Armillaria

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Scheda n. 030       -       Gennaio 2009       -       Riferimento n. 313



ARMILLARIA MELLEA (Vahl. : Fr.) Kummer 1871



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Foto di S. Ascarelli

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Sinonimi

Agaricus melleus Vahl 1790, Agaricus sulphureus Weinman, Agaricus annularius Bulliard 1787, Agaricus laricinus Bolton 1788, Armillaria mellea Quèlet 1872, Armillaria mellea var. glabra Gillet 1874, Armillaria mellea var. maxima Barla 1887, Armillaria mellea var. minor Barla 1887, Armillaria mellea var. sulphurea (Weinm.) Fries 1879, Armillariella mellea (Vahl) P. Karsten 1881, Omphalia mellea (Vahl) Quélet 1886, Armillaria laricina Saccardo 1887, Clitocybe mellea (Vahl) Ricken 1915, Lepiota mellea (Vahl) J.E. Lange 1915.
Volg.: Chiodino del miele, Famigliola buona.


Etimologia

Armillaria = braccialetto (dal latino armillaria = bracciale, per l'anello che cinge il gambo);
mellea = mielato (dal latino melleus = attinente al miele per il colore delle lamelle).


Sistematica

Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe Homobasidiomycetes, Sottoclasse Agaricomycetideae, Ordine Tricholomatales, Famiglia Tricholomataceae, Sottofamiglia Tricholomatoideae, Tribù Clitocybeae, Genere Armillaria, specie mellea.


Commestibilità

Buon commestibile finchè ancora giovane, previa adeguata cottura, tossico se raccolto dopo una gelata (in tal caso la carne non è bianca ma bruna). Si consumano solo i cappelli perché i gambi sono duri e coriacei.


Descrizione

La "famigliola buona" è un fungo ricercato per le sue proprietà organolettiche e tuttavia può essere tranquillamente consumato solo se gli esemplari sono ancora molto giovani e se vengono ben cotti: contengono infatti delle emolitine si dissolvono ad una temperatura di 70°.

Armillaria mellea cresce cespitosa su legno di essenze arboree di cui è un pericoloso parassita. Come tale aggredisce alberi riuscendo a svilupparsi soprattutto nei confronti di piante in qualche modo ferite o indebolite; per questa ragione predilige crescere soprattutto sui tronchi di piante recise. Oltre che sui tronchi o alla base dei tronchi, possiamo ritrovare famiglie di A. mellea anche apparentemente sul terreno; è tuttavia evidente che in tal caso il fungo si è sviluppato da una radice interrata. Se il parassitismo del fungo riesce a predominare, esso sarà causa della morte della pianta ospite. E' interessante notare che in tal caso A. mellea modifica il suo sistema nutritivo, divenendo fungo saprotrofo, cioè tale da continuare ad alimentarsi su legno ormai "morto" provvedendo tra l'altro alla sua decomposizione e alla restituzione al terreno delle composizioni minerali necessarie alla ricostituzione dell' humus.

Come evidenziato dalla denominazione volgare, A. mellea ha inizialmente l'aspetto di un piccolo chiodo con il cappellino convesso del diametro di 2 o 3 cm. In seguito il cappello si distende fino a raggiungere dimensioni di 8 / 10 cm. La sua superficie è coperta da squamette irte che si diradano verso l'orlo e che tendono a scomparire lasciando tuttavia sul cappello l'impronta della loro presenza. Il colore dell'intero carpoforo è molto variabile in relazione al tipo di albero che lo ospita: si va dal nero al bianco, passando attraverso tonalità nocciola o brunastre.

Le lamelle sono relativamente fitte, di poco decorrenti sul gambo, bianche all'inizio poi di color beige un poco rosato, come il colore del miele di fiori di campo.

Il gambo è slanciato, elastico, fibroso, affusolato alla base quando la crescita è cespitosa oppure con base allargata e bulbosa quando cresce in esemplari isolati. Poco più chiaro del colore del cappello, assume tonalità più scure verso l'estremità inferiore. Nella parte alta del gambo si trova l'anello supero, membranoso e simile ad una armilla (calza superiormente svasata), con striature nella sua pagina superiore che si prolungano poi lungo il gambo nella porzione compresa tra l'anello e l'attaccatura delle lamelle; di colore è bruno molto pallido leggermente ingiallente verso l'orlo.

Carne soda quella del cappello, dura e coriacea quella del gambo. Odore fungino, talora lievemente spermatico; sapore un poco acidulo e dolciastro.

Cresce contemporaneamente ed in rapida volata, dopo le prime piogge autunnali, su alberi vivi, su ceppaie o su radici interrate, di solito cespitosa ma talvolta isolata.

La sporata bianca è determinata da spore ellissoidali o subovali, bianche, misuranti 7/9 x 5,5/7 micron.


Possibilità di scambio

Della A. mellea esistono molte varietà in rapporto alle diversità cromatiche dei carpofori (A. cepistipes, A. gallica, ecc.). Molto discussa è la A. ostoyae (= A. oscura) assurta ad entità tassonomicamente autonoma e che sarebbe diversa dalla A. mellea perché il cappello ha tonalità più scure ed è ricoperto da squamule irte e persistenti mentre l'orlo del cappello e dell'anello ha colorazioni bruno incarnato.

L'A. tabescens (color tabacco) è quasi identica alla A. mellea; di dimensioni più modeste, cresce soltanto sul terreno (anche se in prossimità di ceppi) e, soprattutto, è sempre priva di anello.

Assai simile è Kuhneromyces mutabilis che deve il suo nome al fatto di avere un cappello con due colorazioni concentriche le cui dimensioni variano a seconda del grado di umidità assorbito. Tutte le specie sopra citate hanno le stesse possibilità di essere consumate, se giovani e ben cotte.

Sono invece tossiche l' Hypholoma fasciculare e l' Hypholoma sublateritium che crescono anch'essi in maniera cespitosa alla base di tronchi o sopra ceppi. E' necessario, in questo caso, fare molta attenzione al colore della lamelle: color miele nelle Armillarie, colore verde oliva o verde violetto negli Ifoloma.


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(Sandro Ascarelli)


Scheda n. 213 - Marzo 2011 - Riferimento n. 312

ARMILLARIA TABESCENS (Scop.) Emeland

 

 

Foto Sandro Ascarelli
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Sinonimi

Agaricus tabescens Scopoli, Agaricus gymnopodius Bulliard, Agaricus socialis De Candolle, Agaricus buxeus Persoon, Lentinus caespitosus Berkeley, Pleurotus caespitosus Barkeley et Curtis, Clitocybe monadelpha Morgan, Collybia tabescens Saccardo, Agaricus inarmillatus Schulzer, Clitocybe socialis Barla, Armillaria tabescens Emeland, Armillaria mellea var. tabescens Rea.

Etimologia

Armillaria = braccialetto (dal latino armillaria = bracciale, per l’anello che cinge il gambo);

tabescens = che si dissolve (dal verbo latino tabescere = dissolversi)

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio-mycetes, Sottoclasse: Agarico-mycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Tricholomataceae, Sottofamiglia: Tricholomatoideae, Tribù: Clitocybeae, Genere: Armillaria, specie: tabescens..

Commestibilità

Buon commestibile , delicato. Si consumano solo i cappelli perché i gambi sono duri e coriacei. Può essere utilizzato per la preparazione di sughi e per il “sott’olio”.

Descrizione

Simile all’ Armillariella mellea (la “famigliola buona” fungo noto e ricercato, vedi scheda n. 30) ne differisce soprattutto perché i carpofori, strettamente fascicolati, nascono sul terreno (anche se in prossimità del tronco di un albero) e sono sempre privi di qualsiasi traccia di anello. Le sue proprietà organolettiche sono analoghe e quelle dell’ Armillariella mellea e quindi è specie che può essere tranquillamente consumata solo se gli esemplari sono ancora molto giovani e se vengono ben cotti: contengono infatti delle emolitine che però si dissolvono ad una temperatura di 70°.

Il fungo è composto da numerosi individui, uniti alla base, e muniti di un cappello (£ / 7 centimetri di diametro) inizialmente convessi ma poi distesi fino a divenire quasi involuti, con ampio umbone diffuso o centralmente depressi. Nella zona discale si notano numerose squamette scure che si diradano verso il margine; quest’ultimo è lobato, leggermente involuto, talora festonato. La colorazione pileica è brunastra, nocciola, o ocra più o meno chiara.

Le lamelle sono mediamente fitte, arcuate, annesse al gambo con un dentino che sul gambo stesso decorre per un breve tratto. Dapprima biancastre assumono poi una colorazione lievemente ambrata con riflessi rosati.

Il gambo è liscio, privo di anello i cui residui possono a volte rimanere sotto forma di cortina festonante l’orlo del cappello. Cilindrico, flessuoso, farcito all’interno e poi cavo, è concolore al cappello. Unito alla base agli altri esemplari fino a costituire dei fasci di una certa dimensione.

Carne biancastra, ocra rosata alla base del gambo, dal sapore dolce e dal profumo fungino.

Spore 8 / 10 x 5,5 / 6,5 μm, ovoidali, con parete liscia o appena sabbiata.

Cresce in estate e in autunno, in gruppi di numerosi esemplari strettamente fascicolati, su terreno e di solito alla base o accanto a ceppi di quercia. Non molto comune ma abbondante nelle zone di crescita dove si riproduce per diversi anni.

 

Possibilità di scambio

Assomiglia molto all’ Armillariella mellea che però ha un anello evidente e cresce, anch’essa fascicolata, sul tronco di diverse essenze arboree. Privi di anello sono anche gli esemplari fascicolati della A. ectypa che cresce prevalentemente tra il muschio degli sfagni e delle torbiere montane.

Bibliografia

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(Sandro Ascarelli)

 

 

 

Scheda n. 449      -       Gennaio 2014      -       Riferimento n. 317



ARMILLARIA GALLICA Marxmuller & Romagnesi 1987




armillaria gallica gs1 20140314 1971375737Foto di Gianfranco Sperati
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Sinonimi

Armillaria lutea Gillet (1874), Armillaria mellea var. bulbosa Barla (1887), Armillaria bulbosa (Barla) Velenovsky (1887), Armillaria inflata Velenovsky (1920).
Volg.: Chiodino bulboso


Etimologia

Armillaria = bracciale, (dal latino armilla = bracciale)per l'anello che cinge il gambo;
gallica = della Gallia, francese (dal latino Gallia così come era chiamata la regione corrispondente più o meno alla Francia attuale).


Sistematica

Regno Fungi, Divisione Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe Homo-basidiomycetes, Sottoclasse Agaricomycetideae, Ordine Tricholomatales, Famiglia Tricholomataceae, Sottofamiglia, Tricholomatoideae, Tribù Clitocybeae Genere Armillaria, specie gallica.


Commestibilità

È un fungo poco comune e, come Armillaria mellea, eccellente finché il gambo non è troppo coriaceo. In età matura se ne consumano solamente i cappelli. Come tutte le altre specie del genere, che sono velenose da crude, deve essere consumato dopo prebollitura ed escludendo il liquido di cottura, perché contiene emolitine che si dissolvono ad una temperatura di 70°; inoltre non va congelata da cruda in quanto le tossine possono fissarsi alla carne del fungo che diviene termostabile.


Descrizione

Diversamente da Armillaria mellea, fungo parassita che una volta portata a morte la pianta su cui si è installata, diviene saprofita (vedi scheda n. 30), questa specie è solo saprofita e quindi non procura danni alla pianta ospite.
Il cappello misura fino a 12-14 cm, inizialmente convesso, poi più spianato, umbonato con margine lievemente striato e fioccoso; di colore variabile, dal giallo-ocraceo al nocciola, fino al marrone scuro, con cuticola granulosa o escoriata, soprattutto al centro.
Le lamelle sono fitte, di poco decorrenti sul gambo, bianche all'inizio poi, poi gialle, infine con chiazze rossastre.
Il gambo è clavato, pieno e consistente, con base bulbosa, a volte di larghezza considerevole (in casi molto rari anche 6-8 cm), striato, con fibrille e residui del velo. Di colore bruno, con base più scura. Nella parte alta del gambo si trova l'anello supero, membranoso e simile ad una armilla (calza superiormente svasata), con striature nella sua pagina superiore che si prolungano poi lungo il gambo nella porzione compresa tra l'anello e l'attaccatura delle lamelle, di colore giallo oppure giallo-sporco, fragile, spesso sfrangiato o consunto in età.
La carne è soda sul cappello e nella parte superiore del gambo, coriacea e fibrosa nella parte inferiore dello stesso (poco coriacea negli esemplari giovani), legnosa vicino al substrato di crescita, di colore bianco, carnicino in età avanzata. L'odore è intenso, gradevole, fungino; ricorda un po' il muschio oppure l'humus di legno fradicio in età avanzata. Il sapore è grato, aromatico, con retrogusto amarognolo, mentre cattivo è quello dei gambi negli esemplari troppo vecchi.
Le spore misurano sono ellittiche, misurano 7-9,5 x 4,5-6 micron, sono lisce e bianche in massa.
Cresce in autunno, gregario oppure cespitoso, sui tronchi marcescenti oppure su legni e radici morte interrati. Si parla di miceli di questa specie occupanti 15 ettari di suolo nel Michigan settentrionale vecchi di almeno 1500 anni.


Possibilità di scambio

È possibile confondere Armillaria bulbosa con Armillaria mellea che presenta la parte alta del gambo di colore giallo. Della specie Armillaria mellea esistono molte varietà in rapporto alle diversità cromatiche dei carpofori (Amillaria cepistipes specialmente nella sua forma pseudobulbosa). Molto discussa è Armillaria ostoyae (= Armillaria oscura) assurta ad entità tassonomicamente autonoma e che sarebbe diversa da Armillaria mellea perché il cappello ha tonalità più scure ed è ricoperto da squamule irte e persistenti mentre l'orlo del cappello e dell'anello ha colorazioni bruno incarnato.
Armillaria tabescens è quasi identica a Armillaria mellea; di dimensioni più modeste, cresce soltanto sul terreno (anche se in prossimità di ceppi) e, soprattutto, è sempre priva di anello.
Assai simile è Kuhneromyces mutabilis che deve il suo nome al fatto di avere un cappello con due colorazioni concentriche le cui dimensioni variano a seconda del grado di umidità assorbito. Tutte le specie sopra citate hanno le stesse possibilità di essere consumate, se giovani e ben cotte.
Sono invece tossiche Hypholoma fasciculare e Hypholoma sublateritium che crescono anch'esse in maniera cespitosa alla base di tronchi o sopra ceppi. È necessario, in questi casi, fare molta attenzione al colore della lamelle: color miele nelle Armillarie, colore verde oliva o verde violetto negli Ifoloma.


Bibliografia

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(Gianfranco Sperati)