Scheda n. 213 - Marzo 2011 - Riferimento n. 312

ARMILLARIA TABESCENS (Scop.) Emeland

 

 

Foto Sandro Ascarelli
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Sinonimi

Agaricus tabescens Scopoli, Agaricus gymnopodius Bulliard, Agaricus socialis De Candolle, Agaricus buxeus Persoon, Lentinus caespitosus Berkeley, Pleurotus caespitosus Barkeley et Curtis, Clitocybe monadelpha Morgan, Collybia tabescens Saccardo, Agaricus inarmillatus Schulzer, Clitocybe socialis Barla, Armillaria tabescens Emeland, Armillaria mellea var. tabescens Rea.

Etimologia

Armillaria = braccialetto (dal latino armillaria = bracciale, per l’anello che cinge il gambo);

tabescens = che si dissolve (dal verbo latino tabescere = dissolversi)

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio-mycetes, Sottoclasse: Agarico-mycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Tricholomataceae, Sottofamiglia: Tricholomatoideae, Tribù: Clitocybeae, Genere: Armillaria, specie: tabescens..

Commestibilità

Buon commestibile , delicato. Si consumano solo i cappelli perché i gambi sono duri e coriacei. Può essere utilizzato per la preparazione di sughi e per il “sott’olio”.

Descrizione

Simile all’ Armillariella mellea (la “famigliola buona” fungo noto e ricercato, vedi scheda n. 30) ne differisce soprattutto perché i carpofori, strettamente fascicolati, nascono sul terreno (anche se in prossimità del tronco di un albero) e sono sempre privi di qualsiasi traccia di anello. Le sue proprietà organolettiche sono analoghe e quelle dell’ Armillariella mellea e quindi è specie che può essere tranquillamente consumata solo se gli esemplari sono ancora molto giovani e se vengono ben cotti: contengono infatti delle emolitine che però si dissolvono ad una temperatura di 70°.

Il fungo è composto da numerosi individui, uniti alla base, e muniti di un cappello (£ / 7 centimetri di diametro) inizialmente convessi ma poi distesi fino a divenire quasi involuti, con ampio umbone diffuso o centralmente depressi. Nella zona discale si notano numerose squamette scure che si diradano verso il margine; quest’ultimo è lobato, leggermente involuto, talora festonato. La colorazione pileica è brunastra, nocciola, o ocra più o meno chiara.

Le lamelle sono mediamente fitte, arcuate, annesse al gambo con un dentino che sul gambo stesso decorre per un breve tratto. Dapprima biancastre assumono poi una colorazione lievemente ambrata con riflessi rosati.

Il gambo è liscio, privo di anello i cui residui possono a volte rimanere sotto forma di cortina festonante l’orlo del cappello. Cilindrico, flessuoso, farcito all’interno e poi cavo, è concolore al cappello. Unito alla base agli altri esemplari fino a costituire dei fasci di una certa dimensione.

Carne biancastra, ocra rosata alla base del gambo, dal sapore dolce e dal profumo fungino.

Spore 8 / 10 x 5,5 / 6,5 μm, ovoidali, con parete liscia o appena sabbiata.

Cresce in estate e in autunno, in gruppi di numerosi esemplari strettamente fascicolati, su terreno e di solito alla base o accanto a ceppi di quercia. Non molto comune ma abbondante nelle zone di crescita dove si riproduce per diversi anni.

 

Possibilità di scambio

Assomiglia molto all’ Armillariella mellea che però ha un anello evidente e cresce, anch’essa fascicolata, sul tronco di diverse essenze arboree. Privi di anello sono anche gli esemplari fascicolati della A. ectypa che cresce prevalentemente tra il muschio degli sfagni e delle torbiere montane.

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Monografie

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(Sandro Ascarelli)