LA VEGETAZIONE E I FUNGHI DEL BOSCO PLANIZIALE E DEL BOSCO PLANIZIALE IGROFILO


 

Una volta libere dai ghiacci, tutte le principali pianure italiane furono coperte da immense foreste, ma, in seguito, queste zone sono state le prime ad essere modificate e trasformate dall’uomo e già al tempo dei Romani, allo scopo di creare spazi da dedicare all’agricoltura e ai centri abitati, quelle foreste erano state fortemente ridimensionate.

Di quel manto vegetale restano pochissimi boschi che si cerca di proteggere in quanto continuano a svolgere una grande funzione ambientale, sia perché conservano specie ormai divenute  rare (basti pensare  alla Farnia e al Farnetto), sia perché rallentano la velocità delle acque in caso di grandi piene e offrono riparo e fonti di cibo per gli animali.

I boschi planiziali  ed i boschi igrofili nella pianura Padana si estendono oggi per poche migliaia di ettari e sono il bosco Siro Negri (34 ha), i boschi igrofili di Abbiategrasso e  la Garzaia di Cusago all’interno del Parco del Ticino (8564 ettari di estensione in totale) fra il Piemonte e la Lombardia; il bosco attorno all’abbazia di Lucedio, in provincia di Vercelli, in Piemonte (1.068 ettari); il bosco della Fontana (233 ettari) e quello della Boschina (38,20) in provincia di Mantova; i bosco di Basalghelle in provincia di Treviso (13 ha); i boschi di Cessalto (60 ha) e di Lisson (12 ha) in provincia di Venezia; il bosco della Panfilia in provincia di Ferrara (81 ha) ed infine, in provincia di Ravenna, la Riserva Naturale Statale "Bosco della Mesola" (1058 ettari) che, insieme al Bosco di S. Giustina (100 ettari) faceva parte della Tenuta di Mesola, realizzata nel 1500 da Alfonso II d’Este come riserva di caccia.

I boschi planiziali  della pianura padana, sono formati da querce, quali la Roverella, Quercus pubescens, il Farnetto, Quercus frainetto, il Cerro, Quercus cerris, la Farnia, Quercus robur, tutte della famiglia Fagacee.  Oltre alle querce si incontrano: il Carpino bianco, Carpinus betulus della famiglia Corilacee; l’Avorniello, Fraxinus ornus, della famiglia Oleacee; l’Acero campestre, Acer campestris, della famiglia Aceracee. Nel sottobosco si sviluppa il Sambuco nero, Sambucus nigra, della famiglia Caprifoliacee; il Biancospino comune, Crataegus monogyna, della famiglia Rosacee; la Berretta da prete, Euonimus europaeus, della famiglia Celastracee; il Sanguinello, Cornus sanguinea, della famiglia Cornacee; la Felce regale, Osmunda regalis, della famiglia Osmundacee; il Leucoio estivo, Leucojum aestivum, della famiglia Amarillidacee.

I boschi igrofili compaiono là dove la presenza di corsi d’acqua crea zone umide più o meno paludose. Boschi di questo genere si osservano normalmente nelle aree periodicamente allagate, lungo i grandi fiumi della pianura o al piede dei versanti, dove si ferma l’acqua.

L’Ontano comune, Alnus glutinosa, della famiglia Betulacee è la specie arborea principale di queste formazioni ed è in grado di sopravvivere anche in ambienti sempre inondati.

Quando i terreni diventano meno umidi con un minore ristagno d’acqua, compaiono altre specie e, fra esse, l’Olmo comune, Ulmus minor, della famiglia Olmacee. Quest’albero nel recente passato, formava imponenti  boschi di pianura, ma è stato decimato (in alcune località è quasi scomparso) negli ultimi decenni da un fungo parassita e solo pochi individui raggiungono oggi grandi dimensioni. Altri alberi che si possono incontrare in questi boschi sono: il Frassino comune, Fraxinus angustifolia e il Frassino meridionale, Fraxinus oxycarpa, della famiglia Oleacee; il Pioppo bianco, Populus alba, il Pioppo nero, Populus nigra, il Pioppo tremolo, Populus tremula, il Salice bianco, il Pioppo canescente, Populus canescens e il Salice bianco, Salix alba; il Ciliegio a grappolo, Prunus padus, della famiglia Rosacee.

Spesso vi penetra la Robinia, Robinia pseudoacacia, della famiglia Leguminose, una specie esotica di origine nord-americana, utilissima per l’elevata produttività di legname ma purtroppo fortemente infestante. Nel sottobosco vegetano diverse specie arbustive, fra cui il Pallon di maggio, Viburnum opulus, della famiglia Caprifoliacee. Ad esso si accompagna spesso la Frangola, Frangula alnus, della famiglia Ramnacee, soprattutto sul margine del bosco. Ma è nello strato erbaceo, meno appariscente, che vegetano le specie più caratteristiche di questo ambiente, quali l’Olmaria, Filipendula ulmaria, della famiglia Rosacee; il Cardo giallastro, Cirsium oleraceum, della famiglia Composite; i Carici, Carex pendula e Carex remota, della famiglia Ciperacee. Un esempio di bosco igrofilo è la foresta allagata di Punte Alberete (186 ettari) in provincia di Ravenna.

Nell’Italia peninsulare i boschi planiziali e planiziali igrofili, anche se sono anch’essi residui delle estese foreste di pianura di un tempo,  occupano una superficie superiore a quella della pianura padana. Il solo bosco planiziale del Parco nazionale del Circeo nel Lazio occupa, infatti una superficie di circa 3000 ettari, quindi, forse, come tutti i boschi residui della pianura padana.  Non sono di molto inferiori gli ettari occupati dal bosco planiziale e planiziale igrofilo nei 16.327 ettari della Riserva naturale statale litorale Romano, cui vanno aggiunti i 120 ha dell’Oasi di Palo, tutti attorno a Roma o all’interno dei 24.000 ettari del parco di Migliarino-San Rossore nelle provincie di Pisa e Lucca in Toscana.

In Abruzzo due lembi di foresta planiziale ed igrofila sono rimasti in provincia di Chieti, uno di 170 ha a Torino di Sangro, l’altro di 78 ha a Pollutri (bosco di Don Venanzio). Né mancano boschi in Campania e in Molise, vedi l’Oasi le Mortine,  situata al confine tra Campania e Molise, nei comuni di Capriati al Volturno (CE) e Venafro (IS) di circa 100 ettari ed in Puglia, vedi il Bosco Pantano di Policoro (MT) di 550 ettari ed il bosco planiziale dell’Incoronata in provincia di Foggia (320 ettari), sul torrente Cervaro e Dragonara sul fiume Fortore.

In Sicilia come non ricordare la Riserva di Fiumefreddo in provincia di Catania che si estende per 80 ettari.

Diversamente da quelli del nord, questi boschi compaiono dietro le macchie ed i boschi mediterranei costieri,  dove il clima è rinfrescato dalla presenza di piscine o di altre risorse idriche.

La flora è molto simile. Anche qui comincia il regno delle querce a foglia caduca, quali la Roverella, Quercus pubescens, il Farnetto, Quercus frainetto, il Cerro, Quercus cerris, l’interessante ibrido Cerro-sughero, Quercus crenata, la Farnia, Quercus robur, tutte della famiglia Fagacee;  è facile riscontrare all’interno di tali formazioni anche il leccio (Quercus ilex), sebbene esso sia una specie tipica di altre associazioni vegetazionali.  Oltre alle querce si possono incontrare: il Carpino bianco, Carpinus betulus della famiglia Corilacee; l’Avorniello, Fraxinus ornus, della famiglia Oleacee; l’Acero campestre, Acer campestris della famiglia Aceracee  e, soprattutto nelle zone centro meridionali dell’Italia,  la Carpinella, Carpinus orientalis della famiglia Corilacee, spesso in formazioni pure.

Per quanto riguarda le specie arbustive, risultano molto frequenti: il Melo di Firenze, Malus florentina, il Melo selvatico, Malus sylvestris, il Biancospino comune, Crataegus monogyna, il Biancospino selvatico, Crataegus oxyacantha, il Prugnolo, Prunus spinosa, tutte specie della famiglia Rosacee; la Sanguinella, Cornus sanguinea, della famiglia Cornacee; la Frangola, Frangula alnus, della famiglia Ramnacee; la Berretta da prete, Euonimus europaeus, della famiglia Celastracee; il Ligustro comune, Ligustrum vulgare e l’Ilatro sottile, Phillyrea angustifolia, della famiglia Oleacee; il Ginepro comune, Juniperus communis, della famiglia Cupressacee; il Pungitopo, Ruscus aculeatus e l’Asparago selvatico, Asparagus acutifolius, della famiglia Lilacee; l’Edera, Hedera helix, della famiglia Araliacee.

Dove l’acqua di falda affiora per lunghi periodi, soprattutto nella stagione invernale, si insedia il bosco planiziale igrofilo: vi troviamo l’Ontano comune, Alnus glutinosa della famiglia Betulacee; il Frassino comune, Fraxinus angustifolia e il Frassino meridionale, Fraxinus oxycarpa, della famiglia Oleacee; l’Olmo campestre, Ulmus minor, della famiglia Olmacee; il Lauro, Laurus nobilis, della famiglia Lauracee; il Pioppo bianco, Populus alba, il Pioppo nero, Populus nigra, il Pioppo tremolo, Populus tremula e il Salice bianco, Salix alba, il Salice cinereo, Salix cinerea, tutti della famiglia Salicacee; la Frangola, Frangula alnus, della famiglia Ramnacee; il Falasco, Cladium mariscus e il Carice tagliente, Carex acutiformis della famiglia Ciperacee.

Vedremo, dai prossimi articoli quali sono i funghi che incontreremo in questi ambienti.

Da questo punto in poi, parleremo dei funghi che incontreremo in un percorso virtuale attraverso i sentieri di un bosco planiziale ed igrofilo, avvertendo che ritroveremo molte specie già elencate nella fascia vegetazionale precedente.

Nelle radure e al margine dei boschi incontriamo il Prataiolo dei campi, Agaricus arvensis Schaeff. ex Fries, fungo saprofita, commestibile (vedi scheda nº 267), mentre fra gli alberi, il Prataiolo dei boschi, Agaricus sylvicola (Vitt.) Peck, specie saprofita, commestibile; alcuni  Prataioli ingiallenti, quali Agaricus xanthoderma Genevier, Agaricus xantoderma var. lepiotoides Maire, Agaricus xantoderma var. griseus Bon et Cappelli, Agaricus praeclaresquamosus Freeman, tutti saprofiti, tutti velenosi. Sui tronchi di latifoglie, con predilezione per i pioppi, cresce il lignicolo Pioppino, Agrocybe aegerita (Briganti) Fayod, fungo sapro-parassita, commestibile (vedi scheda nº 72), mentre in terra crescono le Agrocibi paludose, come Agrocybe elatella (Karsten) Vesterholt, l’Agrocibe emisferica, Agrocybe semiorbicularis(Bull. ex Fr.) Fayod, (vedi scheda nº 239), o quelle che preferiscono luoghi più asciutti, come l’Agrocibe piccolina, Agrocybe pusiola (Fr.) Heim, l’Agrocibe dura, Agrocybe molesta (Lasch) Singer, l’Agrocibe precoce,  Agrocybe praecox (Pers. ex Fries) Fayod, tutte specie saprofite e non commestibili; solo l’Agrocibe scura, Agrocybe erebia (Fr. ex Fr.) Kühner, anch’essa saprofita, si può consumare. Su corteccia di quercia si può trovare, come incollato, il Corticio a disco, Aleurodiscus disciformis (DC. ex Fr.) Pat., saprofita lignicolo, senza valore alimentare, mentre direttamente sul terreno del bosco ci si può imbattere nei molteplici esemplari di Scodellina rossa, Aleuria aurantia (Pers. ex Fr.) Fuckel, anch’essa saprofita, ma che alcuni amano mangiare cruda con aggiunta di zucchero e liquore (vedi scheda nº 124). Delle Amanite simbionti, in questo caso di latifoglie, incontriamo: la Tignosa paglierina insieme alla varietà bianca Amanita citrina (Schaeffer) Persoon e Amanita citrina var. alba (Price) Quélet, non commestibili (vedi scheda 083); la Amanita giunchiglia, Amanita gemmata (Paulet)  Bertillon, non commestibile (vedi scheda nº 154); Tignosa bruna, Amanita pantherina (DC ex Fr.) Krombh., velenosa (vedi scheda nº 052); la Tignosa verdognola, Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link, velenosa mortale (vedi scheda nº 025); Tignosa malefica bianca, Amanita phalloides var. alba (Vitt.) Vesely, velenosa mortale come la specie precedente; la Tignosa di primavera, Amanita verna (Bull. ex Fr.) Lam., anch’essa mortale (vedi scheda nº 156); la Tignosa vinata, Amanita rubescens Pers., commestibile dopo lunga cottura (vedi scheda nº101); nelle zone costiere più calde troviamo l’Amanita dal gambo corto, Amanita curtipes Gilbert, simbionte anche di querce, ma non va raccolta a causa della sua rarità; l’Amanita aspra, Amanita franchetii (Boud.) Fayod, anch’essa simbionte di querce, non commestibile (vedi scheda nº 245). Delle Amanite saprofite, possiamo incontrare: l’Amanita fulva, Amanita fulva (Schaeffer) Fries (vedi scheda nº 170); l’Amanita di Maire, Amanita mairei Foley; l’Amanita vaginata, Amanita vaginata (Bull. ex Fr.) Lam, (vedi scheda nº 40) e la sua varietà fulvastra, Amanita vaginata var. flavescens Gilb. et Lundel, infine l’Amanita di Vittadini, Amanita vittadini (Moretti) Vitt., tutte sono commestibili dopo prolungata cottura. Delle Armillarie ne abbiamo incontrate due: l’Armillaria  non cespitosa, Armillaria gallica Merxmüller & Romagnesi e la Famigliola buona, Armillaria mellea (Vahl ex Fr.) Kummer, ambedue, come si sa, parassite e commestibili dopo prebollitura. Dei Boleti, funghi simbionti, abbiamo raccolto il Boleto lurido, Boletus luridus Schaeff. ex Fries, commestibile dopo cottura (vedi scheda nº 68); il Boleto gentile, Aureoboletus gentilis (Quélet) Pouzar, commestibile; il Porcino nero, Boletus aereus Bull. ex Fries, commestibile(vedi scheda nº 176);  il Boleto bellissimo, Boletus permagnificus Pöder, il Boleto polverulento reticolato, Boletus poikilochromus Pöder, Ce & Zucch., commestibile; il Boleto rosseggiante, Boletus rhodoxanthus (Krombh.) Kallenbach, velenoso. Nei luoghi più aperti ed erbosi abbiamo incontrato: la Bovista estiva, Bovista aestivalis (Bonord.) Demoulin; la Bovista color piombo, Bovista plumbea Pers. ex Pers.; la Bovista piccolina, Bovista pusilla (Batsch) ex Pers. e la Bovista radicata,  Bovistella radicata (Dur. et Mont.) Pat., tutte commestibili. Nello stesso ambiente vivono anche la Calocibe color carne e quella color pesca, Calocybe carnea (Bull. ex Fries) Donk e Calocybe persicolor(Fr.) Singer, da taluni micologi sinonimizzate, ambedue saprofite, ambedue commestibili.  Nei boschi si incontrano i due funghi simbionti: il Galletto giallo e quello bianco arrossante, Cantharellus cibarius Fries, (vedi scheda nº 22) e Cantharellus alborufescens (Mal.) Papetti & Alberti, commestibili. Non manca il puzzolente Cuore di strega, Clathrus ruber Mich. ex Pers., fungo saprofita (vedi scheda nº 19); così come alcune piccole Clavarie, anch’esse saprofite, quali le Dita di fata, Clavaria vermicularis Swartz ex Fr., la Cinghia di corallo,Clavariadelphus ligula (Schaeff. ex Fries) Donk, la Piccola clavaria color cenere, Clavulina cinerea (Fr.) Schroeter, la Clavaria crestata, Clavulina cristata (Fr.) Schroet. (vedi scheda nº 226).

Fra le foglie dei boschi aperti e fra l’erba dei prati attigui, vegeta, spesso in circoli delle streghe, il buonissimo Cimballo, Clitocybe geotropa (Bull. ex Fr.) Quélet, fungo saprofita, (vedi scheda n.173) mentre l’Ordinario, Clitocybe nebularis (Fries) Hamaja, anch’esso fungo saprofita, cresce nei boschi in lunghissime file o in cerchi delle streghe. Questo fungo viene consumato in tutta Italia, nonostante sia contemplato nell’elenco delle specie non commestibili (vedi art. 4 D.P.R. n0 376 del 14.7.1995) perché provoca avvelenamenti di tipo gastroenterico a soggetti predisposti; inoltre è stata accertata, recentemente, la presenza di piccole percentuali di sostanze mutagene (vedi scheda n.118). In simbiosi con gli alberi del bosco cresce anche il Prugnolo bastardo, Clitopilus prunulus (Scop. ex Fr.) Kummer, fungo commestibile, (vedi scheda n. 34). Su letto di foglie vive la Collibia della quercia, Collybia dryophila (Bull. ex Fr.) Kummer, saprofita, commestibile, (vedi scheda n. 192) e ai piedi delle latifoglie si può incontrare la Collibia a piede fusiforme, Collybia fusipes (Bull. ex Fr.) Quélet, specie saprofita, ora considerata velenosa perché ha provocato avvelenamenti anche da giovane. La Collibia a gambo rosso, Collybia kuehneriana Singer, vive saprofiticamente su residui legnosi interrati ed è senza valore alimentare mentre è commestibile la Collibia a lamelle gialle, Collybia luteifolia Gillet, anch’essa saprofita.

Il Coprino che perde il pelo, Coprinus alopecia Lasch ex Fries, è un saprofita lignicolo, senza valore alimentare così come il Coprino disseminato, Coprinus disseminatus (Pers. ex Fr.) S.F. Gray, il Coprino micaceo, Coprinus micaceus (Bull. ex Fr.) Fries e il Coprino a piegoline,Coprinus plicatilis (Curt. ex Fr.) Fries.

Su legni morti marcescenti si può rinvenire il Poliporo gallico, Coriolopsis gallica (Fr.) Ryv., non commestibile.

Fra i Cortinari, tutti funghi simbionti, possiamo incontrare: il Cortinario dorato dei lecci, Cortinarius auricilis Chevassut & Tresco, non commestibile, il Cortinarius calzato Cortinarius caligatus Malençon, commestibile, (vedi scheda n. 126), il Cortinario color miele scolorito,Cortinarius melleopallens (Fr.) Lange, non commestibile, il Cortinario arancio ruggine, Cortinarius orellanus (Fries) Fries, responsabile di una sindrome a lunghissima incubazione, mortale, (vedi scheda n. 168), il Cortinario color acqua di mare, Cortinarius salor Fries, non commestibile, (vedi scheda n. 153), il Cortinario a scacchi, Cortinarius scutulatus (Fr. ex Fr.) Fries, non commestibile; il Cortinario dalla cortina pallida, Cortinarius urbicus Fr., non commestibile; il Cortinario verde mare, Cortinarius venetus (Fe. ex Fr.) Fries, non commestibile.

Altri funghi incontrati sono: la Trombetta dei morti, Craterellus cornucopioides (L.) ex Pers., saprofita, commestibile, (vedi scheda n. 59) ed una serie di funghi saprofiti crescenti su legno morto, tutti senza valore, quali: l’Orecchio rotto, Crepidotus applanatus (Pers. ex Fr.) Kummer, l’Orecchio appiattito squamoso, Crepidotus calolepis (Fr.) Karsten e il Fungo pantofola, Crepidotus mollis (Schaeff. ex Fr.) Kummer. Altri tre funghi sono senza valore alimentare e, precisamente: il Nido d’uccello, Cyathus olla (Batsch) ex Pers., che cresce come saprofita sui detriti legnosi; il Poliporo labirintiforme rosseggiante, Daedaleopsis confragosa (Bolt. ex Fr.) Schroet., saprofita su ceppaie e su tronchi e rami di latifoglie morte o viventi e la Palla di carbone, Daldinia concentrica (Bolt. ex Fr.) Ces. & De Not., parassita dei frassini e degli ontani, (vedi scheda n. 51).

Possiamo inoltre imbatterci nella Lepiota aspra, Echinoderma asperum (Pers.) Bon, saprofita, non commestibile e in alcune specie di Entoloma, come l’Entoloma bluastro, Entoloma bloxamii (Berk & Br.) Sacc., saprofita, commestibile; l’Entoloma munito di scudo, Entoloma clypeatum (L. ex Fr.) Kumm., simbionte di rosacee, commestibile; l’Entoloma a spore stellate, Entoloma conferendum (Britz.) Noordel., fungo saprofita, velenoso; l’Entoloma dal gambo verde, Entoloma incanum (Fr. ex Fr.) Hesler, saprofita, non commestibile; Entoloma lividoalbum (Kühn. et Rom.) Kubicka, saprofita, commestibile con cautela; l’Entoloma di Mougeot, Entoloma mougeotii (Fries) Hesler, saprofita, senza valore alimentare; l’Entoloma a odore di cloro, Entoloma nidorosum (Fr.) Quél., fungo simbionte, velenoso; l’Entoloma sporco, Entoloma sordidulum (Khün. & Rom.) Moser, saprofita, non commestibile.

Una serie di funghi lignicoli tutti non commestibili all’infuori della Lingua di bue, Fistulina hepatica (Schaeff.) ex Fries, (vedi scheda n. 67). Gli altri sono: il Poliporo alveolare, Favolus europaeus Fries, il Ganoderma spianato, Ganoderma lipsiense (Batsch.) Atk., il Ganoderma laccato, Ganoderma lucidum (Leyss. ex Fr.) Karsten, (vedi scheda n. 131), il Ganoderma ramato di Pfeiffer, Ganoderma pfeifferi Bres. in Pat., il Ganoderma resinoso, Ganoderma resinaceum Boud. in Pat.

 

Del genere Geastrum, possiamo incontrare i seguenti funghi saprofiti, semiipogei, non commestibili: l’ Astro di terra elegante, Geastrum badium Pers.; l’astro di terra coronato, Geastrum coronatum Pers.; l’Astro di terra arcuato, Geastrum fornicatum (Huds. ) Hook; l’Astro di terra a testa nera, Geastrum melanocephalum (Czern.) Stanek; l’Astro di terra senza gambo, Geastrum sessile (Sow.) Pouzar, (vedi scheda n.112); l’Astro di terra rosseggiante, Geastrum vulgatum Vitt. Inoltre si possono incontrare: l’Agarico fiammante gigante, Gymnopilus spectabilis (Fr.) Sing., fungo lignicolo, non commestibile, (vedi scheda n. 172); la Ruggine del melo, Gymnosporangium tremelloides DC, senza valore alimentare; l’Ebeloma crosta di pane, Hebeloma crustuliniforme (Bull. ex Fr.) Quélet, specie simbionte di latifoglie, velenosa; L’Ebeloma che odora di zucchero d’orzo, Hebeloma sacchariolens Quélet, anch’essa simbionte di latifoglie, velenosa; l’Ebeloma bianco ocraceo, Hebeloma ochroalbidum Bohus, simbionte soprattutto dei pioppi, non commestibile; l’Ebeloma dei pioppi, Hebeloma populinumRom., simbionte degli stessi, non commestibile; l’Ebeloma a macchia scura, Hebeloma mesophaeum (Pers. ex Fr.) Quél., specie simbionte, crescente in boschi umidi, velenosa; l’Ebeloma color senape, Hebeloma sinapizans (Paulet ex Fr.) Gillet, anch’essa simbionte nei boschi umidi, velenosa, (vedi scheda n. 29); il Boleto dell’ontano, Gyrodon lividus (Bull. ex Fr.) Karsten, simbionte dell’ontano, commestibile; il Boleto color castagno, Gyroporus castaneus (Bull. ex Fr.) Quél, simbionte soprattutto di querce, commestibile; il Boleto blu, Gyroporus cyanescens (Bull. ex Fr.) Quél, simbionte soprattutto di latifoglie, commestibile; il Poliporo a cuscino morbido, Hapalopilus rutilans (Pers. ex Fr.) Karsten, lignicolo di latifoglie, non commestibile; la Elvella crespa, Helvella crispa (Scop.) Fries, specie quasi sempre saprofita, a volte simbionte, velenosa, (vedi scheda n. 63); la Elvella monachella, Helvella monachella (Scop.) Fries, cresce come saprofita terricola, soprattutto sotto pioppi, velenosa, (vedi scheda n. 188). Inoltre ecco altri due funghi lignicoli: il Fungo corallo, Hericium clathroides (Pall. ex Fr.) Pers. e il Fungo riccio, Hericium erinaceum (Bull. ex Fr.) Pers., ambedue commestibili (vedi scheda n. 54). Ancora: un fungo saprofita terricolo: lo Steccherino concresciuto, Hydnellum concrescens (Pers. ex Schw.) Banker, specie saprofita, non commestibile e due funghi simbionti gregari, entrambi commestibili: lo Steccherino dorato, Hydnum repandum L. ex Fries, (vedi scheda n. 191) e lo Steccherino aranciato, Hydnum rufescens Fries. Fra le Igrocibi, tutte specie saprofite, abbiamo: il Fungo di cera acuto, Hygrocybe acutoconica (Clements) Sing., sospetta; il Fungo gallinaccio di cera, Hygrocybe cantharellus (Schw.) Murr., senza valore; il Fungo di cera scarlatto, Hygrocybe coccinea (Schaeff. ex Fr.) Kummer, commestibile; il Fungo di cera rossa, Hygrocybe conica (Scop. ex Fr.) Kummer, specie velenosa, (vedi scheda n. 9); il Fungo di cera miniato, Hygrocybe miniata (Fr.) Kummer, anch’essa velenosa; il Fungo persistente di cera Hygrocybe persistens (Britz.) Singer, non commestibile; il Falso fungo di cera rossa, Hygrocybe pseudoconica Lange, specie velenosa; il Fungo porpora di cera, Hygrocybe punicea (Fr. ex Fr.) P. Kummer, commestibile; il Fungo di cera di Rea, Hygrocybe reae (Maire) J.E. Lange, senza valore; il fungo di cera di Reid, Hygrocybe reidii Kühner, commestibile. Fra gli Igrofori, specie simbionti, abbiamo invece: l’Igroforo arbustivo,Hygrophorus arbustivus Fries, commestibile; l’Igroforo del tarlo, Hygrophorus cossus (Sow. ex Fr.) Fr., commestibile di scarso valore; l’Igroforo boschivo, Hygrophorus nemoreus (Lasch) Fries, commestibile; l’Igroforo bianco, Hygrophorus niveus (Scop. ex Fr.) Karst., commestibile. Frequente è il lignicolo Falso chiodino, Hypholoma fasciculare (Huds. ex Fr.) Kumm., velenoso (vedi scheda n. 253). Le Inocibi, come abbiamo già visto, sono specie simbionti e sono da considerare tutte velenose; fra di esse, possiamo incontrare: l’Inocibe arrossente, Inocybe godeyi Gillet, (vedi scheda n. 177); la Inocibe dei monti Giura, Inocybe jurana Pat.; l’Inocibe che si nasconde, Inocybe lucifuga (Fr.) Quél.; l’Inocibe piccola, Inocybe pusio Karsten; l’Inocibe con odore di pere, Inocybe pyriodora (Pers. ex Fr.) Kummer; l’Inocibe striata, Inocybe rimosa (Bull. ex Fr.) Kummer e la sua var. argentata Kühner; l’Inocibe scura, Inocybe umbrina Bres. Fra le Poliporacee lignicole, tutte specie non commestibili, è possibile incontrare: il Poliporo delle querce, Inonotus dryadeus (Pers. ex Fr.) Murr.; il Poliporo ispido, Inonotus hispidus (Fr.) Karsten; il Poliporo a pori brillanti, Inonotus radiatus (Sow. ex Fr.) Karst.; il Poliporo volpino, Inonotus rheades (Pers.) Bon et Sing..

Sempre proseguendo nel nostro virtuale percorso, possiamo incontrare rami caduti di ontano, quercia e frassino, ricoperti delle croste di Poliporo nitido, Junghuhnia nitida (Fr.) Ryv., saprofita lignicolo che causa putredine bianca degradando il legno dei rami stessi: naturalmente il fungo è senza valore alimentare.

Ci si può imbattere nella solita Laccaria verniciata, Laccaria laccata, fungo simbionte, commestibile, oppure nella Laccaria color ametista, Laccaria amethystina (Hds.) Cooke, in simbiosi con le latifoglie che deve essere considerata velenosa perché, come già scritto in precedenza, assorbe arsenico dal terreno o anche in una serie di lattari, anch’essi simbionti, quali: il Lattario acerrimo, Lactarius acerrimus Britzelmayr, non commestibile; il Lattario a lattice giallo, Lactarius chrysorrheus Fries, simbionte di latifoglie, velenoso, (vedi scheda n. 263); il Peperone controverso, Lactarius controversus (Pers. ex Fr.) Fries, simbionte soprattutto di pioppi, velenoso; il Lattario giallastro, Lactarius luteolus Peck, simbionte di olmi, frassini e querce, non commestibile.

Il Poliporo sulfureo, Laetiporus sulphureus (Bull. ex Fr.) Murrill è un parassita lignicolo, che fuoriesce in grandi creste dai tronchi delle latifoglie, (vedi scheda n. 12 anche per quanto riguarda la commestibi-lità).

Si possono trovare anche: il Leccino del carpino, Leccinum carpini (Schulz.) Moser ex Reid, simbionte soprattutto del carpino, commestibile, (scheda n. 287); il Lentino tigrato, Lentinus tigrinus Bull. ex Fries, saprofita lignicolo su tronchi morti di pioppi e salici, in terreno umido o paludoso, non commestibile, (scheda n. 110); la Lepiota crestata, Lepiota cristata (Bolt. ex Fr.) Kumm., specie saprofita, ubiquitaria, velenosa mortale, (scheda n. 147); la Lepiota lilacea, Lepiota lilacea Bres., saprofita, velenosa; il Farinello, Lepista caespitosa (Bres.) Sing., fungo saprofita che a volte cresce in cerchi delle streghe, commestibile da giovane; il Farinello pepato, Lepista piperata Ricek che cresce saprofita, soprattutto sotto ontano e frassino, non commestibile; l’Imbutino flavo, Lepista flaccida (Sow. ex Fries) Pat. che cresce da saprofita, anche in cerchi delle streghe, soprattutto sotto latifoglie, commestibile; l’Agarico violetto, Lepista nuda (Bull. ex Fries) Cooke, crescente da saprofita su terreno ricco di humus, commestibile dopo adeguata cottura, (scheda n. 45); il Prugnolo autunnale, Lepista panaeola (Fr.) Karsten, cresce da saprofita nelle radure erbose dei boschi ed è commestibile, (scheda n. 231); la Bubbola buona, Leucoagaricus leucothites (Vitt.) Wass., specie frequente nei prati arborati, commestibile; la Clitocibe bianca paradossale, Leucopaxillus paradoxus (Cost. & Duf.) Bours. specie che vive da saprofita sotto le querce ed è commestibile.

Tra i gasteromiceti sono frequenti la Vescia molle, Lycoperdon molle Pers. ex Pers., saprofita dei boschi, commestibile da giovane e la Vescia gemmata, Lycoperdon perlatum Pers. ex Pers., saprofita commestibile da giovane, (scheda n. 39).

Altre specie rinvenibili sono la Lepiota mammellonata, Macrolepiota mastoidea (Fr.) Sing., saprofita dei prati e delle radure, specie commestibile, (scheda n. 295); la Mazza di tamburo, Macrolepiota procera (Segr. ex Fr.) Sing., saprofita ubiquitaria, commestibile (scheda n. 11); le Gambe secche, Marasmius oreades (Bolton ex Fr.) Fr., specie saprofita dei prati, spesso in cerchi delle streghe, commestibile, (scheda n. 127).

La Melanoleuca con gambo striato, Melanoleuca grammopodia (Bull. ex Fr.) Pat., la Melanoleuca comune, Melanoleuca melaleuca (Pers. ex Fr.) Murril, commestibile e la Melanoleuca dal gambo cortissimo, Melanoleuca subbrevipes Metr., tutte e tre funghi saprofiti si rinvengono in luoghi erbosi e sono commestibili.

Il Poliporo gigante, Meripilus giganteus (Pers. ex Fr.) Karsten, specie parassita di querce, pioppi e frassini, si può consumare se molto giovane, (scheda n. 220), mentre il Marasmio puzzolente, Micromphale foetidum (Sow. ex Fr.) Singer, è specie saprofita senza valore alimentare.

Nei boschi e fuori di essi, in luoghi umidi e sabbiosi cresce la Spugnola gialla, Morchella esculenta var. rotunda Pers., simbionte, commestibile dopo prolungata cottura, (scheda n. 20) mentre saprofite su ceppi più o meno degradati di latifoglie crescono: la Micena dal piede sanguinante, Mycena haematopus (Pers. ex Fr.) Kummer, non commestibile; la Micena inclinata, Mycena inclinata (Fr.) Quélet, senza valore alimentare; la Micena di Renato, Mycena renatii Quél., non commestibile, (scheda n. 221). È possibile osservare anche: la Micena corticola, Mycena meliigena (Berk. et Cke) Sacc. che cresce soprattutto sui tronchi di pioppi, salici e querce ed è senza valore alimentare e la Micena rosa, Mycena rosea (Bull.) Gramberg, saprofita in boschi umidi, velenosa; il Poliporo bluastro, Oligoporus caesius (Schrad. ex Fr.) Gilbertson & Ryv., lignicolo, non commestibile; l’Onfalina a forma di pisside, Omphalina pyxidata (Bull. ex Fr.) Quél., saprofita fra il muschio e l’erba, commestibilità non conosciuta, quindi da evitare; il Fungo dell’olivo, Omphalotus olearius (DC. ex Fr.) Singer, specie lignicola, che cresce alla base dei tronchi di latifoglie ed è velenosa, (scheda n. 65); la Clitocibe del legno, Ossicaulis lignatilis (Pers. ex Fr.) Redh. & Ginns, che cresce su legno di latifoglia molto degradato ed è un fungo non commestibile.

Alcuni Paneoli, tutti velenosi (sindrome allucinogena), compaiono fra l’erba rada dei bordi o delle radure dei boschi, spesso su sterco; fra questi: il Paneolo oscuro, Panaeolus ater (L.ge) Kühn. & Rom; il Paneolo campanulato, Panaeolus campanulatus (L. ex Pers.) Quélet, (vedi scheda n. 174), il Paneolo marezzato, Panaeolus papilionaceus (Bull. ex Fr.) Quélet, il Paneolo orlato Panaeolus sphinctrinus (Fr.) Quél., (scheda n. 102), il Paneolo di Ricken, Panaeolus rickenii Hora, mentre esclusivamente fra l’erba, onnipresente anche nei giardini e nei parchi cresce il cosiddetto Fungo del tosaerba, Panaeolus foenisecii (Pers. ex Fr.) Maire. Fra i luoghi bruciati vegeta, infine, il Paneolo con goccioline, Panaeolus guttulatus Bresadola.

Il Paxillo involuto, Paxillus involutus (Batsch ex Fr.) Fries, come già visto, è un saprofita sia terricolo che lignicolo ed è velenoso, (scheda n. 163).

Il “Fungo crosta” delle querce, Peniophora quercina (Pers.) Cooke cresce da saprofita, disteso su legno di latifoglie ed è naturalmente senza valore alimentare, così come il Poliporo del frassino, Perenniporia fraxinea (Bull. ex Fr.) Ryv., parassita, inde nomen, soprattutto di frassini ed il Poliporo del pioppo tremulo, Phellinus tremulae (Boud.) Bond & Barisov, parassita dei pioppi.

Fra le elvelle e le pezize (funghi ascomiceti), incontriamo: la Tazza di aceto, Helvella acetabulum (L. ex Fr.) Quélet, che vegeta da saprofita, ma a volte anche da simbionte ed è velenosa; la Peziza bruna, Peziza badia Pers. ex Mérat, saprofita, senza valore alimentare; la Peziza bruno-violacea, Peziza badioconfusa Korf., specie saprofita soprattutto di latifoglie, senza valore alimentare ed infine la Peziza vescicolosa, Peziza vesiculosa Bull. ex St. Amans, saprofita su residui legnosi, paglia e sterco, anch’essa senza valore alimentare, (scheda n. 75).

Il Satirone, Phallus impudicus L. ex Pers. (scheda n. 74) e il Fallo di Hadrianus Junios (botanico olandese), Phallus hadriani Vent. ex Pers., meno frequente, sono ambedue specie saprofite terricole, crescono in ogni ambiente del bosco e non sono commestibili a causa dell’odore fetido.

La Foliota gommosa, Pholiota gummosa (Lasch ex Fr.) Singer, specie cespitosa, saprofita terricola, cresce tra l’erba o su cascami legnosi e non è commestibile, come pure la Foliota spumosa, Pholiota spumosa (Fr.) Singer. La Foliota pustolata, Pholiota squarrosa (Müller ex Fr.) Kummer, vive alla base di piante da saprofita o da sapro-parassita e non è commestibile; la Foliotina dal gambo striato, Pholiotina striaepes (Cooke) Moser, vive da saprofita fra l’erba ed è senza valore alimentare.

Il Pleuroto quercino, Pleurotus dryinus (Pers. ex Fr.) Kummer, vive da sapro-parassita su querce, salici ed altre latifoglie ed è commestibile, così come il Carderello, Pleurotus eryngii (DC. ex Fries) Quélet, (scheda n. 262) che vive come saprofita di piante del genere Eryngium. Su vecchie ceppaie cresce, lignicolo, il comune Orecchione, Pleurotus ostreatus (Jacq. ex Fries) Kummer (scheda n. 57), commestibile e solo su legno di pioppo vegeta l’Orecchione del pioppo, Pleurotus populinus O. Hilber & O.K. Mill., mentre l’Orecchione col cappello a forma di polmone, Pleurotus pulmonarius (Fr.) Quél., cresce oltre che sui pioppi su molte altre latifoglie.

Dei plutei, funghi lignicoli, soprattutto di latifoglie, si possono incontrare: il Pluteo cervino, Pluteus cervinus (Sch. ex Fr.) Kummer, commestibile scadente, (scheda n. 258); il Pluteo grigio-scuro, Pluteus cinereo-fuscus Lange, non commestibile; il Pluteo venato, Pluteus phlebophorus (Dittm. ex Fr.) Kumm., buon commestibile. Il Pluteo salicino, Pluteus salicinus (Pers. ex Fr.) Kumm, cresce saprofiticamente su legno di ontano e di salice ed è un fungo allucinogeno; sui rami morti dei pioppi cresce anche il Pluteo semibulboso, Pluteus semibulbosus (Lasch. apud Fr.) Gillet, senza valore alimentare.

Fra i polipori, troviamo il Poliporo baio, Polyporus badius (Pers. ex Fr.) Schw., fungo lignicolo, soprattutto di latifoglie, non commestibile; il Poliporo invernale, Polyporus brumalis Pers. ex Fries e il Poliporo squamoso, Polyporus squamosus (Huds.) Fries (scheda n. 308), ambedue lignicoli soprattutto di latifoglie, commestibili da giovane; la Pietra fungaia, Polyporus tuberaster (Jacq.) Fries, in questo ambiente cresce su rami caduti di querce ed è anch’essa specie commestibile da giovane.

Delle psatirelle incontrate in questo amiente, senza valore alimentare sono: la Psatirella di De Candolle, Psathyrella candolleana (Fr. ex Fr.) Maire, crescente vicino ai tronchi e su radici interrate, (scheda n. 136); la Psatirella conica, Psathyrella conopilus (Fr. ex Fr.) A. Pears. & Dennis, saprofita su lettiera di latifoglie o su sterco; la Psatirella quasi nera, Psathyrella subatrata Batsch, specie saprofita terricola, spesso densamente cespi tosa. Solo la Psatirella lacrimante, Psathyrella lacrimabunda (Bull. ex Fr.) Moser, anch’essa cespitosa su residui legnosi o su vecchie radici in disfacimento sia lungo i sentieri boschivi che all’interno del bosco, come già detto, è specie commestibile, (scheda n. 196).

 

Incontriamo, saprofita anche di latifoglie, la Rodocibe lucida, Rhodocybe nitellina (Fries) Singer, non commestibile; quindi: l’Onfalina del muschio, Rickenella fibula (Bull. ex Fr.) Raith, che probabilmente mantiene qualche rapporto simbiotico col muschio, senza valore; il Poliporo parassita dell’Olmo, Rigidoporus ulmarius (Sow. ex Fr.) Imazeki, senza valore alimentare; la Russula che odora di aceto, Russula acetolens S. Rauschert, simbionte soprattutto di latifoglie, specie commestibile; la Russula a riflessi verdastri, Russula chloroides(Krombh.) Bres., simbionte anche di latifoglie, commestibile mediocre. Altre russole simbionti di latifoglie sono: la Russola a lamelle piccanti, Russula acrifolia Romagnesi, non commestibile; la Russola con cicatrici, Russula cicatricata Romagnesi, senza valore alimentare; la Russola ingannevole, Russula decipiens (Sing.) Svreck, non commestibile; la Colombina bianca, Russula delica Fries, commestibile; la Colombina rossa, Russula emetica var. sylvestris Singer, specie velenosa; la Russola macchiata, Russula maculata Quél. et Roze, non commestibile perché acre; la Russola che odora di miele, Russula melliolens Quél., specie commestibile; la Russola nobile, Russula nobilis Velenovsky, non commestibile perché acre; la Russola con spore pallide, Russula pallidospora (Blum) ex Rom., commestibile mediocre; la Russola pettinata, Russula pectinata Fries, non commestibile perché acre; la Russola color pesca, Russula persicina Krombh., non commestibile per l’acredine; la Falsa russola grigio-verde, Russula pseudoaeruginea (Rom.) Kuyper & Van Vuure, commestibile; la Russola di Romell, Russula romellii R. Maire, commestibile; la Russula di Velenovsky, Russula velenovskyi Melzer & Zvára, commestibile; la Russola commestibile, Russula vesca Fries, commestibile; la Russola col gambo viola, Russula violeipes Quél., commestibile mediocre; la Colombina verde, Russula virescens Schaeffer ex Fries, commestibile. Invece la Russola falsa pettinata, Russula pectinadoides Peck, non commestibile perché disgustosa e la Russula camaleontina, Russula risigallina (Batsch) Sacc., commestibile, vivono sia sotto latifoglie che sotto conifere. Il fungo a lamelle divise, Schyzophyllum commune Fr. ex Fries, è un fungo lignicolo ubiquitario, senza valore alimentare, vedi scheda nº14; il Palloncino areolato, Scleroderma areolatum Ehrenb, è un saprofita terricolo di latifoglie, velenoso; il Palloncino a cipolla, il Palloncino di terra, Scleroderma cepa Pers., è un saprofita terricolo, Fr. Lo Stereo villoso, Stereum hirsutum (Willd. ex Fr.) Gray (vedi scheda n. 236), lo Stereo insigne, Stereum insignitum Quél., lo Stereo quasi vellutato, Stereum subtomentosum Pouzar, lo Stereo arrossante, Stereum rugosum (Pers. ex Fr.) Fries, sono saprofili lignicoli e non sono commestibili. La Strofaria celeste, Stropharia caerulea Kreisel, saprofita terricola, non è commestibile; la Strofaria giallo splendente, Stropharia luteo-nitens (Vahl. ex Fr.) Quélet, saprofita, è velenosa; lo Stereo multizonato, Thelephora multizonata Berk. & Broome, saprofita terricola di latifoglie, non è commestibile. Il Coriolo ocraceo, Trametes multicolor (Schaff.) Jülich e il Coriolo peloso, Trametes pubescens (Schum. ex Fr.) Pilát, sono due specie lignicole senza valore alimentare.

Si possono incontrare anche: la Coda di tacchino, Trametes versicolor (L. ex Fr.) Pilát che cresce sui tronchi ed i ceppi morti di latifoglie e più raramente di conifere, non commestibile, (vedi scheda n. 7); la Gelatina gialla, Tremella mesenterica Retz. ex Fr., che fruttifica tutto l’anno sui rami morti di latifoglie, senza valore alimentare; il Tricoloma argentato, Tricholoma argyraceum (Bull. ex Fr.) Sacc., simbionte di latifoglie, commestibile; il Tricoloma dei pioppi, Tricholoma populinum Lange, simbionte caratteristico di queste essenze, commestibile; il Tricoloma saponaceo, Tricholoma saponaceum (Fr.) Kummer, simbionte di latifoglie e di aghifoglie, non commestibile; la Moretta fuligginosa, Tricholoma squarrulosum Bres., simbionte di latifoglie (vedi scheda n. 235), commestibile; la Moretta grigiastra, Tricholoma triste(Scop. ex Fr.) Quél., simbionte di latifoglie ed aghifoglie, commestibile. Nelle cavità degli alberi di olmi ed altre latifoglie si possono osservare esemplari di Volvaria sericea, Volvariella bombycina (Pers. ex Fr.) Sing., commestibile e nelle radure e nei prati cresce, saprofita, la volvaria vischiosa, Volvariella gloiocephala (DC. ex Fr.) Boekhout & Enderle, commestibile mentre il Boleto dorato, Xerocomus chrysenteron (Bull.) Quélet, cresce sotto querce ed è commestibile. Infine il Labbro di capra, Xerocomus subtomentosus (L. ex Fr.) Quél cresce in simbiosi sia delle querce che dei pini ed è commestibile.

 


 

 

(Gianfranco Sperati)