Xerocomus

 Scheda n. 196      -      Dicembre 2010      -      Riferimento n. 1657

 


 

XEROCOMUS BADIUS (Fr. ex Fr.) Kühner ex Gilbert


 196. Xerocomus badius Foto G. Sperati
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Sinonimi

Boletus castaneus var. badius  Fries, Boletus badius Fries, Boletus glutinosus  Krombholz, Boletus vaccinus Fries, Boletus messanensis Inzenga, I xocomus badius (Fr.) Quél.,Suillus badius (Fr.) Kuntze. Volg. : Boleto baio

 

Etimologia

Xerocomus = con il cappello asciutto (deriva dal greco xeròs = asciutto e kóme = cappello, chioma);
badius = baio, il colore del cavallo (dal latino badius).

 

Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sotto-classe: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere: Xerocomus; Specie: badius

 

Commestibilità

È un fungo considerato buon commestibile, adatto anche all'essiccamento ed alla conservazione sott'olio; bisogna  scartare il gambo fibroso degli esemplari adulti. Purtroppo è stata riconosciuta, a questa specie, una grande capacità di assorbire i rifiuti tossici, tra cui i metalli pesanti e di concentrare elementi radioattivi più di qualsiasi altro fungo. Pertanto esemplari di X. badius dovrebbero essere raccolti solo in luoghi lontani da ogni inquinamento, industriale, stradale o  dalle località colpite dal fallout di Chernobyl, come le regioni del Nord-Est d’Italia (accertarsi chiedendo alle Ausl locali).

 

Descrizione

Quando si vede da lontano questo fungo, è difficile non confonderlo, per aspetto e colorazione, con un porcino, ma rispetto a questo presenta un gambo privo di reticolo e dei pori che virano dal bianco pallido al bluastro, mentre la carne, alla sezione, resta immutabile.

Il cappello del diametro di 6,0-12,0 (talora fino a 15,0) centimetri è carnoso e passa da emisferico a convesso ad appianato; l’orlo, regolare, è lungamente incurvato, poi si distende e resta un po’ eccedente; la cuticola, finemente vellutata nel giovane, diviene asciutta e glabrescente in età matura, lucente a tempo secco, vischiosetta a tempo umido; il colore è bruno-baio, bruno-castano rossastro, bruno quasi nerastro, pallidescente al bruno ocraceo, talora con riflessi olivastri.

Il gambo di altezza compresa tra 5,0 e 9,0 centimetri per 1,5-3,5 (talora fino a 5,0) cm è, dapprima obeso, poi più slanciato, cilindraceo o un po’ ventricoso, attenuato alla base, spesso incurvato; la superficie è priva di reticolo e presenta fini fibrille più scure del fondo; di colore giallo pallido, giallo brunastro, a maturazione volge al color nocciola o al fulvastro, restando più chiaro nella parte alta.

I tubuli di lunghezza fino a 12 mm sono adnati; inizialmente biancastri, presto giallo-verdastro pallido, poi giallo-olivastro, infine verde-olivastro carico, virano al blu al taglio; i pori tondi, poi un poco angolosi sono dello stesso colore dei tubuli e, come questi, virano rapidamente al blu al tocco o per traumi.

La carne è soda e compatta nel giovane, presto molliccia, fibrosa nel gambo; bianco latte, o appena giallina, bruno-rossastra sotto la cuticola del cappello, più gialla sopra i tubuli, un poco brunastra nel gambo, immutabile o appena virante al blu al taglio, specialmente sopra i tubuli; l’odore e il sapore sono gradevoli. 

Le spore sono ellissoidali-fusiformi, con depressione soprailare,  delle dimensioni di 11,5-15 × 4,0-5,5 µm, giallo pallide singolarmente e bruno olivastre in massa.

Cresce dall’estate all’autunno nei boschi di conifere o misti, di norma in montagna, in terreno acidificato dalla abbondanza di residui vegetali (per  esempio ceppaie in disfacimento); si presenta isolato o a piccoli gruppi; è specie comune.

           

Possibilità di scambio

Come già detto all’inizio questa specie si può scambiare con i porcini dai quali si distingue per l’assenza di reticolo e per il viraggio dei tubuli e dei pori e per la pressoché immutabilità della carne.

 

Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. I, pag. 126;

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Michael E. e Schulz R: : Fuhrer fur Pilzfreunde, Verlag von Quelle & Meyer, Lipsia, 1933, vol. 1, n.  87;

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Pilat A. & Usak O. : Champignons, atlas illustrè, Grund, Paris, 1966, pag. 52, tav. 22;

Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l’Enseignement, Paris, 1967, pag. 154, tav. 46, n. 1338;

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Peyrot A. & Cortin B. : Funghi, Ed. SAIE, Torino, 1970, pag. 143, n. 248;

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Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 252;

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Kuhner R. e Romagnesi H. : Flore analytique des champignons supèrieurs, Masson & C. Ed., Paris, 1974, pag. 41 ;

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Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 1982, vol. 2, tav. 229;

Goidanich G. & Govi G. Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 381;

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Jamoni PG. : I funghi, Musumeci Ed., Quart (Aosta), 1984, pag, 200;

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Hennig/Kreisel: Taschenbuch für Pilzfreunde, Gustav Fischer Verl., Jena, 1987, pag. 148,  tav. 80;

Aguardi A., Lucchini G., Riva A e Testa E. : Funghi e boschi del Canton Ticino, Ed. Credito Svizzero, 1987, vol. 2, pag. 108;

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Chaumeton H: : I Funghi, Ed. G. Mondadori, Milano, 1988, pag. 106;

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Brancato G. : Conoscere I funghi, G. Brancato Ed., Catania, 1991, pag. 37;

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Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 47;

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Becker G. : Champignons, Grundt, Paris, 1996, pag. 114;

Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 86, Iconografia n. 74;

Sitta M. : Funghi epigei spontanei, CISNIAR, Modena, 1997, pag. 36;

Dickinson C. e Lucas J.  : Conoscere i funghi, Il Mosaico, Novara, 1997, pag. 255;

Pace G.: Il libro completo dei funghi, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 1997, pag. 162,  tav.  163/1;

Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 188;

Gerhardt  E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 841;

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Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 361;

Thieme R. : I funghi di montagna, Ed. Grossi, Domodossola, 2000, pag. 95, foto 31;

Hagara L., Antonin V. &  Baier J.  : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pagg. 334 e 363;

Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 3, pag. 86, foto 55;

Gruppo Micologico Bresadola : Parliamo di funghi, Provincia di Trento, 2001, vol. 1°, pag. 268;

Nonis U: : 500 funghi d’Italia e d’Europa, Ed. Priuli & Verlucca, Ivrea, 2001, pag. 411;

Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 123;

Phillips R: : Les champignons du Quèbec, Ed. Broquet, Ottawa, 2002, pag. 231;

A. Testi : Funghi d’Italia, Giunti Editore, Firenze, 2002, pag. 138;

Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 178;

Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 179;

Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 333;

AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 532;

Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 178;

La Chiusa L. : Il grande libro dei funghi d’Italia e d’Europa. DVE Italia s.p.a., Milano, 2007, pag. 55;

Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 494;

Bielli E. : Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 222.

 

Monografie:

Blum J. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1962, pag. 128, figg. 29, 30, tav. 16;

Leclair A. et Essette H. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1969, tav. 27 ;

Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi: I Boleti, SAGEP, Genova, 1980, pag. 61;

Galli R. I Boleti delle nostre regioni, La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1980, pag. 72;

Alessio C. L. : Boletus, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag. 323, tav. 50;

Lemoine C. & Clausure G: : Connaitre et reconnaitre les Bolets, Ed. Secalib, Ouest France, Rennes, 1988, pag. 52;

Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 194 n. 65;

Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 128.

 

(Gianfranco Sperati)

Scheda n. 355           -          Novembre 2012 -     Riferimento: -----




XEROCOMUS DRYOPHILUS (Thiers) Singer 1986



xerocomus_dryophilus_gs1_20121101_1810137653.jpg







Foto Gianfranco Sperati

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Sinonimi

Boletus dryophilus Thiers (1975).
Volg. :
Boleto delle querce


Etimologia


Il nome del genere
Xerocomus deriva dal greco xeròs = asciutto e kóme = chioma, cappello, cioè = cappello secco.
Il nome di specie deriva dal greco dryos = querce e philos = amico, cioè amante delle querce.


Sistematica


Regno
: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere: Xerocomus; Specie: dryophilus.


Commestibilità


È specie commestibile,



Descrizione

È una specie di recente individuazione perché veniva confuso con altre specie simili, come X. armeniacus, X. persicolor, X. chrysenteron e, soprattutto con X. rubellus. È' presente soprattutto nelle leccete dell'Italia centrale.

Il cappello misura 40-100 mm di diametro, all'inizio emisferico, successivamente convesso ed infine spianato; l'orlo è prima ripiegato verso i pori, poi disteso ed ondulato; la cuticola è secca, non separabile, spesso screpolata e ricoperta di un fine tomento verdastro-oliva, poi glabra, tinta di varie tonalità di rosso, rosso-bruno, rosso-sangue o rosso-rosa, che si decolora su tonalità più chiare in età matura.
I tubuli sono lunghi 12-15 mm, subliberi al gambo o talora subdecorrenti, inizialmente gialli poi di toni giallo-olivastri viranti lentamente al bluastro se toccati, pori concolori, inizialmente rotondi, poi più aperti, angolosi e più grandi, anche essi viranti lentamente al bluastro.
Il gambo di 50-80 x 8-15 mm è abbastanza cilindrico, sovente flessuoso con la base attenuata, pieno nel giovane, meno sodo nell'adulto e fibroso su tutta la lunghezza, colorato di giallo-cromo alla sommità e rossastro-bruno dalla parte mediana fino alla base, superficie liscia e disadorna.
La carne è mediamente soda negli esemplari giovani, poi alquanto molliccia nel cappello e fibrosa nello stipite; di colore giallastro nel cappello e rosso-brunastra nella parte più bassa del gambo, virante in ogni parte al bluastro; odore poco percettibile e sapore dolciastro.
Le spore misurano 12,5-14 x 5,5-6 micron, sono strettamente ellissoidali e bruno-olivastre in massa.
È specie termofila e xerofila dei querceti caldi dove si trova in estate ed in autunno.


Possibilità di scambio


La specie più vicina è senz'altro Xerocomus rubellus che però non presenta un gambo così nettamente bicolore; è alquanto somigliante anche a Xerocomus chrysenteron, che ha però la carne sottocuticolare di colore rossastro-vinoso.


Bibliografia


Papetti C., & Consiglio G..
: Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 2, pag. 888;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 498 n. 1396;
Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 143.



Monografie


Galli R.
: I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 104;




(Gianfranco Sperati)


Scheda n. 404      -       Giugno 2013      -       Riferimento n. 1650




XEROCOMUS SUBTOMENTOSUS (L. ex Fr.) Quèlet 1753



Foto G. Sperati
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Sinonimi

Boletus subtomentosus Linneo (1753), Boletus crassipes Schaeffer (1774), Boletus communis Bulliard (1784), Boletus subtomentosus Fries (1821), Leccinum subtomentosum (L.) Gray (1821), Boletus crassipes Secretan (1833), Boletus lanatus Rostkovius (1844), Boletus pannosus Rostkovius (1844), Boletus striapes Fries (1874), Rostkovites subtomentosus (L.) P. Karsten (1881), Versipellis subtomentosus (L.) Quélet (1886), Boletus leguei Boudier (1894), Boletus subtomentosus var. marginalis Boudier (1907), Ceriomyces subtomentosus (L.) Murrill (1909), Boletus subtomentosus var. lanatus (Rostk.) Smotlacha (1911), Xerocomus subtomentosus f. xanthus E.-J. Gilbert (1931), Xerocomus subtomentosus var. leguei (Boud.) Maire (1933), Xerocomopsis subtomentosus (L.) Reichert (1940), Xerocomus lanatus (Rostk.) Singer (1946), Boletus subtomentosus f. leguei (Boud.) Vassilkov (1970), Boletus xanthus (E.-J. Gilbert) Merlo, (1980), Xerocomus leguei (Boud.) Montegut ex Bon (1985), Xerocomus xanthus (E.-J. Gilbert) Curreli (1989), Xerocomus ferrugineus var. leguei (Boud.) Bon (1994).
Volg.: Boleto tomentoso.


Etimologia

Xerocomus = cappello secco, arido (deriva dal greco xeròs = asciutto e kóme = chioma, cappello),
subtomentosus = quasi tomentoso, un poco lanugginoso (deriva dal latino);


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Subfamiglia: Xerocomoideae, Genere: Xerocomus, Specie: subtomentosus.


Commestibilità

Gli esemplari più giovani possono essere consumati cotti, togliendo loro il gambo che rimane duro anche dopo cottura. E' tuttavia un fungo gastronomicamente poco apprezzato.


Descrizione

Xerocomus subtpmentosus è forse la specie più comune del genere Xerocomus al quale appartengono Boleti caratterizzati da una cuticola pileica asciutta, pubescente, feltrata, adnata e difficilmente separabile dalla carne.
E' tuttavia un fungo che presenta una notevole variabilità morfologica e cromatica e quindi ha consentito a molti Autori di proporre forme e varietà (e persino specie autonome) in quantità tali da rendere difficile una sua precisa identificazione.
In gioventù il cappello è emisferico per divenire poi convesso ed infine appianato con un diametro misurante da 3 a 12 centimetri. Margine a volte involuto, a volte ripiegato verso l'alto. La cuticola è sempre asciutta e secca, tomentosa-feltrata, a tratti screpolata (col tempo secco), non facilmente separabile. Il colore è ocra-olivaceo, bruno-giallastro, bruno olivaceo, a volte con tonalità più scure tali da poter far scambiare X. subtomentosus con Xerocomus ferrugineus (Schaeff.) Bon che però ha carne bianca e non gialla. La consistenza del cappello è carnosa ma ben presto molliccia e acquosa.
L'imenoforo è costituito da tubuli di media lunghezza, adnati o appena un po' decorrenti, giallo-olivastri terminanti in pori grandi, ineguali, angolosi, all'inizio di color giallo vivo, in seguito olivastri, verdognoli. Si tingono di azzurro al tocco.
Il piede si estende in altezza fino a circa 19 centimetri ed è cilindrico, talora rigonfio alla base ma successivamente rastremato fino ad apparire quasi radicante. Qualche volta incurvato. Pieno e sodo, ricoperto da finissime granulazioni e con la corteccia che col tempo secco tende a dissociarsi in costolature longitudinali scure che nella parte alta dello stipite tendono ad assumere l'aspetto di un falso reticolo più o meno rilevato. Sul fondo di colore giallo-ocra spiccano tomentosità o costolature bruno-rugginose.
Carne soda all'inizio poi molliccia soprattutto nel cappello; bianchiccia o appena giallina nel cappello o nella parte più alta del gambo, giallo ocra o brunastra nella parte inferiore di quest'ultimo. A tempo umido diviene lentamente azzurrina mentre assume una colorazione grigio-verdastra a contatto con solfato di ferro e giallastra con acido solforico; reazione nulla con ammoniaca o appena bruna aranciata sotto la cuticola. Odore debole acidulo-fruttato, sapore mite e dolciastro.
Basidiospore fusiformi, lisce, alcune pluriguttulate, olivastre, misurano 11,5 / 15,5 x 4,5 / 6. μm. Sporata bruno oliva.
E' un fungo comune e cosmopolita che cresce, talvolta in gruppi di numerosi esemplari, sia nei boschi di latifoglie sia in quelli di aghifoglie, dalla pianura sino ai 2000 metri di altezza, dalla primavera inoltrata al tardo autunno.


Possibilità di scambio

E' sicuramente una specie polimorfa che ha dato adito a diversi Autori di proporre varietà e forme non sempre unanimemente accettate. I caratteri che tradizionalmente vengono attribuiti al Boleto in esame sono: 1) colori della cuticola pileica giallastri, olivacei o ocracei più o meno scuri ma in ogni caso sempre privi di componenti rosse; 2) colore sottostante la cuticola del cappello senza tonalità rosse o rosate; 3) assenza di tali colori anche sulla corteccia del gambo.
Per contro tra le specie più prossime a X. subtomentosus e con questo confondibili ricordiamo: X. ferrugineus (Schaeff.) Bon (= X. spadiceus Fries) che ha il cappello bruno dattero molto scuro con il sottostante strato della carne bruno rossastro (e reagente al verde con soluzione ammoniacale), il gambo profondamente marcato da striature longitudinali e la carne completamente bianca e non giallastra; X. lanatus (Rostk.) Gilbert, che reagisce anch'esso all'ammoniaca tingendosi di verde e che ha un grossolano reticolo sul gambo; X. xanthus (Gilb.) Curreli che ha cappello, pori e gambo uniformemente gialli con macchie rossastre in maturità; X. porosporus Imler che si presenta con un cappello bruno-olivaceo, tendente a screpolarsi e a mostrare la carne bianca sottostante e con un gambo con estese macchie rosso-violacee; X. chrysenteron (Bull.) Quèlet che ha la cuticola pileica brunastra e la sottocuticola rosata ed i pori giallo sporco.


Bibliografia

Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag. 389;
Viviani D. : I Funghi d'Italia, Genova, 1834, pag. 10, tav. 27;
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Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 418;
Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931, Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, tav. 914;
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Jacottet J. : Les champignons dans la Nature, Delachaux et Niestlè, Neuchatel, 1961, pag. 215;
Von Frieden L. : I funghi di tutti i Paesi, Rizzoli, Milano, 1964, pag. 129;
Vignoli L. : Sistematica delle piante inferiori, Calderini, Bologna, 1964, pag. 613;
Pilat A. & Usak O. : Champignons, atlas illustrè, Grund, Paris, 1966, pag. 51 tav. 21;
Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l'Enseignement, Paris, 1967, pag. 154, n.1342, tav. 46;
Heim R. : Champignons d'Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag. 342;
Lange J.E. et M., Duperrex A., Hansen L. : Guide des champignons, Delachaux et Niestlè, Neuchatel (Svizzera), 1969, pag. 462;
Romagnesi H: : Nouvelle Atlas des champignons, Bordas, France, 1970, vol. 2, tav. 124;
Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 1, pag. 521 foto n. 287;
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Maublanc A. & Viennot-Bourgin G. :Champignons comestibles et vènèneux, Lechevalier, Paris, 1971, Atlas tav. 160;
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Goidanich G. & Govi G. - Funghi e Ambiente, Edagricole, Bologna, 1982, pag. 382;
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Stecchi G. : Cercar funghi, RSC Libri Grandi Opere spa, Milano, 1994, pag. 83;
Becker G. : Champignons, Grundt, Paris, 1996, pag. 115;
Lonati G. : Guida alla determinazione macroscopica dei funghi, GEMA, Avezzano, 1996, pag. 85, Iconografia n. 73;
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Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d'Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 1, pag. 363;
Hagara L., Antonin V. & Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 361;
Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 3, pag.88, foto 60;
Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 123;
Phillips R: : Les champignons du Quèbec, Ed. Broquet, Ottawa, 2002, pag. 228;
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Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 332;
AMINT : Tutto funghi, Giunti ED., Firenze, 2007, pag. 526 n. 197;
Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 179;
La Chiusa L. : Il grande libro dei funghi d'Italia e d'Europa. DVE Italia s.p.a., Milano, 2007, pag. 57;
De Angelis A., Di Massimo G., Materozzi G. : I funghi, ED. U. Hoepli, Milano, 2008, pag. 261;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 496 n. 1391;
Bielli E. : Funghi, Guidecompact, Ist. Geografico De Agostini, Novara, 2009, pag. 216;
Tiberi G. e Sperati G. : I funghi nel Lazio, GAMEL, Roma, 2009, pag. 139;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 6, pag. 148, n.599;
Essartier G. & Roux P. : Le guide des champignons Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 84.


Monografie

Blum J. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1962, pag.117, tav. 15;
Leclair A. et Essette H. : Les Bolets, P. Lechevalier, Paris, 1969, tav. 24 ;
Merlo E.G., Rosso M. & Traverso M. : I nostri funghi: I Boleti, SAGEP, Genova, 1980, pag. 47;
Galli R. - I Boleti delle nostre regioni, La Tipotecnica, S. Vittore Olona (MI), 1980, pag. 60;
Alessio C. L. : Boletus, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag. 276, tav. 40;
Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 172 n. 54;
Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag. 120;
Lèmoine C. et Claustres G: : Connaître et reconnoitre les bolets, Ed. Ouest France, 1988, pag. 54.





(Sandro Ascarelli)

Scheda n. 377      -      Febbraio 2013      -      Riferimento n. 1653 in nota




XEROCOMUS ICHNUSANUS
Alessio, Galli R. et Littini 1984


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Foto G. Sperati
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Sinonimi


Boletus
ichnusanus (Alessio, Galli R. et Littini) Oolbekkink 1991.
Volg.: Boleto sardo


Etimologia



Xerocomus
= cappello asciutto (dal greco xeròs = asciutto e kóme = chioma, cappello);
ichnusanus = sardo (deriva dal latino e si riferisce all'antico nome della Sardegna).


Sistematica


Regno: Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Xerocomus, Specie: ichnusanus.


Commestibilità


Commestibile.


Descrizione


È un fungo di recente determinazione, sicuramente da sempre confuso con Xerocomus pulverulentus
Cappello di 8-14 centimetri di diametro, emisferico pulvinato, poi convesso appianato, superficie irregolare; cuticola vellutata poi glabra, colore bruno. Tubuli leggermente adnati, gialli, poi tendenti al rossiccio, pori angolosi, gialli, fortemente viranti al blu alla manipolazione o alla pressione.
Gambo di 4 - 8 fino a 10 cm di lunghezza 1,5 e fino a 5 cm di larghezza, fibroso, attenuato alla base, alcuni esemplari radicanti, giallo all'apice da rossastro a nerastro alla base, ricoperto in alcuni esemplari da un reticolo evidente mentre altri esemplari è poco evidente ed è sostituito da fasce granulose. L' altezza è inferiore ai 10 centimetri, il diametro è di 3-4 centimetri, è cilindrico, allargato in alto e appuntito verso la base, di colore giallo poi bruno inferiormente, percorso da nervature intrecciate evidenti che imitano un reticolo.
Carne soda e consistente da biancastra a giallo chiara con delle sfumature rossastro-nerastre alla base del gambo, al taglio da azzurro bluastra a rossastra nella parte inferiore del gambo. Sapore immediatamente acidulo poi fungino, odore insignificante.
Le spore sono ellissoidi o fusiformi, di 11-15 x 4-6 micron, di norma con una o due guttule. Cresce in boschi di latifoglie (quercete) e cisto, anche ai bordi dei sentieri e delle strade, spesso cespitoso, a fine estate-autunno.


Possibilità di scambio

P
uò essere scambiato con X. pulverulentus, dal quale si distingue soprattutto per l'assenza di nervature o costolature sul gambo e per un viraggio della carne più violento.


Bibliografia


Societat Catalana de Micologia
: Bolets de Catalunya, Barcellona, 2000, collez. 19, tav. 950;

Montegut J. : L'Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag, 263, tav. 352a;
Zuccherelli A. : I funghi delle pinete, A. Longo Ed., Ravenna, 1993, vol. 2, pag. 64, foto 552;
Brotzu R. Guida ai funghi della Sardegna, Archivio fotografico sardo, Nuoro, 1993, vol.1, pag. 297 n. 222;
Courtecuisse R. & Duhem B. : Champignons de France et d'Europe, Paris, 1994, pag. 426 n. 1653 in nota;
Gennari A. : Funghi, Arezzo, 2005, pag. 182;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 6, pag. 136, n.580;
Essartier G. & Roux P. : Le guide des champignons Ed. Belin, Paris Cedex, 2011, pag. 80 in nota.


Monografie:


Alessio C. L.
: Boletus, Ed. Biella G., Saronno, 1985, pag. 309, tav. 47;

Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 188 n. 62;
Galli R. : I Boleti, Edinatura, Milano, 1998, pag.132.


(Gianfranco Sperati)

Scheda n. 468      -       Marzo 2014       -      Riferimento n. 1654

 

 

 

XEROCOMUS RUBELLUS Quèlet 1896

 

 

 

 xerocomus rubellus
Foto G. Sperati
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Sinonimi

Boletus sanguineus Withering (1801), Boletus rubellus Krombholtz (1836), Boletus rubellus var. rubellus Krombholtz (1836), Boletus rubellus f. rubellus Krombholtz (1836), Boletus rubellus subsp. rubellus Krombholtz (1836), Boletus versicolor Rostkov (1844), Boletus rubro-pruinosus Barla (1857), Boletus barlae Fries (1874), Versipellis sanguinea (With.) Quèlet (1886), Versipellis versicolor (Rostk.) Quèlet (1886), Xerocomus rubellus (Krombh.) Quèlet (1896), Boletus fraternus Peck (1897), Suillus rubellus (Krombh.) Hennings (1898), Ceriomyces bicolour Murrill (1909), Leucobolites rubellus (Krombh.) Becker (1923), Xerocomus versicolor E.- J. Gilbert (1931), Xerocomus versicolor var. versicolor (Kuntze) E.-J.Gilbert (1931), Boletus rubellus subsp. bicoloroides Singer (1945), Boletus rubellus subsp. caribaeus Singer (1945), Boletus rubellus subsp. consobrinus Singer (1945), Boletus rubellus subsp. dumetorum Simger (1945), Boletus rubellus subsp. bicolour (Murrill) Singer (1947), Boletus rubellus subsp. fraternus (Peck) Singer (1947), Boletus rubellus f. crassotunicatus Singer (1947), Boletus rubellus f. serotinus Singer (1947), Boletus rubellus f. subdumetorum Singer (1947), Boletus rubellus subsp. purpureus Snell & E.A.Dick (1959), Boletus rubellus subsp. rubens (Frost) E.A.Dick & Snell (1965), Tubiporus rubellus (Krombh.) S. Imai (1968), Boletus rubellus var. flammans A.H.Smith & Thoers (1971), Boletus rubellus subsp. borneensis Corner (1972), Boletus caribaeus (Singer) Singer (1978), Xerocomus communis (Bull.) Bon (1985), Xerocomus bicolor (Murril) Cetto (1987), Xerocomus quercinus Engel & Brückner (1990), Xerocomus rubellus (Krombh.) Šutara (2008).

Volg.: Boleto tomentoso.

 

Etimologia

Xerocomus = cappello secco, arido (deriva dal greco xeròs = asciutto e kóme = chioma, cap-pello),
rubellus = rosso vivace, rosso gaio (diminutivo dell'aggettivo latino ruber = rosso),
versicolor = di colore vario, variopinto.

 

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Subfamiglia: Xerocomoideae, Genere: Xerocomus, Specie: rubellus o variecolor.

 

Commestibilità

Commestibile mediocre

 

Descrizione

Xerocomus rubellus è una Boletacea di non facile determinazione per la varietà di taglie e di colori con i quali ama presentarsi. Per questa ragione è stata spesso confusa e sinonimizzata con X. chryseteron (Bulliard) Quèlet, con B. versicolor Rostkovius, con B. sangui-neus,Withering, con B. barlae Fries e con altre specie ancora. Il carattere identificativo più importante pare essere la colorazione della superficie pileica che varia da un rosso sangue, al rosa fino all'ocraceo e che contrasta, a volta in maniera molto evidente, con il colore giallo citrino tendente all'olivastro e poi al bruno dell'imenoforo. E' inoltre un fungo che, pur essendo simbionte, cresce in luoghi aperti, in radure boschive, nei prati o in prossimità di graminaceae, molto raramente nel fitto dei boschi.
Il cappello, inizialmente emisferico, diviene convesso-guancialiforme ed alla fine appianatoe talvolta depresso al centro. Può assumere taglie molto variabili ed è piuttosto irregolare.Il bordo è rivolto verso il basso e sovente ondulato. La cuticola è adnata, opaca o lucida col tempo umido, liscia, con colorazioni uniformi, variabili dal rosso sangue molto acceso, al rosso vermiglio, al rosa, al laterizio, fino al rosso bruno e all'ocra, con tendenza a sbiadire con l'invecchiamento. Talvolta la superficie pileica appare screpolata.
L'imenoforo è costituito da tubuli mediamente lunghi, arrotondati o liberi al gambo, talvolta con un accenno di decorrenza sullo stesso, gialli poi olivastri o brunastri, viranti al blu al tocco o al taglio, terminanti in pori, piccoli e rotondi poi irregolari e angolosi, dello stesso color dei tubuli tendenti ad assumere una colorazione bluastra alla pressione.
Gambo cilindrico o fusiforme, non molto slanciato, anzi talvolta tozzo ed interrato. Giallo chiaro in alto poi rosso vinoso al centro o verso la base, coperto da costolature e granulazioni che imbruniscono con la maturità.
Carne compatta anche se sottile nel cappello, tendente tuttavia a divenire molliccia ed acquosa con la maturazione del fungo, fibrosa nel gambo. Di colore giallo pallido (rosata sotto la cuticola) è cosparsa da granulazioni puntiformi rossastre/carota, soprattutto alla base dello stipite; vira non in maniera intensa al blù al taglio. A contatto con acidi forti (ad es. H2SO4) la carne vira sull'arancione, con basi forti (ad es. NaOH) si tinge di brunastro. Odore e sapori gradevoli, dolciastri.
Le basidiospore (10 / 12,5 x 4,5 / 5,5 µm.) sono ellittiche, lisce, guttulate, gialle al microscopio ma con sporata bruno-olivastra.
Specie abbastanza rara ma che cresce gregaria ogni anno negli stessi luoghi, si produce nella tarda primavera o nel primo periodo dell'autunno, in luoghi aperti, ai limiti dei boschi o nelle radure, negli spazi ruderali e antropizzati.

 

Possibilità di scambio

E' sicuramente una specie polimorfa che ha dato adito a diversi Autori di proporre, non senza contrasti, varietà e forme. Le specie più prossime a X. rubelluus e con questo confondibili so-no: X. chrysenteron (Bull.) Quèlet che ha la cuticola pileica di un colore rosso meno vivace e vistoso e che è specie acidofile e boschiva, il B. versicolor Rostkovius e il B. armeniacus Quèlet che hanno tendenza a scolorire con l'età e quindi a perdere l'iniziale colorazione rosso porporino il primo, rosa-albicocca il secondo, lo Xerocomus dryophilus (Thiers) Singer che si differenzia per avere la base del gambo colorata di rosso scuro sia all'interno che all'esterno.

 

Bibliografia

Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 6, pag. 45 n. 4812;
Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 418;
Bresadola J. : Iconographia mycologica, 1927/1931,Comitato Onoranze Bresadoliane, Trento, 1982, tav. 941;
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Zeitlmayr L. : I Funghi, Ediz. Mediterranee, Roma, 1955, pag. 189;
Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l'Enseignement, Paris, 1967, pag. 153 n. 1332, tav. 46;
Heim R. : Champignons d'Europe, N. Boubèe, Paris, 1969, pag. 343, fig. 84/4, tav.14;
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Cetto B: : I funghi dal vero, Saturnia, Trento, 1970, vol. 1, pag. 525, foto n. 291;
Maublanc A. & Viennot-Bourgin G. :Champignons comestibles et vènèneux, Lechevalier, Paris, 1971, Atlas vol. 2, tav. 161A;
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Gerhardt E. & Rossi C. : Funghi, Tappeiner spa, Lana (BZ), 2007, pag. 180 in nota;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d'Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 498 n. 1395;
Brotzu R: e Colomo S. : I funghi della Sardegna, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro, 2009, vol. 6, pag. 147, n. 598;
Galli M. : Nuovo trattato di micologia, Ed. G. Mazzotta, Milano, 2011, pag. 190, tav. n. 73;
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Monografie

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Foiera F., Lazzarini E., Snabl M. & Tani O. : Funghi Boleti, Edagricole, Bologna, 1993, pag. 182 n. 59;
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Lèmoine C. et Claustres G: : Connaître et reconnoitre les bolets, Ed. Ouest France, 1988, pag. 56;
Ladurner H. & Simonini G.: Xerocomus s.l. Fungi Europaei n. 8, Edizioni Candusso, Alassio, 2003, pag. 217, n. 17, fig. 5, 11, 19, 23, 31, 174, 175, 176, 177, 178, 179, 180, 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 191, 192, 193, 194, 195, 196, 197, 198, 199, 200, 201, tav. pag. 515, 516, 517.



(Sandro Ascarelli)