Scheda n. 280      -     Dicembre 2011      -      Riferimento n. 1731

CALVATIA UTRIFORMIS (Bull. : Pers.) Jaap,  1918

 

280. Calvatia utriformisFoto G. Sperati

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Sinonimi

Lycoperdon caelatum Bulliard 1789, Lycoperdon utriforme Bulliard 1791,  Lycoperdon bovista Persoon 1796,  Lycoperdon sinclasi Barkeley 1887,  Calvatia caelata (Bull.) Morgan 1890,  Handkea utriformis (Bull.) Kreisel 1989.

Volg. : Vescia areolata, vescia cesellata.

Etimologia

C
alvatia =  con la testa calva (dal latino calvus = calvo);

utriformis = a forma di otre (dal latino uter, utris = otre).

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio-mycetes , Subclasse: Gasteromycetideae, Ordine: Lycoperdales, Famiglia: Lycoperdaceae, Genere: Calvatia, Specie: utriformis.

Commestibilità

Commestibile finchè la carne, all’interno, è bianca e compatta. Molto buona tagliata a fette di circa un centimetro, impanata e fritta come una cotoletta alla milanese.

Descrizione

Il genere Calvatia è molto simile al genere Lycoperdon ma, a differenza delle comuni “vesce”,  com-prende carpofori più o meno globosi con una parte  basale differenziata. La fuoruscite delle spore non avviene attraverso un forellino apicale ma attraverso la lacerazione dell’esoperidio e la dispersione della carne (gleba) polverizzata nella quale le spore sono contenute.

I basidiocarpi di  Calvatia utriformis hanno una forma sferica o subglobosa con un tozzo e basso stipite (liscio e sterile)  e possono raggiungere dimensioni ragguardevoli (anche 15 centimetri di diametro). Sono costituiti da una gleba interna nella quale sono frammiste le spore racchiusa in un esoperidio piuttosto spugnoso ricoperto da verruche piramidali simili a piccoli diamanti che ben presto cadono lasciando sulla superficie del carpoforo delle tipiche, evidenti areolature. Da bianco latte tende ad assumere tona-

lità debolmente ocracee. A sua volta la gleba all’inizio bianco candida diviene in seguito giallognola, poi bruno olivastra ed infine bruno cioccolata.  L’ endoperidio (parete interna) ha una consistenza papi-racea e da bianco tende a divenire brunastra; è caratteristico il fatto che l’esoperidio in maturità rimane nel terreno assumendo la forma di una coppa che consente al minimo alito di vento di trascinare via la gleba ormai polverizzata e con essa disperdere le spore. L’endoperidio, con la superficie interna ancora colorata dalla polvere brunastra che racchiudeva, può rimanere sul terreno anche da un anno all’altro e segnalare così l’esistenza del micelio e quindi il luogo di crescita di altri carpofori.

Il pseudo gambo, sterile, sale fino alla parte inferiore della gleba ed è piuttosto tozzo ed ingrossato.

Carne bianca negli esemplari giovani diviene giallo-verdina ed infine bruna; inizialmente umida e spu-gnosa diventa poi pulverulenta. Debole odore di acido fenico; sapore mite, un po’ acidulo.

Le spore (4,2 x 5 μm.) sono globose, lisce o finemente verrucose, talora guttulate, olivastre ma brune in massa.

Calvatia utriformis è abbastanza frequente nella primavera e in estate in luoghi aperti e soleggiati come prati, nei pascoli, nei giardini, nei parchi, sia in pianura che in montagna.

Possibilità di scambio

Da un punto di vista morfologico Calvatia utriformis è molto simile a Vascellum pratense anche se quest’ultimo gasteromicete ha dimensioni mediamente più piccole e possiede un diaframma membranoso che separa la gleba fertile superiore dalla subgle-ba inferiore che ha funzione di supporto.

Altre Calvatiae sono la Calvatia excipuliformis, a forma di pera e con la superficie esterna da biancastra a color nocciola e leggermente perlinata, la Calvatia cyathiformis il cui esoperidio si screpola presto for-mando sulla superficie dei tasselli poligonali.

Langermannia gigantea ha dimensioni enormi (superiori a quelle di un pallone di calcio, superficie esterna liscia ed è più o meno priva di gambo.

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(Sandro Ascarelli)