Strobilomyces

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Scheda n. 122 - Febbraio 2010 - Riferimento n. 1621

 

 

STROBILOMYCES STROBILACEUS (Scop. : Fr.) Berkeley


Strobilomyces strobilaceus
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Sinonimi

Boletus strobilaceus Scopoli, Boletus floccopus Fries, Boletus cinereus Persoon, Boletus gossypinus Persoon, Boletus squarrosus Persoon, Boletus coniferus Persoon, Boletus strobiloides Krombholz.
Volg. Fungo pigna.


Etimologia

Strobilomyces =fungo a forma di pigna, (dal greco: strobilos = pigna e mìkes = fungo)
strobilaceus = attinente alla pigna.


Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Strobilomytaceae; Genere: Strobilomyces, Specie: strobilaceus.


Commestibilità

Non commestibile perché la carne è stopposa e indigesta.


Descrizione

Se non fosse per la superficie imeniale composta da tubuli e pori, difficilmente questa specie potrebbe sembrare ascritta all’ordine delle Boletales. L’inconfondibile suo aspetto ricorda quello i una pigna di Pinus domesticus e cioè di uno strobilo dal quale trae la sua denominazione.

Il cappello è prima emisferico, con l’orlo attaccato al gambo, per rimanere a lungo convesso e distendersi e divenire quasi pianeggiante soltanto in maturità, con un diametro massimo di 12 / 15 centimetri. La cuticola è inizialmente pelosa-feltrata per poi dissociarsi in grosse scaglie piramidali, sovrapposte, lanugginose, tali da conferire al carpoforo la forma di una pigna da pinoli. L’orlo è piuttosto grosso, incurvato, regolare, eccedente e appendicolato a causa dei lembi delle morbide scaglie del velo. Il colore varia dal grigiastro al bruno sempre più intenso fino a divenire nerognolo nell’esemplare adulto.


I tubuli sono grigio chiaro ma tendono anch’ essi a divenire più scuri man mano che si allungano. Le stesse gradazioni di colore assumono i pori che col tempo si allargano assumendo forma poligonale. Tubuli e pori alla pressione possono acquisire tonalità rossastre.

Il gambo, centrale rispetto al cappello, può elevarsi fino ad una misura pari al diametro pileico ed è diritto o lievemente incurvato, rigido e duro, pieno, poco più chiaro del colore del cappello; nella parte alta si nota, per un centimetro circa, una lieve reticolatura dovuta ad una breve decorrenza dei tubuli. L’anello, biancastro e lanoso, posto a protezione della superficie imeniale, è effimero e tende a sfilacciarsi e a scomparire lasciando sul gambo solo delle fioccosità.

Carne prima compatta, poi molliccia, cotonosa, poco putrescibile, lievemente grigiastra, può virare a contatto con l’aria ed assumere una colorazione rosso-amaranto (secondo alcuni Autori tale viraggio sarebbe un carattere tipico dello Strobilomyces floccopus ma tale interpretazione non è uniforme). Viraggi evidenti al solfato ferroso, alla potassa, alla tintura di guaiaco. Odore e sapore poco intensi, terrosi ma non sgradevoli.

Le spore ialine (10 / 14 x 7,5 / 11 micron) sono sferico-ovali, monoguttulate e tipicamente rivestite di un reticolo rilevato. Sporata bruno porpora.

S. strobilaceus, cresce da luglio alla fine di settembre, soprattutto nei boschi di latifoglia di media altitudine, isolato o in piccoli gruppi, su terreno umido e leggero.



Possibilità di scambio

La maggior parte dei moderni studiosi non concorda con la differenzazione compiuta dal Fries e dal Vahl secondo i quali Strobilomyces strobilaceus sarebbe un’entità tassonomicamente diversa da Strobilomyces floccopus: quest’ultima avrebbe la carne tendente ad arrossire prima di diventare nerastra ed avrebbe spore ornate da un reticolo nero rilevato. Tali differenze non risultano sufficientemente convincenti per cui, attualmente, si preferisce ritenere l’esistenza di un’unica specie. I caratteri macroscopici e microscopici di S. strobilaceus sono tali che non à possibile configurare eventualità di scambio.


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(Sandro Ascarelli)