Scheda n. 263 - Ottobre 2011 - Riferimento n. 1579



LACTARIUS CHRYSORRHEUS Fries 1838



263. Lactarius chrysorreusFoto S. Ascarelli
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Sinonimi

Galorrheus crysorrheus (Fr.) P. Kummer 1871, Lactarius theiogalus var. chrysorrheus (Fr.) Quélet 1886, Lactifluus chrysorrheus (Fr.) Kuntze 1891.

Volg.: Lattario a lattice giallo oro

Etimologia

Lactarius = attinente al latte, (per il latice che secerne dalle lamelle),

chrysorrheus = che lascia scorrere dell’oro (dal greco chrysos = d’oro e rheos = scorro), a causa del lattice che fuoriesce con una certa abbondanza e diviene presto giallo alla presenza dell’ossigeno dell’aria.

 

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricoromycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sottogenere: Lactarius, Sezione: Russulares, Sottosezione: Subdulcini, Specie: chrysorrheus.

Commestibilità

Non commestibile per l’acredine della carne.

 

Descrizione

C’è stato un periodo, a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, che sul Litorale Romano non si vedevano più esemplari di questo fungo e pensavo che qualche strano sortilegio li avesse fatti sparire quando un giorno, di buon mattino, incontrai nel bosco due polacchi che ne facevano incetta riponendoli in un ampio cesto. “Perché raccogliete questi funghi”, chiesi. Sembravano sorpresi dalla mia domanda, ma vedendo la mia faccia fra l’incredulo ed il curioso, mi risposero che, nel loro paese, li mettono per un certo periodo in salamoia dentro tini, poi li conservano in barattoli ermeticamente chiusi. Quando li vogliono usare li versano in un recipiente dove fanno scorrere dell’acqua corrente per un tempo più o meno lungo. “Sono buoni”, mi disse il più anziano dei due, “se vuole ci rivediamo domani e gliene porterò un assaggio”. Il giorno dopo me ne portarono un barattoletto che trattai come mi avevano detto. Debbo dire la verità, forse non sono abituato alla loro cucina ed ai loro sapori ma, non solo non sapevano di funghi, ma non sapevano di niente!

Il cappello misura 40-100 mm di diametro, convesso nei primi stadi di sviluppo poi appianato e depresso al centro, margine involuto e tardivamente disteso; la superficie è solitamente di colore ocra-arancio o sfumata di tonalità rosate e decorata inoltre da una serie di guttule rosa-fulvo-rossastre distribuite in diversi cerchi concentrici che possono rivestire tutta la superficie; l’aspetto della cuticola è brillante, asciutto e finemente pruinoso al margine.

Le lamelle, abbastanza fitte e intercalate da numerose lamellule che si biforcano verso il gambo sono strette, sono sinuato-annesse o brevemente decorrenti; la colorazione è di un crema-rosa chiaro all’inizio poi rosa più acceso ed infine aranciato-rugginoso.

Il gambo misura 35-70 x 7-15 mm, cilindrico in buona parte, tende poi a dilatarsi verso il basso, pieno solo in esemplari giovani, presto cavo, pruinoso soprattutto verso l’apice, poi liscio, di colore biancastro ed infine subconcolore al cappello.

La carne è soda negli esemplari giovani poi più tenera e cedevole, alquanto esigua, sia nel cappello che nel gambo, bianca, alla sezione vira al giallo con una certa rapidità; l’odore è gradevole, il sapore è prima amaro poi acre, il lattice è bianco ed abbondante, al pari della carne vira presto al giallo-oro.

Le spore misurano 7-9 x 5,5-7,5 micron e sono largamente ellittiche con verruche sottili parzialmente reticolate; la sporata è crema-ocra in massa.

Cresce esclusivamente sotto latifoglie, con preferenza per Quercus sp., dall’estate inoltrata fino al tardo autunno.

 

Possibilità di scambio

Viene spesso confuso con i commestibili Lactarius deliciosus, ma con il lattice color carota; Lactarius sanguifluus e Lactarius vinosus, ma con il lattice rosso vinoso. Tutti crescenti, inoltre, sotto svariate aghifoglie.

 

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(Gianfranco Sperati)