Phaeolepiota

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Scheda n. 138 - Aprile 2010 - Riferimento 645





PHAEOLEPIOTA AUREA
(Matt. : Fr.) Maire

 

Phaeolepiota aurea
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Sinonimi

Agaricus aureus Mattuschka, Pholiota aurea Gillet, Lepiota pyrenaea Quèlet, Cystoderma aureum Heim, Pholiota Vahlii Lange
Volg. Fungo dei Pirenei, Agarico dorato.


Etimologia

Phaeolepiota = orecchio squamoso scuro (dal greco faiòs = scuro e lepiota = orecchio squamoso),
aurea = d’oro, dorato.


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia : Dermolomataceae, Genere: Phaeolepiota. Specie: aurea.


Commestibilità

Commestibile scadente, da non raccogliere comunque perché specie rara e protetta.


Descrizione

E’ una specie di dubbia collocazione sistematica ed è stata inserita a volte nel genere Pholiota, a volte nel genere Lepiota, a volte nel genere Cystoderma fintanto che è stato creato, da poco ed esclusivamente per lei, il genere Phaeolepiota.

Trattasi di un bellissimo fungo, raro e protetto, di notevoli dimensioni, localizzato in alcuni ambienti montani della Scandinavia, dei Pirenei e, in Italia, delle Dolomiti, ad altezze superiori agli 800 metri.

Il cappello è inizialmente globoso, completamente racchiuso in un velo consistente e membranoso che si staccherà dall’orlo del cappello per ricadere sul gambo a mo’ di armilla. In un secondo momento il cappello tenderà a distendersi fino ad avere un diametro di 10 / 15 centimetri assumendo una forma leggermente depressa o umbonata. Margine arrotondato e a lungo introflesso, talcolta con qualche lembo pendulo del velo.

La cuticola del cappello è grinzosa nell’esemplare giovane e ricoperta da fioccosità granulose; poi diviene vellutata. Colore giallo ocra o ocra dorato con lievi sfumature color albicocca, con tendenza tuttavia ad assumere talora tonalità più scure.

Lamelle annesse, fitte e serrate, bianco crema poi ocra-rosate, quasi color cannella.

Gambo alto fino a circa 15 centimetri, leggermente svasato verso l’alto, pieno e sodo, completamente inguainato in una specie di calza (armilla) che ricade poi sul gambo formando una specie di anello consistente e imbutiforme. La faccia superiore dell’anello tende a macchiarsi di marrone man mano che su di esso si depositano le spore. Al di sopra dell’anello il gambo è bianco. L’armilla residua invece è dello stesso colore del cappello, picchiettata da granuli carnicini.

La carne è un po’ fibrosa, giallina o ocra molto chiara. Odore intenso, gradevole, simile a quello di alcuni Clitocybi e che vagamente ricorda quello delle mandorle amare. Sapore forte, piuttosto sgradevole.

Spore fusiformi o lungamente ellissoidali, a forma di limone, con membrana ricoperta da minute verruche, ocra rosate ma rugginose in massa, 10 / 14 x 4 / micron, non amiloidi.

Specie rara ma rintracciabile nei medesimi luoghi di crescita, fruttifica in estate e in autunno in prossimità di radici di conifere, in luoghi aperti e soleggiati, spesso lungo i sentieri di montagna.


Possibilità di scambio

Le particolarità morfologiche di questa specie sono tali che ben difficilmente essa può essere confusa con altri carpofori. Qualche remota somiglianza potrebbe ravvisarsi con alcuni Cystoderma che tuttavia hanno proporzioni notevolmente inferiori. Vi è la vaga possibilità che P. aurea possa essere scambiata con il tossico Gymnopilus spectabilis soprattutto per le dimensioni quasi identiche e per la circostanza che anche G. spectabilis è fornito di una armilla consistente e membranosa. Ha tuttavia colorazioni molto diverse: il cappello e il gambo sono più aranciati e cosparsi da squamette brunastre; le lamelle sono giallastre tendenti ad assumere tonalità rugginose. E’ per di più specie dalla crescita fascicolata, con esemplari legati assieme alla base del gambo.


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(Sandro Ascarelli)