Scheda n.298       -         Marzo 2012         -       Riferimenti n. 86
HAPALOPILUS RUTILANS (Pers. : Fr.) Karsten 1899
foto di S. Ascarelli
Clicca sulla foto per ingrandirla e vedere altri funghi dello stesso genere
Sinonimi
Boletus rutilans Oersoon 1798, Poliporus rutilans (Pers.) Fries 1821, Hapalopilus nidulans (Pers.) Karsten 1881, Inonotus rutilans (Pers.) Karsten 1882, Leptoporus rutilans (Pers.) Quèlet 1886, Inodermus rutilans (Pers.) Quèlet 1888, Polystictus rutilans (Pers.) Bigeard & H. Guillemin 1913, Hemidiscia rutilans (Pers.) Làzaro Ibiza 1916, Phaeolus rutilans (Pers.) Bourdot & Galzin 1925.
Volg. Poliporo rutilante

Etimologia
Hapalopilus = con il cappello morbido (dal latino hapalus = morbido e pileos =berretto, cappello),
rutilans
= rutilante, color oro rosso.
Sistematica
Regno : Fungi, Divisione : Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Polyporales, Famiglia: Phaeolaceae, Genere: Hapalopilus, Specie: rutilans.
Commestibilita'
Fungo tossico: può provocare una sindrome neurotossica centrale tardiva dovuta all’acido poliporico, irreversibile inibitore della deidrooratato deidrogenasi (DHO-DH).
Descrizione
Saprofita, abbastanza comune e frequente nei boschi di latifoglie (più raramente in quelli di aghifoglie) aggredisce rami e tronchi morti o caduti in terra producendo una carie bianca e filamentosa in grado di decomporre la sostanza lignea. In talune occa-sioni può estendere il proprio micelio alle parti ancora viventi dell'albero compor-tandosi in tal caso da fungo parassita.
I corpi fruttiferi di Hapalopilus rutilans sono sessili, dimidiati, a forma di mensola, fissati lateralmente al substrato, larghi una decina di centimetri e proiettati verso l'esterno per circa 5 centimetri. Margine ottuso e ondulato. La superficie pileica è finemente villosa ma poi glabrescente, priva di crosta e quindi piuttosto soffice, non zonata, uniformemente di colore ocraceo, bruno cannella, fulvo ramato. Tutto il carpoforo si tinge di viola carminio a contatto con basi forti come idrato di potassio (KOH).
Nella parte inferiore si trova la superficie imeniale costituita da tubuli monostratificati, relativamente lunghi ( 5 / 10 millimetri) a parete sottile rivestita di una pruina bianca-stra terminanti in pori, dello stesso colore del carpoforo, inizialmente rotondi, poi poligonali.
Carne inizialmente biancastra ma tendente, progressivamente, ad assumere la stessa colorazione del cappello o appena un poco più scura. La sua consistenza è umida e molliccia negli esemplari giovani, in seguito più coriacea e fibrosa. Odore e sapore gradevoli, dolciastri, debolmente anisato.
Spore ellissoidali, ialine, lisce; misurano 3 / 5 x 2 / 2,5 μm.
Fruttifica in estate e in autunno su tronchi o rami morti di latifoglie con prevalenza per Quercia, Frassino, Robinia, Faggio ma può trovarsi anche su legno morto di alcune conifere.

Possibilita' di Scambio
E’ specie che difficilmente può confondersi con altre se solo si presti attenzione al colore rosso-cannella o rosso-rame dell’intero basidio carpo, alla sua consistenza piuttosto morbida e umida, priva di crosta e infine al suo spettacolare e immediato viraggio al viola carminio non appena a contatto con potassio, con ammoniaco o con soda.
Bibliografia
Fries E. : Sistema mycologicum, Gryphiswaldae, Lund, Svezia, 1821, vol. 1, pag.41 n. 15;
Saccardo P.A. : Silloge fungorum, Padova, 1888, vol. 6, pag. 119;
Quèlet L. Flore Mycologique de la France, Paris, 1888, pag. 281;
Rea C. : British Basidiomyceteae, Cambridge, 1922, pag. 585;
Moreau F. : Les champignons, Paul Lechevalier Ed., Paris, 1953, pag. 1843;
Costantin M.J. e Dufour M.L. : Nouvelle flore des champignons, Librairie Gènèrale de l’Enseignement, Paris, 1967, pag. 148, n. 1294, tav. 44;
Romagnesi H: : Nouvelle Atlas des champignons, Bordas, France, 1970, vol. 4, tav. 280 A;
Marchand A : Champignons du Nord et du Midi, Perpignan, 1971, vol. 3, pag. 100, tav. 247;
Romagnesi H. : Petit atlas des champignons, Bordas, Paris, 1971, vol. 2, tav. 283;
Svrcek M, Kubicka J. & Erhart J. e M. : Impariamo a conoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostini Spa, Novara, 1981, pag. 92;
Societat Catalana de Micologia : Bolets de Catalunya, Barcellona, 2000, collez. 19, tav. 918;
A. Phillips R. : Riconoscere i funghi, Istituto Geografico De Agostani, Novara, 1985, pag. 224;
Konrad P. & Maublanc A. : Icones selectae fungorum, Lechevalier, Paris, 1985, vol. pag.  483, tav. 437/1;
Bon M. : Champignons d’Europe occidentale, Arthaud, France, 1988, pag. 316;
Julich W. : Guida alla determinazione dei funghi, vol. 2°, Saturnia, Trento, 1989, pag. 321;
Togni N. : I funghi italiani, APS Divisione Editoriale, Modena, 1989, pag. 260;
Montegut J. : L’Enciclopèdie analitique des champignons, SECN, Orgeval, 1992, vol. 1, pag. 231 n. 307;
Courtecuisse R. & Duhem B.Champignons de France et d’Europe, Paris, 1994, pag. 140 n. 86;
Laessoe T. : Funghi, Fabbri Editori. Milano, 1998, pag. 213;
Gerhardt  E., Vila J. e Limona X. : Hongos de Espana y de Europa, Ed. Omega, Barcelona, 2000, pag. 276;
Courtecuisse R, : Champignons d’Europe, Delachaud et Niestlè, Losanna 2000, pag. 352, foto 127;
Papetti C., & Consiglio G.. : Atlante fotografico dei Funghi d’Italia, A.M.B., Trento, 2000, vol. 3, pag. 1418;
Hagara L., Antonin V. &  Baier J. : Les champignons, Ed. francese, Grund, Paris, 2000, pag. 114;
Breitenbach J. e Kranzlin F. : Champignons de Suisse, Mycologia Lucerne, 2000, vol. 2, pag.312, foto  396;
Polese J.M. : Cueillir les champignons, Ed. Proxima, France, 2001, pag. 43;
Gerhardt E. : Guida ai funghi, Zanichelli, Bologna, 2005, pag, 518;
Polese J.M. : Guida ai funghi, Gribaudo / Konemann, ART Servizi Editoriali spa, Bologna 2005, pag. 73;
Boccardo F,, Traverso M., Vizzini A., Zotti M. : Funghi d’Italia, Zanichelli, Bologna, 2008, pag. 558 n. 1564.

Monografie:
Bernicchia A. : Polyporaceae s.l. in Italia, Istituto di Patologia Vegetale Università agli Studi di Bologna, 1990, pag. 246.
(Sandro Ascarelli)