Macrolepiota

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Scheda n. 011      -       Ottobre 2008       - Riferimento n. 714

 

 



MACROLEPIOTA PROCERA (Scop. : Fr.) Singer 1948

 

 

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foto di Sandro Ascarelli

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Sinonimi

Agaricus procerus Scopoli 1772, Agaricus annulatus Lighfoot 1777, Agaricus colubrinus Bulliard 1781, Agaricus antiquatus Batsch 1783, Lepiota procera (Scopoli : Fr.) Gray 1821, Amanita procera(Scopoli) Fries 1836, Mastocephalus procerus (Scopoli : Fr.) Patouillard 1900, Leucocoprinus procerus Patouillard 1900, Lepiotophyllum procerum (Scopoli) Locquin 1942.
Volg.: Mazza di tamburo, Bubbola maggiore, Parasole, Ombrellone.


Etimologia

Macrolepiota = grande orecchio squamoso (dal greco macros = grande, lepìs = squama e ous, otòs = orecchio);
procera = più alta, cresciuto di più (aggettivo latino).


Sistematica

Regno : Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Agaricaceae, Tribù: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: procera.


Commestibilità

Si utilizza il cappello alla brace o impanato e fritto. Il gambo, fistoloso e duro, può essere essiccato, ridotto in polvere. Può essere usato come condimento. Esemplari vecchi o mal cotti possono risultare indigesti.


Descrizione

E’ sicuramente uno dei funghi di maggiori dimensioni potendo raggiungere anche i 40 cm. in altezza, con un cappello il cui diametro supera abbondantemente 25/30 cm. Nel suo primo stadio giovanile ricorda veramente una “mazza da tamburo”, con il cappello emisferico saldato al gambo da un anello; successivamente il cappello si distende conservando però una forma semiemisferica con un umbone basso e uniformemente colorato di bruno. La cuticola tende a disquamarsi (caratteristica di quasi tutte le Lepiote) in scaglie brunastre e rilevate che dal centro si diradano verso la periferia.

Le lamelle sono alte, fitte, ventricose e non si innestano direttamente al gambo ma ad una specie di anellino (detto collarium) posto tra la parte più alta del gambo e le parte inferiore del cappello; il loro colore è bianco ma tendono in vecchiaia a diventare giallastre e poi brune.

Il gambo cilindrico, alto, slanciato e cavo al suo interno, è percorso per tutta la sua lunghezza da bande screziate brune che lo disegnano a “pelle di serpente” e termina con un rigonfiamento bulboso. Nella parte alta si nota un caratteristico anello doppio (cioè con frange di tessuto sia al sopra che al di sotto del cinturino) che, essendo mobile, si può far scorrere lungo il gambo.

La carne è bianca e vira debolmente al rosa al taglio: quella del cappello è tenera mentre quella del gambo è dura e coriacea. Emana un gradevole odore ed un sapore di nocciola negli esemplari freschi.

Le spore, ialine e bianche in massa, sono ellittiche e misurano 13/29 x 9/12 micron.

E’ un fungo ubiquitario che predilige boschi aperti e prati; si trova dall’estate all’autunno.


Possibilità di scambio

Il principiante è portato a chiamare “mazza di tamburo” anche specie simili di Lepiote, ma di taglia notevolmente inferiore, come la Macrolepiota mastoidea, la Macrolepiota escoriata, la Macrolepiota Rickenii, ecc. La Macrolepiota fuliginea è considerata da alcuni Autori una varietà di Macrolepiota procera; di quest’ultima ha le stesse dimensioni, ma le scaglie sul cappello non sono rilevate, il colore del carpoforo è uniformemente più scuro, il gambo è privo del disegno a bande e l’anello è un anello semplice, non doppio né scorrevole.


Bibliografia

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Tiberi G. e Sperati G. :
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Eyssartier G. & Roux P.
: Le guide des champignons, Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 304.


Monografie

Candusso M & Lanzoni G. : Lepiota s.l., Ed. Libreria Giovanna Biella, Saronno, 1990, pag. 510, tav. 63;




(Sandro Ascarelli)

 

 

Scheda n. 037       -      Febbraio 2009       -       Riferimento n. 713

 


MACROLEPIOTA VENENATA Jacob ex Bon 1979

 



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Sinonimi

Macrolepiota rhacodes var. venenata (Bon) Gmind 2003, Chlorophyllum venenatum (Bon) Lange & Vellinga 2008.


Etimologia

Macrolepiota = grande orecchio squamoso (dal greco makròs = grande, lepis = squama e ous, otòs = orecchio)
venenata = velenoso o avvelenata (dal latino venenatus).


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse; Agaricomy-cetideae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Agaricaceae, Tribù: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: venenata.


Commestibilità

Non commestibile. Può risultare molto indigesto e causare cefalee, vomito, diarrea, disidratazione, subocclusione intestinale e, nei casi più violenti, svenimento.


Descrizione

Nella seconda metà degli anni '70 venivano segnalati nella Francia Settentrionale casi di intossicazione per ingestione di alcuni esemplari di Macrolepiota rhacodes var. hortensis (= var, bohemica), sino allora considerato un buon fungo commestibile come tutte le altre Macrolepiote europee fornite di un cappello con un diametro superiore ai 10 cm. Un micologo francese, Marcel Bon, sul presupposto che si trattasse di specie nuova, la denominava Macrolepiota venenata, cercando di evidenziare le differenze intercorrenti tra quest'ultima e la specie precedente. La creazione del nuovo "taxon" non ha trovato concordi i principali studiosi micologi. E' apparsa in primo luogo eccessiva la denominazione di "venenata" ("velenosa") sia perché a successivi esami è risultata assente qualsiasi traccia di sostanze tossiche, sia perché da M. venenata non si avevano vere proprie forme di avvelenamento ma piuttosto una patologia simile a quella di una indigestione più o meno accentuata, attribuibile, secondo alcuni, ad una insufficiente cottura del fungo.

Le stesse differenze evidenziate dal Bon (e poi dal Lavorato in Italia), e precisamente squame fessurate all'inizio, disposte non uniformemente sul cappello ma appressate al disco, margine fimbriato e con abbondante peluria, carne più dura e poco arrossante al taglio, giunti a fibbia assenti in tutto il carpoforo in M. venenata, squame invece larghe, distanziate e regolarmente concentriche sul cappello, margine integro e abbastanza uniforme, gambo più corto e tozzo, viraggio della carne al rosso cupo, giunti a fibbia rari in M. rhacodes var. hortensis, non sempre sono state ritenute valide, potendo dipendere dalle diverse condizioni climatiche di crescita o rientrare nella possibile varietà macroscopica della stessa specie.

Le immagini che accompagnano questa scheda riproducono alcuni esemplari di Macrolepiota che venivano abitualmente raccolte nel giardino di un condominio di Roma e consumate senza alcun problema da uno dei condomini. Accadde però che un giorno quest'ultimo accusò la sintomatologia descritta, in maniera così accentuata da dover essere ricoverato in ospedale. Il paziente riferì di aver consumato negli anni precedenti quei funghi, da lui ritenuti M. rhacodes, senza alcun inconveniente, e di averli cotti sempre nella stessa maniera.

Vi è da dire che la M. rhacodes var. hortensis cresce prevalentemente negli orti, nei giardini, nei parchi o, in generale, su terreno soffice, lavorato o di riporto. Viene spontaneo avanzare l'ipotesi che la M. venenata altro non sia che la M. rhacodes var. hortensis che ha assorbito sostanze inquinanti negli ultimi anni utilizzati in misura crescente (diserbanti, veleni contro le lumache, anticrittogamici, fertilizzanti chimici, ecc.). Seguendo tuttavia le non concordi, recenti, correnti di pensiero, forniamo al lettore i caratteri principali di M. venenata, raccomandandogli tuttavia di astenersi dal consumare sia quest'ultima specie sia quella di cui è sosia.

La M. venenata presenta un cappello con un diametro di circa 20 cm, la cui cuticola si presenta bruna e uniformemente liscia al centro e poi frazionata in squame brunastre, ampie, disposte irregolarmente e via via più rade verso l'orlo che si presenta fimbriato e rivestito di peluria bianca e lanuginosa.

Le lamelle sono libere al gambo, mediamente fitte, arrotondate, bianche all'inizio poi rosate ed imbrunenti se manipolate.

Il gambo è alto una dozzina di cm., biancastro, fibroso e termina con un grosso bulbo tipicamente marginato: lungo il gambo si evidenzia un anello, biancastro ma bruno al margine, ampio, mobile e membranoso.

Carne dura, compatta, bianca ma subito virante al rosso bruno al taglio. Odore e sapore nulli.

Spore bianche in massa, lisce, ovato-ellittiche, con poro germinativo, 10 / 13 x 7 / 9 micron.

Estate - autunno, gregario su terreni soffici, coltivati e ben concimati e ricchi di nitrati.


Possibilità di scambio

E' un sosia quasi perfetto di Macrolepiota rhacodes var. hortensis con leggere differenze non da tutti ritenute valide.


Bibliografia

Maublanc A. & Viennot-Bourgin G. :Champignons comestibles et vènèneux, Lechevalier, Paris, 1971, pag. 105;

Azzarelli G., Galli R., Bernini A. & Polani F. - Funghi velenosi, Ed. La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1983, pag. 108;

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1987, vol. 5, foto n. 1707;

Bon M. : Champignons d'Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 290;

Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 217;

Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 2 , pag, 943, tav. 1297;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d'Europe, Paris, 1994, pag. 248;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 225, Iconografia n. 362;

Sitta M. : Funghi epigei spontanei, CISNIAR, Modena, 1997, pag. 66;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 2, pag. 795;

Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 248;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 174;

Nonis U: : 500 funghi d'Italia e d'Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 38;

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 179;

Mazza R. : Funghi commestibili e velenosi a confronto, RCS Libri s.p.a., Milano, 2002, pag. 132, foto 76;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 424.


Monografie

Candusso M. e Lanzoni G. : Lepiota, Ed. Biella G., Saronno, 1990, pag. 542;

Bon M. : Les Lepiotes, Documents mycologyques Mèmoire Hors Serie n. 3, CRDP De Picardie, Amiens, 1993, pag. 122, tav. 6/G;


(Sandro Ascarelli)

 

 

 

Scheda n. 108 - Dicembre 2009 - Riferimento n. 713

 


MACROLEPIOTA RACHODES
(Vittadini) Singer


Macrolepiota excoriata








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Sinonimi

Agaricus tachodess, Lepiota rachodes, Leucocoprinus rachodes, Lepiota Olivieri.

Etimologia

Macrolepiota
= grande orecchio squamoso;
rhacodes = cencioso (dal greco rhakòs = straccio, cencio)

Sistematica

Regno : Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio- mycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Sezione: Laevistipedes, Specie: rachodes.

Commestibilità

Buon commestibile secondo alcuni Autori (M. Bon, A. Marchand); secondo altri non sarebbe adatto al consumo sia per il sapore sgradevole, sia perché in alcuni casi pare aver causato lievi disturbi gastrici.

Descrizione

Prima di tutto è necessario avvertire che la corretta denominazione di questa specie è “rachodes” così come pare esser stata “battezzata” dal Vittadini, e non “rhacodes” , secondo una nomenclatura adottata dagli Autori successivi in ossequio all’etimologia che vuole il termine “rhacodes” derivante dal termine greco “rhacòs”.

Si tratta di una Macrolepiota che per taglia e dimensioni può competere con la Macrolepiota procera. Il cappello, inizialmente conico-ottuso con l’orlo aderente al gambo, diviene poi emisferico fino ad aprirsi completamente raggiungendo un diametro talvolta superiore ai 15 centimetri, talora con un lieve e basso umbone. Nel suo stato embrionale la cuticola del cappello si presenta uniforme e brunastra ma presto si dissocia in escoriazioni grossolane e in squame concentriche, più o meno sovrapposte e con l’estremità che tende ad assumere una posizione eretta.

Mentre il disco conserva sempre una colorazione bruna, tra una squama e l’altra, si intravede la colorazione biancastra della carne soprattutto verso l’orlo che appare arrotondato e parzialmente coperto da scaglie pendule tendenti a fessurarsi e a disporsi a mo’ di cortina pelosa.

Le lamelle, bianche poi brunastre o rossastre se toccate, sono fitte, ventricose e libere al gambo al quale si innestano tramite uno stretto collarium che circonda l’apice del gambo.

Quest’ultimo è liscio e nudo o ornato da fibrille scure ma poco evidenti, di norma misurante meno del diametro del cappello. Cilindrico o appena attenuato verso l’alto, termina invece in basso in un grosso bulbo.

Anello grande e membranoso, doppio, mobile lungo il gambo, esternamente bianco, internamente bruno o grigiastro.

Carne tenera, biancastra ma virante rapidamente al rosso vinoso alla sezione, per poi assumere una colorazione bruna. Odore e sapore tenui e gradevoli nell’esemplare giovane.

Spore ellissoidali-ovoidali, munite di poro germinativo. Misurano 9 / 13,5 x 6,5 / 9 micron. La sporata è bianca.

E’ comune in estate e in autunno, nelle radure dei boschi misti, nei parchi, nei giardini, negli orti. Può crescere isolata o in piccoli gruppi.

Possibilità di scambio

Non può confondersi con la Macrolepiota procera (vedi scheda n. 11) perché quest’ultima ha una taglia maggiore, un anello doppio e scorrevole, un gambo disegnato “a pelle di serpente” e soprattutto carne che non si colora, al taglio, di rosso vinoso.

Esiste tuttavia una Macrolepiota rachodes var. bohemica ( o var. hortensis), più tozza e bassa, con calotta discale più scura e più ampia, con arrossamento della carne più deciso e con l’orlo del cappello ricoperto da ciuffi pelosi. Da quest’ultima si distinguerebbe la Macrolepiota venerata (vedi scheda n. 37), tossica. In America sembra accertata la presenza della Macrolepiota rachodes var. brunnea che avrebbe colorazioni pileiche molto più scure (color castagna).

Bibliografia

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Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Paris, 1994, pag. 248, n. 713;

Lange J.E. : Flora agaricina danica, Ed. G. Bella, Saronno, 1994, vol. 1, pag. 16, tav. 9;

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Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 248;

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Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 37;

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 76 e 178;

Phillips R: : Les champignons du Quèbec, Ed. Broquet, Ottawa, 2002, pag. 39;

Mazza R. : Funghi commestibili e velenosi a confronto, RCS Libri s.p.a., Milano, 2002, pag.126, n. 69;

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Boccardo F., Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli Editore, Bologna, 2008, pag. 80.

Monografie:

Candusso M., Lanzoni G. : Lepiota, Funghi Europaei n. 4, Ed. Giovanna Biella, Saronno, 1990, pag. 530.

Bon M. : Les Lepiotes, Documents mycologyques Mèmoire Hors Serie n. 3, CRDP De Picardie, Amiens, 1993, pag. 122, tav. 6/G;

 

(Sandro Ascarelli)

 

 

 

Scheda n. 094 - Ottobre 2009 - Riferimento n. 709

 



MACROLEPIOTA EXCORIATA
(Sch. : Fr.) Wasser



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Sinonimi

Agaricus excoriatus, Lepiota excoriata, Leucocoprinus excoriatus.
Volg.: Bubbola escoriata, Bubbola buona, Fungo della rugiada.

Etimologia

Macrolepiota = grande orecchio squamoso;
excoriata = scorticata.

Sistematica

Regno : Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio- mycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: excoriata.

Commestibilità

Si utilizza soltanto il cappello. Il gambo, fistoloso e duro, può essere essiccato e ridotto in polvere. Può essere usato come condimento. Esemplari vecchi o mal cotti possono risultare indigesti.

Descrizione

Nonostante la taglia decisamente inferiore e benché si presenti con un cappello privo delle caratteristiche squamature rialzate e con il gambo liscio e non disegnato “a pelle di serpente”, sono molti a confondere questo fungo con la Macrolepiota procera (v. scheda n. 11, ottobre 2008).

Ciò che caratterizza questa specie è la particolare dissociazione della cuticola del cappello che appare, ad iniziare dall’orlo, come slabbrata, scorticata e con la parte residua, verso il centro, a forma irregolare a mo’ di stella. Quando il cappello raggiunge la sua massima dimensione (11 o 12 cm. di diametro) è piano convesso, provvisto talora di un basso umbone. La superficie pileica ha colori che vanno dal nocciola all’ocra brunastro, al caffelatte sempre con tonalità più scure al centro e lì dove risulta abrasa lascia intravedere la colorazione biancastra della carne. Il margine è sottile e festonato per la presenza di residui del velo parziale.

Lamelle bianche, fitte, libere al gambo ed inserite in un collarium, circostanza che evidenzia la eterogeneità del fungo..

Il gambo non è più alto di dieci cm., separabile facilmente dal cappello, cilindrico, con base qualche volta leggermente bulbosa, negli esemplari adulti cavo al suo interno. Ha un colore biancastro o crema. Nella sua parte superiore si evidenzia un anello membranoso, bianco, composto da un cinturino che sorregge parte del tessuto disposto a imbuto rovesciato.

Carne bianca, un po’ fibrosa nel piede; odore lieve e gradevole e sapore delicato.

In massa le spore si presentano di color bianco-crema. Hanno forma ellissoidale, parete liscia e dimensioni comprese tra 12 / 17 x 8,5 / 10 micron. Evidente il poro germinativo.

Cresce in estate e in autunno, in modo più o meno gregario, prediligendo spazi aperti e soleggiati come prati, pascoli erbosi, radure, bordo dei sentieri.

Possibilità di scambio

In letteratura vengono citate numerose varietà tra le quali ricorderemo la M. escoriata var. squarrosa e la M. escoriata var.rubescens. Si può confondere con altre Macrolepiote commestibili come la M. mastoidea, la M. rickenii, la M. konradii, la M. rachodes. L’unica Macrolepiota, con un cappello di diametro superiore ai 10 cm, che può ingenerare delle intossicazioni sembrerebbe essere la Macrolepiota venerata (v. scheda n. 37, febbraio 2009). Le lepiote di dimensioni inferiori ai 10 cm. debbono essere considerate tutte pericolose.

Bibliografia

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Monografie:

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(Sandro Ascarelli)

Scheda n.297       -         Marzo 2012         -       Riferimenti n. 712
MACROLEPIOTA MASTOIDEA (Fr.) Singer 1951
macrolepiota_mastoidea_gs4_20120425_1655427692.jpg






foto di G. Sperati
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Sinonimi
Agaricus mastoideus Fries 1821, Agaricus gracilentus Krombholtz 1836, Lepiota mastoidea (Fr.) P. Kummer 1871, Lepiota gracilenta (Krombh.) Quèlet. 1872, Lepiota excoriata var. gracilenta (Krombh.) Quèlet. 1886, Lepiota excoriata subsp. mastoidea (Fr.) Quèlet 1888, Lepiota procera f. gracilenta (Krombh.) Ricken 1939, Leucocoprinus mastoideus (Fr.) Singer 1939, Lepiota rickenii Velenovsky 1939, Lepiotophyllum mastoideum (Fr.) Locquin 1942, Macrolepiota gracilenta (Krombh.) Wasser 1978, Leucocoprinus gracilentus (Krombh.) Locquin 1943, Lepiota excoriata var. konradii Huijsman 1943, Lepiota konradii Huijsman ex PD Orton 1960, Macrolepiota konradii (Huijsman ex PD Orton) MM Moser 1967, Macrolepiota rickenii (Velen.) Bellu & Lanzoni 1987, Macrolepiota procera var. konradii (Huijsman ex PD Orton) Gminder 2003, Macrolepiota procera var. rickenii (Velen.) Gminder 2003, Macrolepiota prominens (Viv) Moser.
Volg.: Lepiota mammellonata, Lepiota umbonata.
Etimologia
Macrolepiota = grande orecchio squamoso; (dal greco makròs = grande, lepis = squama e ous, otòs = orecchio);
mastoidea
= simile a una mammella (dal greco mastos = mammella e ideos = simile), a causa dell'umbone che ricorda un capezzolo
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetidae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Agaricaceae, Tribù: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: mastoidea.
Commestibilita'
È un buon commestibile che non necessita di cottura prolungata come Macrolepiota procera che è velenosa da cruda.
Descrizione
Somigliante alla più conosciuta Mazza di tamburo (Macrolepiota procera, vedi scheda n. 11), ma con dimensioni inferiori, squamature del cappello più piccole e più chiare e anello non scorrevole lungo il gambo, che è più piccolo e meno appariscente.
Il cappello misura 80-120 mm di diametro, è subgloboso, presto conico-campanulato poi convesso ed infine spianato con al centro un caratteristico umbone piuttosto pronunciato; la cuticola è dissociata in finissime squamette, più addensate nella zona del disco, colorate di ocra-grigio-brunastro, più chiare rispetto all'umbone, e che lasciano intravedere una tinta biancastra più evidente verso il margine.
Le lamelle sono libere al gambo ed inserite in un collarium, fitte, bianche poi bianco-crema con il tagliente integro e concolore alle facce.
Il gambo di 90-160 x 10-15 mm è cilindrico, slanciato, con la base appena bulbosa, inizialmente pieno, cavo nell'esemplare adulto, percorso dal basso fino all'anello da screziature di colore crema ocra o brunastre su uno sfondo biancastro; anello a guisa di braccialetto, membranoso, bianco od ocraceo nella parte inferiore, bruno-nocciola in quella superiore.
La carne è bianca, tenera nel cappello, fibrosetta nel gambo con odore leggero indefinito e sapore grato di nocciola.
Le spore di 11,5-15 x 7,5-9,5 micron sono ellissoidali e bianche in massa.
Cresce dall'estate all'autunno, nelle radure erbose dei boschi, nei parchi e nei giardini.

Possibilita' di Scambio
Può essere scambiata con Macrolepiota excoriata che ha un cappello con cuticola che si dissocia a stella ed umbone basso, un gambo poco slanciato, bianco, liscio e senza ornamentazioni (vedi scheda n. 94).
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(Gianfranco Sperati)