Scheda n. 185 - Novembre 2010 - Riferimento n. 1583 (in nota)





185.
LACTARIUS RUGATUS Kühner et Romagnesi

 

185. Lactarius rugatusFoto G. Sperati
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Sinonimi

Lactarius volemus var. bourqueloti Boud., Lactarius ichoratus Batsch (?), Lactarius hygrophoroides var. rugatus (Kuhner & Romagnesi) A. H. Smith & Hesler.
Volg. Peveraccio grinzoso.


Etimologia

Lactarius = attinente al latte, (per il latice che secerne dalle lamelle)
rugatus = rugoso, per la rugosità del cappello.


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Specie: rugatus.


Commestibilità

È un ottimo fungo commestibile, di buona resa per la compattezza della carne che ha sapore dolce di nocciola. Il lattice del fungo è anch’esso dolce, rimane bianco una volta fuoriuscito e assomiglia a quello vaccino, un po’ astringente al gusto. Si può consumare arrostito alla brace o alla piastra. Ottimo sulla pizza.


Descrizione

Unitamente al suo simile Lactarius volemus, del pari commestibile, è l’unico lattario con lattice bianco immutabile che si può consumare ed è molto diffuso nelle quercete litoranee, mentre L. volemus predilige Castanea sativa, Fagus sylvatica etc. e varie specie di aghifoglie.
È un fungo di medie dimensioni: il cappello misura 40-110 mm di diametro ed è convesso nei primi stadi di sviluppo poi spianato-convesso con evidente depressione centrale; la cuticola è asciutta, vellutata, pruinosa, soprattutto da giovane e finemente vellutata ed è uniformemente colorata di rosso bruno-ramato, più scura al centro; il bordo è involuto e concentricamente ruguloso-increspato e con la maturità tende a distendersi ed a conservare le rugosità, che può estendersi a quasi tutta la superficie.
Le lamelle, poco fitte e adnato-subdecorrenti, con presenza di lamellule, sono forcate in prossimità del gambo; inizialmente biancastre poi crema gialline, imbruniscono lentamente al tocco.
Il gambo, che misura 35-65 x 10-22 mm, è generalmente cilindrico o attenuato alla base, farcito, poi cavo, opaco, asciutto e pruinoso, vellutato, concolore al cappello o appena più chiaro, con base biancastra e nelle lesioni si colora di bruno-ruggine.
La carne è molto soda, cassante e consistente, bianca, tardivamente appena imbrunente con sapore gradevole di nocciola, biancastra con odore leggero. Il lattice è bianco, dolce ma astringente, imbrunisce sulle lamelle.
Le spore sono ellissoidali con verruche unite da un reticolo incompleto, misurano 9-11 x 7-8 micron e sono di colore crema in massa.
Fruttifica durante la stagione autunnale nei boschi caldi di latifoglia, associato soprattutto a Quercus ilex e Quercus suber, gregario o a gruppi di pochi esemplari.


Possibilità di scambio.

Un suo sosia, il Lactarius volemus emana un forte e sgradevole odore di pesce (aringhe) e secerne un lattice che imbrunisce una volta fuoriuscito. Una possibilità di scambio con specie tossiche ruotanti attorno al Lactarius torminosus (Peveraccio delle coliche), come Lactarius mairei, è abbastanza remota perché queste ultime hanno l’orlo del cappello rivestito da peluria e tomentosità.



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(Gianfranco Sperati)