Leccinum

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Scheda n. 115 - Gennaio 2010 - Riferimento n. 1702



LECCINUM VULPINUM
Watling


115. Leccinum vulpinum
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Sinonimi

Krombholziella vulpina Sutara, Leccinum piceinum Pilat & Dermek.
Volg. Porcinello rosso, Porcinello dei pini.

Etimologia

Leccinum = attinente al leccio,
vulpinum = attinente alle volpi (per il colore simile al mantello delle volpi).

Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere: Leccinum, Sezione: Rufae, Specie: vulpinum.

Commestibilità

Commestibile; si utilizza soltanto il cappello perché il gambo rimane duro e coriaceo. Si presta ad essere conservato essiccato.

Descrizione

Nel 1970 il micologo inglese R. Watling ha individuato il Leccinum vulpinum separandolo dal Leccinum rufum o Leccinum aurantiacum con il quale era stato fino ad allora confuso. In realtà il L. vulpinum ha colorazioni pileiche tendenti al rosso-mattone (simile al colore della pelliccia della volpe) mentre quelle del L. rufum avrebbero tonalità più aranciate. Elemento determinante per la differenziazione delle due specie è tuttavia il diverso habitat di produzione: il L. vulpinum cresce esclusivamente in montagna, nei boschi di Peccio o di Abete rosso, quasi sempre frammisto a piante di mirtillo, mentre il L. rufum è simbioticamente legato al Pioppo o alla Betulla. Nelle zone dolomitiche tuttavia il L. vulpinum è ancora chiamato “Porcinello rosso”.

Il Genere Leccinum o Krombholziella è costituito da Boleti caratterizzati da una taglia media, un gambo cilindrico solitamente alto, cosparso di asperità o scagliette più o meno rilevate e scure, da un cappello guancialiforme con cuticola che deborda oltre l’orlo del cappello, da tubuli alti ed eccedenti il margine e terminanti in pori irregolari biancastri o grigiastri, da carne soda e compatta nel gambo, facilmente ossidabile soprattutto nel punto di intersezione tra il cappello e il gambo e quindi virante dal bianco o dal giallo al rosso amaranto o all’azzurro.

Molte di queste peculiarità si ritrovano nel L. vulpinum. Il cappello rimane a lungo globoso attorno al gambo facendo assumere al carpoforo quasi l’aspetto di un grosso cerino, poi si distende un poco ma mai completamente. La cuticola, rosso-mattone o ancora più scura. È all’inizio vellutata poi liscia e glabra e talvolta tendente a screpolarsi in condizioni di siccità, è eccedente oltre il margine del cappello ricadendo sui tubuli a mo’ di mantovana.

I tubuli sono fitti, alti, grigiastri e terminanti in pori arrotondati .bianco-sporco ma poi imbrunenti alla manipolazione.

Gambo duro e compatto, più o meno cilindrico, con corteccia bianco crema ma rivestito di granulosità nerastre disposte verticalmente in maniera ordinata.

Carne, più tenera nel cappello, si fa via via più coriacea e consistente nel gambo; bianca ma virante alla sezione al color lilla o all’azzurro sia nella intersezione del cappello col gambo, sia nella estremità inferiore dello stipite. Odore poco significativo. Sapore dolciastro.

Basidiospore fusiformi (11 / 15 x 3,5 / 5 micron), lisce, guttulate, color avana molto chiaro.

Specie alpina che cresce anche oltre i 2.000 metri, nelle radure soleggiate delle abetaie, spesso tra il mirtillo, isolata o in piccoli gruppi.

Possibilità di scambio

Abbiamo già accennato alla possibilità di scambiare il L. vulpinum com il L. rufum o aurantiacum. Altri “porcinelli rossi” sono il Leccinum versipelle (con il cappello giallo-arancio) e il Leccinujm quercinum (con il cappello rosso-bruno). Hanno tutti le medesime proprietà gastronomiche.

Bibliografia

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 2, foto n. 711;

Moser M. : Keys to Agarics and Boleti, Roger Phillips, Londra, 1978, pag. 77;

Moser M. : Guida alla determinazione dei funghi, Saturnia, Trento, 1980, pag. 77;

Svrcek M, Kubicka J. & Erhart J. e M. : Impariamo a conoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostini Spa, Novara, 1981, pag. 244;

Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 1982, vol. 2 , tav. 200 (nota);

Goidanich G. & Govi G. Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 412;

Blatto L. : Atlante fotografico dei funghi, U. Hoepli Ed., Milano 1982, pag. 274, tav. 236 (in nota) ;

Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 202;

Aguardi A., Lucchini G., Riva A e Testa E. : Funghi e boschi del Canton Ticino, Ed. Credito Svizzero, 1987, vol. 1, pag. 103 (in nota), vol. 3, pag. 117 (in nota);

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 289, foto 396;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Paris, 1994, pag. 438, n. 702;

Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 46 (in nota);

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 79;

Sitta M. : Funghi epigei spontanei, CISNIAR, Modena, 1997, pag. 43;

Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 198:

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 451;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol.1, pag. 387;

Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 357;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 3, pag. 72, foto 36 (in nota);

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 270;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 390;

A. Testi : Funghi d’Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 152;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 162 (in nota);

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 271, scheda n. 215 (in nota);

Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 502.

Monografie:

Galli R. I Boleti delle nostre regioni, La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1980, pag. 148;

Alessio C. L. : Boletus, Fungi Europaei 2, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag.483, tav. 82, pag. 658;

Lemoine C. & Clausure G: : Connaitre et reconnaitre les Bolets, Ed. Secalib, Ouest France, Rennes, 1988, pag. 86;

Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 82;

Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 264.

 

(Sandro Ascarelli)

 

Scheda n. 175 - Settembre 2010 - Riferimento n. 1708

LECCINUM LEPIDUM (Bouchet) Quadraccia


275. Leccinum lepidum
foto di G. Sperati
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Sinonimi

Boletus lepidus Bouchet, Boletus eximius Bouchet, Boletus lepideus Alessio, Krombholziella lepida Essette.
Volg.: Leccino, Porcino giallo invernale


Etimologia

Leccinum = attinente al leccio (Quercus ilex)
lepidum = dal latino: lepido, gradevole.


Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere:Leccinum, Sezione: Luteoscabra, Sottosezione : Fumosa, Specie: lepidum.


Commestibilità

Commestibile; si utilizza soltanto il cappello perché il gambo rimane duro e coriaceo. Si presta ad essere conservato essiccato; annerisce alla cottura.


Descrizione

Da ragazzo alcuni giorni prima di Natale prendevo il trenino Roma-Ostia per scendere alla stazione di Castelfusano, entrare nel bosco e riempire il cestino con esemplari di questo fungo. Una volta a casa mamma li preparava per farci alcuni piatti ed i più piccoli li metteva sott’olio. Allora raccoglievo solo porcini e, quindi, anche questi che mi erano stati indicati da alcuni raccoglitori del posto come porcini gialli invernali. Quel giorno ero felice perché potevo vantarmi di aver fatto mangiare i porcini, anche se gialli, il giorno di Natale.
Si tratta di un bel fungo di medio-grandi dimensioni, tozzo e robusto con cappello di 5-15 cm di diametro, carnoso, sodo nel giovane e molliccio nell’adulto, emisferico, poi convesso e pulvinato, mai completamente spianato, con il bordo di un certo spessore ed eccedente, involuto negli esemplari giovani e disteso in quelli più maturi. La cuticola si presenta sempre rugoso-untuosa vischiosa a tempo umido, di colore molto variabile: giallo-ocra, bruno-ocraceo, fulvo-bruno, giallo-bruno scuro; immutabile al tocco o alla pressione.
Tubuli lunghi fino a 2,5 cm, separabili e liberi al gambo, gialli all’inizio, poi ingrigenti o imbrunenti, in vecchiaia con riflessi oliva al taglio; i pori sono piccoli e tondeggianti, concolori ai tubuli e brunastri in seguito a pressione o traumi.
Gambo di 6-13 x 3-4,5 cm, pieno, sodo e fibroso, per lo più ventricoso, appena ingrossato alla base o leggermente claviforme, infine cilindrico; la superficie è asciutta, giallo-citrina poi gialla più scura, vira al tocco al bruno-rossastro, più evidente se manipolato; è inoltre cosparso di squamette o sottili asperità gialle poi volgenti al brunastro che tendono a disegnare delle costole dalla parte mediana fino alla zona basale.
Carne soda solo negli esemplari immaturi, poi via via più molle, quella del gambo dura e fibrosa; bianco-giallognola, al taglio rosa-rossastra, soprattutto all’inserzione tra il gambo ed il cappello, poi rosa-lilla e da ultimo grigio-ocracea. Odore debole e sapore dolce.
Spore di 15-22 x 5-7,5 micron, fusiformi, bruno-olivastre in massa.
Cresce esclusivamente sotto Quercus ilex e Quercus suber, isolato o a piccoli gruppetti dall’autunno inoltrato alla primavera, più frequente nella macchia mediterranea nei pressi della costa.


Possibilità di scambio

Leccinum lepidum ha l'aspetto simile a un gran numero di boleti. Il boleto più vicino è Leccinum corsicus, che, però, oltre ad essere più piccolo, è simbionte di specie del genere Cistus. Anche Leccinum crocipodium è molto simile, ma ha cuticola vellutata e tendenza a screpolarsi, inoltre è legato anche a querce a foglia caduca ed al castagno. Infine Boletus appendiculatus è l’altra specie con cui viene spesso confuso, ma ha il gambo ornato da un bel reticolo giallo, inoltre la carne ha un lieve viraggio al bleu. Tutte le specie sopra menzionate sono commestibili.

 

Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 494;

G. Bresadola: Funghi mangerecci e velenosi, Ed. G.B. Monauni, Trento 1965, pag. 230, tav. 70 fig. b;

Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 2, foto n. 706;

Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpigan, 1971, vol. 3, pag. 58, tav. 226

Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 246;

Balletto C. Flora micologica analitica, Genova, 1972, pag. 141;

Moser M. : Keys to Agarics and Boleti, Roger Phillips, Londra, 1978, pag. 77;

Garau M., Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi, SAGEP, Genova, 1980, pag. 62;

Moser M. : Guida alla determinazione dei funghi, Saturnia, Trento, 1980, pag. 77;

Lincoff G.H. & Nehring C. : Field Guide to North American Mushrooms, A.A.Kropf, New York, 1981, pag. 615;

Roger Phillips: Mushrooms of Great Britain & Europe, Londra, 1981, pag. 216;

Goidanich G. & Govi G. Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 398;

Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 1985, collez. 4, tav. 176;

Pandolfi M. e Ubaldi D. : Guida ai funghi d’Italia e d’Europa, F. Muzio Ed., Padova, 1987, pag. 241;

Bon M. : Champignons d’Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 40;

Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 98;

Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 287 foto 393;

Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 1, pag. 84, foto 89;

Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol. 1, pag. 287, foto 212;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Delachaux et Niestlè, Paris, 1994, pag. 438 n. 1708;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 78;

Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpigan, 1971, vol. 3, pag. 58, tav. 226

Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 246;

Hennig/Kreisel: Taschenbuch für Pilzfreunde, Gustav Fischer Verl., Jena, 1987, pag.152, tav. 85;

Bon M. : Champignons d’Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 46;

Giuseppe Pace: Atlante dei Funghi, A. Mondadori Ed., Verona, 1991, pag 178, fig. 1;

Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d’Europe, Paris, 1994, pag. 422, n. 1708;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 87, Iconografia foto n. 78;

Sitta M. : Funghi epigei spontanei, CISNIAR, Modena, 1997, pag. 41;

R. Mazza: I funghi, Sonzogno, Milano, 1997, pag. 380, fig. 310;

Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 455, foto 900;

Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 392;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 270;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 383;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 167;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 576 ;

Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 185;

Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 504;

Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 171;

Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 6, pag. 158 n. 603.

 

Monografie:


Leclair A. et Essette H.
: Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1969, tav. 58 ;

Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi: I Boleti, SAGEP, Genova, 1980, pag. 113;

Galli R. I Boleti delle nostre regioni, La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1980, pag. 152;

Alessio C. L. : Boletus, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag. 465, tav. 78;

Lemoine C. & Clausure G: : Connaitre et reconnaitre les Bolets, Ed. Secalib, Ouest France, Rennes, 1988, pag. 84 in nota;

Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 88 n. 19;

Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 258.

 

(Gianfranco Sperati)

 

Scheda n.290       -         Febbraio 2012         -       Riferimenti n. 1701
leccinum Aurantiacum (Bull.) S. F. Gray , 1821
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foto di G. Sperati
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Sinonimi
Boletus aurantiacus Bulliard 1792, Boletus rufus Schaeffer 1792, Boletus aurantiacus var. rufus (Schaeff.) Mérat 1821, Boletus scaber var. aurantiacus (Bull.) Opatowski 1836, Boletopsis rufa (Schaeff.) Hennings 1900, Krombholzia aurantiaca (Roques ex Bull.) Gilbert{?), Krombholziella aurantiaca (Bull.) Maire 1937, Trachypus aurantiacus (Bull.) Romagnesi, (1939), Boletus versipellisvar. aurantiacus (Bull.) Vassilkov, (1948), Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel 1983, Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel 1984, Krombholziella rufa Schaeff. ex Alessio, 1985, Leccinum populinum M. Korhonen, 1995, Leccinum quercinum sensu auct.2005.

Volg.: Leccino, Porcinello rosso
Etimologia
Leccinum = attinente al leccio (Quercus ilex)
aurantiacum
= arancione (dall'aggettivo latino)
Sistematica
Regno: Fungi; Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Leccinum, Sezione: Leccinum, Sottosezione: Leccinum, Specie: aurantiacum.
Commestibilita'
Commestibile mediocre; si consiglia di consumare il solo cappello del fungo giovane e con i tubuli non ancora molto sviluppati. Diviene nerastro in cottura.
Descrizione
Genericamente è denominato "porcinello rosso" , non sempre è agevole, all'interno di questo gruppo, distinguere le diverse specie che ne fanno parte, come ad es. Leccinum vulpinum Watling, Leccinum piceinum Pilàt & Dermek, Leccinum quercinum Pilàt ex Pilàt, Leccinum versipelle (Fries) Snell che differiscono sia per le varie tonalità cromatiche del cappello, sia per le colorazioni delle squamettature che decorano il gambo, sia infine per il diverso habitat di produzione.
Anche L. aurantiacum, come gli altri "porcinelli rossi", nel primo stadio di sviluppo ha un cappello subsferico e aderente al gambo così da assomigliare ad una sorta di fiammifero conficcato nel terreno. In seguito il cappello si distende assumendo una forma convessa, guancialiforme, La cuticola, sottile, separabile, asciutta o finemente feltrata ha una colorazione rosso-arancio, rosso fulvo ed alla fine rosso mattone con squamettature molto fini, brunastre,e tende a debordare oltre l'orlo del cappello, festonandolo o ripiegandosi verso l'interno aderendo alla sottostante parete imeniale.
Tubuli molto lunghi nell'esemplare adulto (alti otre i 30 mm.), sottili, liberi, separabili, bianco-crema all'inizio poi grigiastri. Pori concolori, piccoli, fitti, rotondi: si macchiano di grigio-bruno al tocco.
Gambo alto fino a circa 20 cm., massiccio e sodo, cilindrico o ingrossato in basso e svasato leggermente all'apice. Biancastro ma rivestito di granulosità più o meno fitte di colore grigiastro ma poi bruno-rossastre e infine bruno-nerastre. Alla base dello stipite appaiano talvolta lievi macchie smeraldine.
Carne soda, compatta e fibrosa quella del gambo, più morbida, spugnosa e molliccia quella del cappello. Bianca ma al taglio si colora abbastanza rapidamente di bluastro e in seguito di grigio ardesia e alla fine di nerastro. Reazione al grigio-verde con solfato di ferro, al rosso scuro poi color cioccolata con formolo, al grigio azzurro con tintura di guaiaco. Odore debole, sapore dolce e gradevole.
Spore lisce, fusiformi, guttulate, gialline al microscopio, bruno-avana in massa. Hanno le seguenti dimensioni: 14 / 17,5 x 4 / 6 μm.
L. aurantiacus
è specie abbastanza comune nei boschi di latifoglie (legato specialmen-te al pioppo tremulo Populus tremula) e cresce isolato o in piccoli gruppi in estate e in autunno, in luoghi sufficientemente aperti e soleggiati.
Possibilita' di Scambio
Il L. vulpinum e il L. piceinus sono tipici delle abetaie di montagna dove si producono sovente tra i piccoli arbusti di mirtillo nero (Vaccinum myrtillum). L. quercinum si rinviene invece preferibilmente sotto querce, ma anche in prossimità di altre latifoglie: si distingue dal L. aurantiacus per avere la cuticola molto feltrata, areolata, rosso-arancio-fulva e la carne virante, alla sezione, al grigio-ardesia senza passaggi intermedi. L. versipelle infine ha infine una taglia più robusta, cuticola giallo-aranciata, gambo cosparso di fitte squamette nerastre fin dall'inizio e cresce in simbiosi esclusiva con le Betulle.
Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 395;
Saccardo P.A.
: Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 6, pag. 41;
Quèlet L.
Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 425;
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Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, tav. 935;
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: British Basidiomyceteae, Cambridge, 1922, pag. 572 n. 1893;
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: Fuhrer fur Pilzfreunde, Verlag von Quelle & Meyer, Lipsia, 1933, vol. 1, pag. 94;
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: Atlas Hub, Statni Pedagogiche Nakladatelstvi, Praga, 1952, pag. 17, tav. 24;
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: Champignons d'Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag. 346, tav. 12/2;
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: Funghi, Ed. SAIE, Torino, 1970, pag. 254;
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: Funghi vivi, funghi che parlano, G.B. Monauni, Trento, 1971, pag. 290;
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: Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1971, vol. 1, pag. 160, tav. 71;
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: Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, pag. 185, tav. 266;
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: Funghi dei boschi alpini, Casa Editrice Athesia, Bolzano, 1975, pag. 75;
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Lincoff G.H. & Nehring C.
: Field Guide to North American Mushrooms, A.A.Kropf, New York, 1981, pag. 577, foto 388;
Svrcek M, Kubicka J. & Erhart J. e M.
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- Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 410;
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: Bolets de Catalunya, Barcellona, 1983, collez. 2, tav. 79;
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(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 180 - Ottobre 2010 - Riferimento 1704




LECCINUM DURIUSCULUM
(Schulzer) Singer

 

 

180. Leccinum duriusculum
foto di S. Ascarelli
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Sinonimi

Gyroporus scaber var. duriusculus Quèlet, Trachypus scaber var, duriusculus Bataille, Trachypus scaber var. grisesu Bataille. Krombholzia duriuscula, Gilbert, Krombholzia aurantiaca subsp. duriuscula Maire, Gyroporus griseus Quèlet, Boletus griseus Saccardo, Boletus duriusculus Schulzer , Boletus decipiens Pilàt & Dermek. Boletus duriusculus Schulzer & Kalchbr., Krombholzia aurantiaca f. duruiscula (Schulzer) Vassilkov, Leccinum aurantiacum subsp. duriusculum (Kalchbr. & Schulzer) Hlaváček.
Volg.: Leccino, Porcino giallo invernale


Etimologia


Leccinum =
attinente al leccio (Quercus ilex)
duriusculum = piccolo e duro (diminutivo dal latino durus = duro), per la forma del carpoforo.


Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Leccinum, Sezione: Leccinum, Sottosezione: Fumosa, Specie: duriusculum.


Commestibilità

Commestibile buono; privano del gambo, duro e coriaceo, è di certo il fungo migliore nel genere Leccinum.


Descrizione

Il cappello misura 5-20 cm di diametro ed é sodo e alquanto carnoso, più tenero e cedevole a maturazione, da globoso a convesso, convesso-pulvinato, quasi mai spianato; con margine ripiegato negli esemplari giovani; la cuticola, finemente vellutata nel giovane é screpolata, soprattutto verso il margine degli esemplari maturi. Il colore varia dal bruno grigiastro chiaro al caffè e latte rossastro.

I tubuli sono lunghi, nettamente arrotondati al gambo, mentre i pori sono molto piccoli: ambedue, tubuli e pori, sono di colore crema grigiastro con sfumature rosate poi cioccolato, soprattutto alla pressione.

Il gambo misura 6-18 x 2-5 cm ed é sodo, duro e robusto, spesso rigonfio al centro, rastremato in alto e bulboso alla base. Il colore varia dal biancastro al bruno-grigio scuro ed é decorato su tutta la lunghezza da scagliosità puntiformi, inizialmente biancastre, poi grigiastre infine grigio scure; la base inoltre può essere interessata da macchie verdi azzurre.

La carne è soda e compatta, più molle negli esemplari maturi, di colore bianco, virante prima al rosato e poi al viola grigiastro; l’odore è quasi nullo ed il sapore è dolciastro; annerisce con la cottura.

Le spore misurano 12-20 x 4,5-6 micron e sono fusiformi, di colore bruno in massa.

Cresce in estate ed autunno esclusivamente sotto Populus alba e Populus tremula.


Possibilità di scambio

L. duriusculum ha l'aspetto simile a molti altri boleti del genere Leccinum. Il boleto più vicino è forse L. crocipodium, ma è in tutte le parti più chiaro di colore, con prevalenza del colore giallo e cresce sotto querce. Può inoltre confondersi con L. carpini, che però è più scuro di colore e cresce sotto carpini. Tutte le specie sopra menzionate sono commestibili.


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(Gianfranco Sperati)

Scheda n.294       -         Febbraio 2012         -       Riferimenti n. 1706
LECCINUM CARPINI Schulz.) Moser 1965
leccinum_carpini_1gs_20120423_1749321214.jpg





foto di G. Sperati
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Sinonimi
Boletus carpini (R. Schulz) A. Pearson 1947, Boletus scaber var. carpini R. Schulz 1924, Trachypus carpini (R. Schulz) J. Favre 1948, Krombholziella carpini (R. Schulz) Bon 1985, Krombholziella carpini (R. Schulz) Alessio 1985, Leccinellum carpini (R. Schulz) Bresinsky e Manfr. Binder 2003, Boletus pseudoscaber Kallenb. 1929, Krombholzia pseudoscabra (Kallenb.) Vassilkov 1955, Krombholziella pseudoscabra (Kallenb.) Šutara 1982, Leccinum griseum ( Quél.) Singer 1966.
Volg.:
Leccino del carpino
Etimologia
Il nome del genere Leccinum deriva dal latino e significa "attinente al leccio".
Il nome si specie
carpini deriva dal latino e si riferisce alla predilezione di crescita sotto le piante di carpino.
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Leccinum, Sezione: Albella, Specie: carpini.
Commestibilita'
Discreto commestibile se giovane, privandolo però del gambo troppo tenace e dei tubuli mol-licci e vischiosetti.
Descrizione
È un fungo di facile riconoscimento a causa della conformazione della cuticola del cappello e del viraggio al grigio-nero più rapido che negli altri leccini. Si trova comunemente nelle zone interne sia in boschi planiziali che in quelli collinari. Il cappello misura 60-140 mm di diametro e si presenta da emisferico a campanulato-convesso, mai spianato; la superficie è grinzoso-rugosa, un po’ e gibbosa, glabra e vischiosa con tempo umido, talvolta areolata con il tempo secco. Il colore varia dal bruno al bruno-oliva sino al bruno scuro. I tubuli sono lunghi, rotondato-smarginati al gambo; bianco-grigiastri, ma nerastri al taglio; i pori sono piccoli, tondi e dello stesso colore dei tubuli. Il gambo misura 50-140 x 10-30 mm, è pieno e sodo, fibroso, di forma cilindroide, con la ba-se progressivamente ingrossata; il colore di fondo è bianco-grigio, decorato da una fitta squamettatura scura, su toni bruno-nerastri; si scurisce ulteriormente alla manipolazione. La carne del cappello è soda solo nei giovani esemplari, poi diviene molle e spugnosa, quella del gambo è dura e fibroso-stopposa; al taglio dapprima si colora di rosa-violetto, poi lenta-mente annerisce; l’odore è debole ma grato e il sapore dolciastro. Le spore misurano 14-20 x 5-7 micron e sono fusiformi e brune in massa. Cresce in estate ed in autunno, esclusivamente sotto le latifoglie, con predilezione per i carpini e le querce, poi castagni ed altre latifoglie, mai sotto pioppi o betulle; dalla pianura alla media montagna.
Possibilita' di Scambio
Può essere confuso con Leccinum scaber, ma la carne di quest’ultimo non annerisce al taglio e preferisce crescere sotto betulle.
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(Gianfranco Sperati)