Boletopsis

Scheda n. 268 - Novembre 2011 - Riferimento pag. 57

BOLETOPSIS LEUCOMELAENA (Pers. : Pers.) Fayod 1889

268. Boletopsis leucomelaenaFoto S. Ascarelli
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Sinonimi

Fungo porcinus Paulet 1793, Polyporus subsquamosus var. repandus Fr.. 1821, Polyporus leucomelas Persoon 1825, Polyporys compactus Pers. 1825, Polyporus scoparius Pers. 1825, Polyporus repandus (Fr.) P. Karst. 1879, Polyporus conspicabilis Britzelm. 1887, Polyporus formatus Britzelm. 1887, Caloporus leucomelas (Pers.) Quel. 1888, Boletus violaceus C. Martín 1890, Boletus violascens Sacc. 1899, Polyporus violaceus (C. Mart.) C. Mart. 1904, Polyporus ovinus subsp. Leucomelas (Pers.) Bourdot & Galzin 1925.

Volg.: Poliporo bianco e nero.

Etimologia

Boletopsis = simile a Boletus (dal latino boletus e dal greco desinenza òpsis = simile a…);
leucomelaena = bianco e nero ( dal greco leukòs = bianco e mèlas = nero a causa del colore).

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Polyporales, Famiglia: Polyporaceae, Genere: Boletopsis, Specie: leucomelaena.

 

Commestibilità

Non commestibile, seppure innocuo, per le infime qualità organolettiche e per la tenacia della carne.

 

Descrizione

Nella morfologia ricorda molto un boleto, ma si distingue agevolmente per la caratteristica di avere l’imenoforo non separabile dalla trama del cappello ed i singoli tubuli che non si separano l’uno dall’altro.

Il cappello misura 60-120 mm di diametro, all’inizio è irregolarmente convesso, ondulato, lobato, carnoso poi piano-convesso, infine anche spianato o depresso al centro con margine involuto, poi arrotondato, che, a maturità, può diventare revoluto; la cuticola è asciutta, secca, traslucida, finemente fibrillosa, di colore grigio-bruno-nerastro, anche con riflessi violacei.

L’imenoforo è costituito da tubuli molto corti, decorrenti ed inseparabili dal cappello, bianchi poi grigiastri; i pori inizialmente sono bianchi poi concolori ai tubuli, angoloso-allungati e di dimensioni molto ridotte (circa 1-3 per mm), poco percettibili negli esemplari giovani.

Il gambo di 45-80 x 15-30 mm, è centrale o eccentrico, rigonfio verso il basso e generalmente attenuato alla base; la superficie è concolore al cappello, più o meno tomentosa e minutamente squamulosa.

Da fresco risulta carnoso e si rompe facilmente in tutte le direzioni, mentre da secco è morbido e fragile; il sapore, inizialmente dolce, sviluppa quasi subito un retrogusto amaro; l’odore è debole e indefinito; la carne bianca è debolmente rosata alla sezione, poi grigiastra.

Spore di 4,5-6 x 4-5 micron, irregolarmente angolose, verrucoso-gobbose, bianche in massa.

Cresce singolo o a piccoli gruppi, in estate ed in autunno, sul terreno nei boschi di conifere, con le quali specie, probabilmente, contrae rapporti micorrizzici.

 

Possibilità di scambio

Può essere confuso con Boletopsis grisea, i cui carpofori, però, sono più grandi e presentano una superficie pileica più chiara, sul grigiastro. Anche in questo caso la carne è amarognola e quindi non commestibile, mentre i restanti caratteri, sia microscopici che ecologici, sono uguali.

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(Gianfranco Sperati)