FUNGHI E AMBIENTE

 

 LA VEGETAZIONE E I FUNGHI DELLE DUNE

 

 203.1 Vegetazione e funghi delle dune 

Dune semifisse e dune mobili del Litorale romano

            Abitando vicino al mare mi capita spesso, partendo dalla linea di costa, di attraversare le fasce dunali, perpendicolarmente al mare e mi piacerebbe accompagnarvi e percorrere questo stesso itinerario insieme per conoscere gli ambienti con le piante ed i funghi incontrati e da me fotografati.

Prima di incamminarci in questo virtuale percorso, mi sembra opportuno precisare cosa siano le dune, come si formino, quale sia la loro funzione e in che modo influenzino le piante ed i funghi.  Le dune altro non sono che rilievi sabbiosi, da poche decine di centimetri a 10 e più metri, che si formano in prossimità delle foci dei fiumi, dei fossi e dei canali. Sono formate dalla sabbia distribuita lungo la costa dalle correnti marine che poi viene trasportata a riva dal moto ondoso e sollevata dal vento verso l’entroterra. Possiamo parlare di dune semimobili (vedi foto nº 01) quando la sabbia viene parzialmente trattenuta dall’apparato radicale della vegetazione e di dune fisse quando la vegetazione riesce a trattenere tutta la sabbia di cui esse sono composte.      

Dune fisse del litorale romanoLa vegetazione  pioniera delle dune crea un ambiente in cui gli esseri viventi presenti, oltre a condizionarsi fra loro, sono influenzati dalla salinità dell’acqua, dal vento salmastro, dalla scarsità di materiale umifero nel suolo, dalla eccessiva permeabilità dello stesso e dalle variazioni  del livello del mare durante le maree.

Man mano che ci si allontana dalla linea di battigia, si possono attraversare ambienti diversi, fra loro paralleli. Dopo un primo tratto in cui si incontrano piante alofile, cioè resistenti ai venti ed ai sali marini, ci si imbatte in una prima fascia di dune semimobili, colonizzate  da vegetazione psammofila (amante della sabbia) prevalentemente graminacea, costituita da piante con radici lunghe e affastellate, atte a trattenere la sabbia.                      

                                                                                                                                                                                                 Dune fisse del litarale romano

Andando avanti compare una seconda fascia di dune, questa volta fisse, consolidate dalla presenza di piante arbustive (sclerofille sempreverdi), provviste di foglie dure e coriacee,capaci di ridurre la perdita d’acqua, sia respingendo i raggi solari con la lucidità della pagina superiore, sia trattenendo l’umidità con la pelosità di quella inferiore: cosa tanto necessaria in un terreno così arido. Queste piante, coprendo la duna,  costituiscono una barriera contro i venti marini, saturi del micidiale “aerosol”, formato dai sali marini e dalle particelle di tensioattivi, i quali vengono dispersi verso l’alto dalla forma a cuneo della duna stessa  salvaguardando, in tal modo, sia la vegetazione della macchia mediterranea che si è via via insediata dietro l’ultima fascia dunale, sia il  retrostante bosco o pineta mediterranei.  I tensioattivi sono fosfati derivati dai detersivi scaricati nei corsi d’acqua e quindi nel mare, letali perché ostruiscono gli stomi delle foglie, non permettendone lo scambio osmotico, diciamo la respirazione! Nelle zone del litorale dove la duna è stata distrutta si assiste al progressivo degrado ed alla successiva scomparsa del bosco retrostante. Ma non sempre l’uomo interviene per distruggere. Negli ultimi anni dietro il nuovo porto di Roma, al limite di Ostia ponente, la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha dato inizio alla ricostruzione delle dune e di una vasta zona umida per consentire la ricostruzione dell’ambiente vegetale e il ritorno degli uccelli migratori, nel cui ambiente trovano cibo e rifugio. L’iniziativa sta già avendo successo con la sosta di oltre 180 specie di uccelli.

Iniziando il nostro viaggio, nella zona più vicina alla bastigia incontriamo, come già detto, le piante alofile; piante glabre e succulente, quali: la Ruchetta di mare Cakile maritima Scop. var. latifolia Desf., simile alla ruchetta da insalata Diplotaxis tenuifolia (L.) DC., ma immangiabile per il sapore eccessivamente forte, della famiglia delle Crucifere; il Finocchio di mare Crithmum maritimum L., ricco di sali minerali e perciò coltivato un tempo sulle navi per sopperire alla mancanza di essi durante la navigazione. Quindi fanno la loro comparsa le prime piante psammofile come l’Erba medica marina Pineta retrostante le duneMedicago marina L. e l’Ononide screziata Ononis variegata L., piante dai fiori gialli  che tendono a tappezzare le parti pianeggianti della spiaggia e quelle meno ripide di una prima fascia di dune costituite, come già detto, da sabbie semimobili, eroicamente trattenute dalle lunghe e intricate radici (qualcuno si è divertito a misurarne fino a 10 km in una sola pianta) dello Sparto Ammophila littoralis (Beauv.) Rothm. Spesso fa ad esso compagnia la Gramigna delle spiagge Agropyron junceum (L.) Beauv. Fra queste graminacee si incontra il Finocchio litorale spinorino Pancratium  mariti-mum L., che inebria la duna con il suo intenso e conturbante profumo, della famiglia delle Amarillidacee; il Vilucchio marittimo (Calystegia soldanella), che si distende qua e là con i suoi rosati fiori campanulati, della famiglia delle Convolvulacee; la Crucianella marittima Crucianella maritima L., che costruisce piccoli ma fitti insediamenti distinguendosi dalle altre piante per le foglie verticillate, disposte a quattro a quattro, della famiglia delle Rubiacee; la

Pineta retrostante le dune

Calcatreppola marittima Eryngium maritimum L., dalle foglie coriacee, intere e spinosissime, di colore verde glauco o ametista, della famiglia delle Ombrellifere. Infine nelle vallecole fra la prima e la seconda fascia dunale, si può godere dello spettacolo della Silene colorata (Silene canescens subsp. canescens (Ten.) Cif. et Rav, formanti tappetini  di un rosa intenso durante la primavera, della famiglia delle Cariofillacee. A questo punto con la nostra passeggiata, ci accingiamo ad attraversare le fasce di dune ormai consolidate e coperte dalle principali specie della macchia mediterranea che,  prostrate dai venti marini, seguono, come già detto in precedenza, l’andamento sinusoide delle dune. Le principali specie incontrate sono: il Pino marittimo Pinus pinaster Aiton, della Famiglia Pinacee che, nel litorale romano, sembra aver costituto una delle pochissime stazioni di crescita naturali in Italia; il Ginepro coccolone Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa (S. et S.) Ball ed il Ginepro fenicio Juniperus phoenicea L., della famiglia Cupressacee, il primo con le grosse galbule e le foglie acute e pungenti, il secondo con le galbule rosso-brune e le foglie a forma di squamette come il Cipresso; il Leccio Quercus ilex L., della famiglia Fagacee, la pianta principe della macchia e del bosco mediterraneo con la sua grande produzione di ghiande, appetite da uccelli e mammiferi; l’Olivella Phillyrea angustifolia L., della famiglia Oleacee con i suoi azzurri fruttini tondi, che si maturano nella stagione invernale e costituiscono un primo sostentamento per gli uccelli migratori che giungono spossati dal mare; il Lentisco Pistacia lentiscus L., della famiglia Anacardiacee, pianta ricca di tannino e perciò usata, soprattutto in altri tempi per la concia delle pelli; il Corbezzolo Arbutus unedo L., la pianta che i Carbonari  mazziniani  consideravano  emblema d’ Italia  per il colore verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti; la  Radica Erica arborea L. e l’Erica  mediterranea Erica multiflora L., la prima dalla cui radice si ricava la materia prima per la manifattura di pipe, appunto, di radica; la seconda dalla bella fioritura tardo autunnale rosa acceso, tutte e tre della famiglia Ericaceee; il Mirto Myrtus communis L., pianta sacra a Venere, aromatica, dalle bacche ellissoidi o subsferiche, utilizzate in cucina e per i liquori; il Legno puzzo Rhamnus alaternus L., della famiglia Ramnacee, dalle lucenti foglie con le prime nervature assecondanti il lembo fogliare; il Cisto bianco Cistus salvifolius L. ed il Cisto rosso Cistus incanus L., della famiglia Cistacee che, con i loro numerosissimi fiori, ricoprono completamente i cespugli e vivacizzano le dune da aprile a giugno; il Rosmarino Rosmarinus officinalis L., che contribuisce all’effluvio di profumi della duna ed il Tè siciliano Prasium majus L., ambedue della famiglia Labiate; il Semprevivo profumato Helichrysum stoechas (L.) Moench, della famiglia Composite, con i suoi numerosi corimbi di fiori dorati, profumati di liquirizia; l’Ononide diffusa Ononis diffusa Ten. e il Trifoglino irsuto Dorycnium hirsutum (L.) Ser., pianta pelosa, ambedue  con le cime dai fiori bianco-rosati, ambedue della famiglia Leguminose; il Viticcio o Vitalba mediterranea Clematis flammula L., della famiglia Ranuncolacee, pianta lianosa dagli acheni provvisti di lunghe e flessuose code piumose; il Caprifoglio mediterraneo Lonicera implexa Aiton, della famiglia Caprifoliacee, pianta lianosa con fiori bianco-rosei, che spesso emergono dall’intrigo della vegetazione dunale, con i loro lunghi tubi corollini; la Robbia selvatica Rubia peregrina L., della famiglia Rubiacee che adagia i suoi esili rami lianosi e rasposi sugli altri cespugli; l’Asparago marino Asparagus aphyllus L. e lo Stracciabrache Smilax aspera L., pianta pungente dalle foglie cuoiose e spinose e dalle bacche rosse simili al ribes che avvolge con i lunghi rami spinosi i cespugli delle dune compattandoli e rendendoli inaccessibili. Ambedue le piante appartengono alla famiglia Liliacee.

Ricostruzione delle dune

In questo ambiente così vario, fino ad oggi, ho incontrato le seguenti specie di funghi: Gyrophragmium dunalii (Fr.) Zeller (Falso agarico della duna), non commestibile (vedi scheda nº 033);  Pisolithus arhizus (Tartufo boemico), commestibile da giovane (vedi scheda nº 062); Astraeus hygrometricus, (Stella di terra, Fungo barometro), non commestibile (vedi scheda nº 001); Tulostoma melanocyclum Bres. in Petri (Tulostoma a colletto nero), non commestibile;  Agaricus menieri Bon (Prataiolo della sabbia), specie velenosa (vedi scheda nº 209); Lepiota brunneolilacea Bon & Boiffard (Lepiota lilacina scura), specie facente parte del gruppo delle piccole lepiote mortali; Clitocybe leucodiatreta Bon (Clitocibe bianco-tornita), trovata sotto un cespuglio di Cistus incanus, senza valore alimentare; Inocybe halophila Heim (Inocibe alofila), specie sospetta; Inocybe heimii Bon (Inocibe di

Ricostituzione delle dune

Heim), specie sospetta (vedi scheda nº 203); Inocybe rufuloides Bon (Inocibe somigliante alla Inocibe rossiccia), specie sospetta; Xerula mediterranea (Pacioni & Lalli) Quadraccia (Collibia mediterranea), specie simbionte di Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa e di Juniperus phoenicea, non commestibile;  Psathyrella ammophila (Dur. & Lév.) Ort. (Satirella della sabbia), forse la specie più vicina al mare, non commestibile; Hygrocybe conicoides (Ort.) Ort. & Watl. (Igroforo conico falso), non commestibile (vedi scheda nº 186); Hygrocybe persistens (Britz.) Singer (Igrocibe persistente), non commestibile; Geopora arenosa (Lév.) Kers (Geopora della sabbia), senza valore (vedi scheda nº156); Hebeloma cistophilum Maire (Ebeloma amante del Cisto), non commestibile; l’odorosa Hydnocystis piligera Tul. (Tartufo cavo), trovata spesso presso piante di Corbezzolo, senza valore. Al riparo delle fasce di dune consolidate, al di là di una stretta vallecola, in cui spesso ristagna acqua salmastra, compare la vera macchia mediterranea alla cui composizione partecipano le medesime piante arbustive, ma in forma eretta. A tutto ciò fa da sfondo il bosco e le pinete mediterranee. Ma di questi ambienti parleremo nel prossimo capitolo.