 247;

A. Phillips R. : Riconoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1985, pag. 278;

Chaumeton H: : I Funghi, Ed. G. Mondadori, Milano, 1988, pag. 35;

Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 333;

Buczacki S. & Wilkinson J. : Funghi d’Italia e d’Europa, Guide della Natura De Agostini – Collins – Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1990, pag. 219;

Brancato G. : Conoscere I funghi, G. Brancato Ed., Catania, 1991, pag. 123;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 41, foto 33;

Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 2, pag. 340, foto 967;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Delachaux et Niestlè, Paris, 1994, pag.134, n. 44;

Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 488;

Di Bella F: : Funghi di casa nostra, Editrice romana s.r.l., 1994, pag. 178;

Rambelli A. e Pasqualetti M. : Nuovi fondamenti di micologia, Ed. Jaca Book spa, Milano, 1996, foto tav. 15;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 306, Iconografia n. 517;

Dickinson C. e Lucas J. : Conoscere i funghi, Il Mosaico, Novara, 1997, pag. 128;

Pace G.: Il libro completo dei funghi, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1997, pag. 170, tav. 171/13;

Pacioni G. : Funghi, Orsa Maggiore Ed., Torriana (RN), 1998, pag. 391;

Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 259:

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 487;

Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 10;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 330;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 495;

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 144;

Mazza R. : Funghi commestibili e velenosi a confronto, RCS Libri s.p.a., Milano, 2002, pag. 154, foto 97;

A. Testi : Funghi d’Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 372;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 664;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 614;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 130;

Bielli E. : Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 280;

Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 552.

Monografie:

Auguadri A., Lucchini G., Riva A., Testa E. : Funghi ipogei (con “Monographia tuberacea rum” di Vittadini C. - Soc. Micologica Carlo Benzoni, Chiasso, 1991, pag. 170

a cura su G, Pacioni e L. Marra: Tuber – Atti del Convegno Internazionale sul Tartufo; L’Aquila 5 / 8 marzo 1992;

Amer Montecchi-Giacomo Lazzari: Atlante fotografico dei Funghi Ipogei, A.M.B. Trento, 1993, pag. 189.

Montecchi A: & Sarasini M: Funghi ipogei d’Europa, A.M.B., Trento, 2000, pag. 171;

(Gianfranco Sperati)

 

Scheda n. 219 - Aprile 2011 - Riferimento n. 43

TUBER AESTIVUM Vittadini

Foto G. Sperati
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Sinonimi

Tuber uncinatum Vittadini;

Volg.: Tartufo nostrale, Tartufo nero estivo, Scorzone.

Etimologia

Tuber = tubero (dal latino),

aestivum = estivo (dal latino) per la sua crescita dalla tarda primavera alla fine dell’estate.

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Ascomycota, Classe: Hymenoascomycetes, Sottoclasse: Pe-zizomycetideae, Ordine: Tuberales, Famiglia: Tuberaceae, Genere: Tuber, Specie: aestivum.

Commestibilità

Commestibile apprezzato ma di discreta qualità. Non tutti gradiscono il particolare profumo ed il sapore dei tartufi ma molti ne sono ghiotti.

Descrizione

I tartufi sono funghi ipogei (crescono e si sviluppano sotto terra), associati a diversi tipi di essenze arboree in simbiosi micorrizica. La loro raccolta viene effettuata con l’impiego di cani appositamente addestrati, in grado di percepirne l’odore e di segnalare quindi il luogo in cui scavare. Recentemente sono stati introdotti sistemi di produzione costituiti dalla messa a dimora di alcune piante (faggio, frassino, quercia ecc,) le cui radici sono state preventivamente imbibite di un liquido contenente le spore del tartufo: l’esito non è sempre sicuro e richiede oculatezza nella scelta del terreno, della sua esposizione, del suo grado di umidità e soprattutto una cura attenta ed efficace per evitare la diffusione di erbe nocive e l’azione dei roditori.

In natura, il Tuber aestivum è forse tra i tartufi più comuni ma anche meno pregiati. I ricettacoli si presentano in forme più o meno globose, delle dimensioni variabili tra i 1 e i 10 centimetri, con la superficie esterna (esoperidio) di colore bruno-nerastra, interamente ricoperto da grossolane verruche piramidali ma ad apice depresso.

All’interno la gleba, soda e compatta, è all’inizio biancastra, poi ocracea e infine brunastra, con numerose venature sterili biancastre, ramificate e anastomosate che conferiscono alla sezione del carpoforo un aspetto vagamente “marmorizzato”. Odore debole e caratteristico (secondo alcuni di orzo torrefatto), sapore gradevole e mite.

Gli aschi a forma di sacco misurano 80 / 100 x 60 / 75 μm e contengono un numero variabile di spore (generalmente da 4 a 6) giallo-brune, sub globose o ellittiche, ornate da un reticolo a larghe maglie, delle dimensioni 25 / 40 x 20 / 25 micron.

Cresce in habitat calcareo, dalla tarda primavera all’autunno, in pianura o in collina, mai ad altitudine superiore agli 800 metri.

Possibilità di scambio

Altri tartufi dal peridio bruno o nerastro sono il T. brumale con verruche più piccole e non appuntite come anche il pregiato T. melanosporum (Tartufo nero di Norcia) con la gleba più scura, percorsa da sottili venature biancastre.

Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 2, pag. 294;

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 8, pag. 891;

Schlitzberger S: : Illustrirtes Pilzbuch, Umthor’iche Bertagsbuchaudinung, Lipsia, 1910, pag. 39, tav. 33;

Michael E. e Schulz R: : Fuhrer fur Pilzfreunde, Verlag von Quelle & Meyer, Lipsia, 1933, vol. 1, n. 112;

Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 266, ill. a pag. 265;

Von Frieden L. : I funghi di tutti i Paesi, Rizzoli, Milano, 1964, tav. 186;

Vignoli L. : Sistematica delle piante inferiori, Calderini, Bologna, 1964, pag. 483;

Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l’Enseignement, Paris, 1967, pag. 215 ;

Heim R. : Champignons d’Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag.230, figg. 6 e 75D;

Lange J.E. et M., Duperrex A., Hansen L. : Guide des champignons, Delachaux et Niestlè, Neuchatel (Svizzera), 1969, pag. 40 n. 32;

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 3, foto n. 836;

Maublanc A. & Viennot-Bourgin G. :Champignons comestibles et vènèneux, Lechevalier, Paris, 1971, Atlas vol. 2, tav.224/5;

Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpigan, 1971, vol. 4, pag. 188, tav. 382;

Balletto C. Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 462;

Garau M., Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi, SAGEP, Genova, 1980, pag. 249;

Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 1982, vol. 2, tav. 368

Goidanich G. & Govi G. Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 483;

Blatto L. : Atlante fotografico dei funghi, U. Hoepli Ed., Milano 1982, pag. 446 , foto 373;

Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 247;

A. Phillips R. : Riconoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1985, pag. 279;

Bon M. : Champignons d’Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 334;

Chaumeton H: : I Funghi, Ed. G. Mondadori, Milano, 1988, pag. 34;

Lemay D. e M. : Guida al riconoscimento dei funghi, Zanichelli, Bologna, 1989, pag. 201;

Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 334;

Buczacki S. & Wilkinson J. : Funghi d’Italia e d’Europa, Guide della Natura De Agostini – Collins – Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1990, pag. 219;

Brancato G. : Conoscere I funghi, G. Brancato Ed., Catania, 1991, pag. 122;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 40 n.1 ;

Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol. 1, pag. 394, foto 312;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Delachaux et Niestlè, Paris, 1994, pag. \34, n. 43 ;

Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 490;

Di Bella F: : Funghi di casa nostra, Editrice romana s.r.l., 1994, pag. 179;

Jordan M. : The Enciclopedia of Fungi of Britain and Europe, David & Charles, Devon, 1995, pag. 57;

Rambelli A. e Pasqualetti M. : Nuovi fondamenti di micologia, Ed. Jaca Book spa, Milano, 1996, foto 16b;

Becker G. : Champignons, Grundt, Paris, 1996, pag. 67;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 307, Iconografia n. 520;

Dickinson C. e Lucas J. : Conoscere i funghi, Il Mosaico, Novara, 1997, pag. 127;

Pacioni G. : Funghi, Orsa Maggiore Ed., Torriana (RN), 1998, pag. 388;

Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 258;

Gerhardt E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 132;

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 314;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 485;

Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 10;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 1, pag. 126, foto 124;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 329;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 493;

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 143;

A. Testi : Funghi d’Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 374;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 662;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 611;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 126 n. 12;

Bielli E. : Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 281;

Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 546;

Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 8, pag. 166 n. 873.

Monografie:

Vittadini C. : Monographia tuberacearum, Milano, 1831, pag. 38 ; Auguadri A., Lucchini G., Riva A., Testa E. : Tartufi del Canton Ticino, Società Micologica Carlo Benzoni, Chiasso, 1991, pag. 246 ;

Pacioni G. e Marra L. : Tuber – Atti del Convegno Internazionale sul Tartufo. L’Aquila, 1992 ;

AA.VV. (a cura di Mazzei T.) : I tartufi in Toscana, Compagnia delle Foreste, Arezzo, 1998, pag. 47 ;

Montecchi A: & Sarasini M: Funghi ipogei d’Europa, A.M.B., Trento, 2000, pag. 157;

Medardi G. : Ascomiceti d’ Italia, A.M.B. – Centro Studi Micologici, Trento 2006, pag. 393.

(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 455       -       Gennaio 2014       -       Riferimento n. 43




TUBER MELANOSPORUM
Vittadini 1831



  tuber melanosporum gs4 20140314 1550285824Foto G. Sperati
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Synonimi

Tuber melanosporum var. melanosporum Vittadini (1831), Tuber melanosporum var. moschatum Ferry & H. Bonnet (1893).
Volg. : Tartufo nero di Norcia e Spoleto


Etimologia

Tuber= tubero, (dal latino) a causa della somiglianza con una patata;
melanosporum = dalle spore nere a causa del colore nero delle spore (dal greco mèlas = nero e sporà = semenza, seme, spora).


Sistematica

Regno: Fungi,Divisione: Ascomycota,Classe: Hymenoascomycetes,Subclasse: Pezizomycetideae,Ordine: Tuberales,Famiglia: Tuberaceae,Genere: Tuber,Specie: melanosporum.


Commestibilità

Commestibile eccellente.


Descrizione

Questo tartufo è il più pregiato fra i tartufi neri.
L' ascocarpo misura 20-30-80 mm di diametro ed è globuloso-subsferoidale, talora irregolarmente appiattito con delle gibbosità ottuse disseminate sulla superficie del peridio.
Il peridio è rossastro negli esemplari immaturi poi brunastro più o meno scuro, alla fine bruno-nero, strettamente aderente alla gleba sottostante e percorso da escrescenze verrucose larghe da 3 a 6 mm abbastanza regolari, con la base tipicamente esagonale e la sommità appiattita.
La gleba è soda e compatta, inizialmente bianca poi brunastro-nocciola, a maturazione prende tonalità grigio-bruno scuro; le venature sterili sono abbastanza sottili, si diramano in più direzioni con anse strette e tortuose, fino a raggiungere la superficie del peridio, inizialmente bianche poi biancastre e tendenti ad imbrunire leggermente negli esemplari maturi, con leggero arrossamento a contatto con l'aria; le vene fertili sono bruno-porporine, che è poi il colore predominante di tutta la gleba; l'odore è molto delicato e gradevole, il sapore è definito squisito e caratteristico.
Le spore misurano 30-40 x 20-25 micron, sono ellissoidali, raramente sub globose, aculeate, dapprima gialline poi sempre più scure fino a raggiungere tonalità brunastro-marroncine.
Predilige nettamente i suoli calcarei, fruttifica da 5 a 30-35 cm di profondità associato a svariate essenze, sia di latifoglia che di aghifoglia, soprattutto Quercus pubescens, ma anche Quercus ilex, Pinus nigra, Quercus cerris, Pinus laricio.
Apparently, A.Concerning A.Drawing: Dr. C. Bas ( 1969 ) (reproduced by courtesy of Persoonia , Leiden, the Netherlands)Possibilità di scambio
Per le tonalità cromatiche è molto simile a Tuber brumale Vittadini dal quale si differenzia soprattutto per l'odore che nel Tuber melanosporum è più delicato e gradevole. Nelle pinete si può confondere con i gasteromiceti del genere Rhizopogon.


Bibliografia

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 8, pag. 894 n. 3558;
Cavara F. : Funghi mangerecci e funghi velenosi, Ed. Hoepli, Milano, 1897, pag. 171;
Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931,Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, voll. 2 e 5, tav. 1246/2;
Michael E. e Schulz R: : Fuhrer fur Pilzfreunde, Verlag von Quelle & Meyer, Lipsia, 1933, vol. 1, n. 113a;.
Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 266;
Von Frieden L. : I funghi di tutti i Paesi, Rizzoli, Milano, 1964, tav. 186;
Vignoli L. : Sistematica delle piante inferiori, Calderini, Bologna, 1964, pag. 483;
Bresadola G.: Funghi mangerecci e velenosi, Ed. G.B. Monauni, Trento1965, pag. 79;
Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l'Enseignement, Paris, 1967, pag. 215, tav. 59;
Heim R. : Champignons d'Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag. 231, fig. 75B;
Romagnesi H: : Nouvelle Atlas des champignons, Bordas, France, 1970, vol. 2, tav.153B;
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 3, pag. 575, foto n.1234;
Maublanc A. & Viennot-Bourgin G. :Champignons comestibles et vènèneux, Lechevalier, Paris, 1971, Atlas vol. 2, tav.244II*;
Bauer C.A. : Funghi vivi, funghi che parlano, G.B. Monauni, Trento, 1971, pag. 26;
Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1971, vol. 1, pag.218, tav. 100;
Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 345b;
Dermek A.: Atlas Našich húb, Bratislava 1977, pag. 41;
Garau M., Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi, SAGEP, Genova, 1980, pag. 249;
Svrcek M, Kubicka J. & Erhart J. e M. : Impariamo a conoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostini Spa, Novara, 1981, pag. 36;
Goidanich G. & Govi G. - Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 545;
Togni N. : Funghi buoni e cattivi di collina e di pianura, Ed. Mundici & Zanetti, Modena, 1982, pag. 209;
Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 1982, collez. 1, tav. 50;
Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 247;
A. Phillips R. : Riconoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1985, pag. 278;
Bon M. : Champignons d'Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 334;
Chaumeton H: : I Funghi, Ed. G. Mondadori, Milano, 1988, pag. 34;
Bozak Romano: Gljve, nasich krajeva, Graficki zavod Hrvatske, Zagreb 1989, fig. 298; pag. 378.
Lemay D. e M. : Guida al riconoscimento dei funghi, Zanichelli, Bologna, 1989, pag. 201 in nota;
Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 334;
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Monografie:

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Scheda n. 394      -      Maggio 2013      -       Riferim. : -------







TUBER ALBIDUM Pico 1788



Foto G. Sperati
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Sinonimi

Tuber borchii Vitt. (1831)
Volg. : Bianchetto, Marzuolo

 

Etimologia

Tuber = tubero, (dal latino) a causa della somiglianza con una patata;
albidus = biancastro (dal latino albus = bianco) a causa del colore della gleba giovane.

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Ascomycota, Classe: Hymenoascomycetes, Subclasse: Pezizomycetideae, Ordine: Tuberales, Famiglia: Tuberaceae, Genere: Tuber, Specie: albidum.

Commestibilità

Commestibile di discreta qualità.

Descrizione
 

Non è possibile che nei ristoranti questo tartufo venga sofisticato con il tartufo bianco (Tuber magnatum), che costa mediamente 20 volte di più, per cui, se non volete sorprese, fate molta attenzione alla descrizione seguente.
L'ascocarpo misura 10-50 mm di diametro ed è ipogeo, globoso o subgloboso irregolare, tuberiforme.
Il peridio è sottile, di colore variabile dal biancastro all'ocra-rossiccio e cosparso di macchie rugginose negli esemplari che hanno raggiunto la maturazione; inizialmente è pubescente per divenire liscio nei carpofori maturi.
La gleba inizialmente è soda, marmorizzata nel giovane da vene biancastre, più larghe rispetto agli altri tartufi, poi ocra-rosa-vinoso con sfumature violacee, ramificate ed anastomosate; è quasi inodore nel fresco, nel maturo tende all'agliaceo.
Le spore misurano 30-50 x 20-35 micron e sono reticolato-alveolate, subgloboso-ellissoidali; generalmente ogni singolo asco, globoso e brevemente peduncolato, ne contiene da una a quattro. Esse risultano più grandi in aschi monosporici e sono bruno-giallastre in massa.
Dalla pianura fino alle faggete oltre i 1500 m, è specie simbionte di numerose essenze arboree: a livello del mare è comune sotto Pinus pinea, Pinus halepensis e Quercus ilex, man mano che si sale è possibile trovarla sotto Populus, Salix, Pinus nigra, Quercus sp., Corylus, Ostrya, Carpinus, Tilia e nelle faggete pure, sui terreni leggeri e sabbiosi o calcareo-argillosi, infossato per pochi centimetri, molto spesso affiorante; inizia a fruttificare nel mese di dicembre e si protrae fino alla primavera inoltrata.
Apparently, A.Concerning A.Drawing: Dr. C. Bas ( 1969 ) (reproduced by courtesy of Persoonia , Leiden, the Netherlands)Possibilità di scambio
Per le tonalità cromatiche è molto simile al pregiato Tuber magnatum, (vedi scheda n. 184) con il quale lo si può trovare frammisto, pur essendo notoriamente di valore gastronomico e commerciale inferiore; nelle pinete si può confondere con i gasteromiceti del genere Rhizopogon.


Bibliografia

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De Angelis A., Di Massimo G., Materozzi G. : I funghi, ED. U. Hoepli, Milano, 2008, pag. 340;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 8, pag. 170, n.878;
Essartier G. & Roux P. : Le guide des champignons Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 1058.


Monografie

Medardi G. : Atlante fotografico degli Ascomiceti d'Italia, Associazione Micologica Bresadola, Trento, 2006, pag. 394;
Mazzei T. : I tartufi in Toscana, A.R.S.I.A. Regione Toscana, Ed. Compagnia delle Foreste, Arezzo, 1998, pag. 50.



(Gianfranco Sperati)