Scheda n. 148 - Giugno 2010 - Riferimento n. 1556

 

LACTARIUS DETERRIMUS Gròger

 

Lactarius deterrimus
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Sinonimi

Lactarius deliciosus. var. picei Smotlacha, Lactarius deliciosus var. deterrimus Hesler & Smith.
Volg. : Fungo sanguigno

 

Etimologia

Lactarius = attinente al latte,
deterrimus = peggiore, assai meno buono (dal latino, superlativo di deterior: peggiore, meno buono).


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sezione: Dapetes, Sottosezione: Deliciosini, Specie: deterrimus.


Commestibilità

Commestibile di scarso pregio.


Descrizione

E’ stato lo studioso tedesco F. Groger colui che, nel 1968, ha fatto assurgere a specifica autonoma entità questo Lattario sino ad allora considerato una scadente varietà del Lactarius deliciosus. In effetti da quest’ultimo il Lactarius deterrimus differisce perché legato in simbiosi esclusiva con l’abete rosso, perché il cappello, pur macchiandosi di verde, è quasi completamente privo di precise zonature concentriche marginali e infine perché il gambo non ha quelle tipiche macchioline aranciate chiamate “scrobicoli” che ampiamente decorano lo stipite del L. deliciosus.

Il cappello, carnoso, una volta raggiunta la sua massima dimensione, difficilmente raggiunge i 10 centimetri e si presenta pianeggiante, a volte leggermente depresso o umbonato. Il margine è arrotondato, unito, e solo occasionalmente inciso. La cuticola, opaca e apparentemente glassata col tempo secco, diviene invece brillante e un po’ viscosa con l’umidità. Separabile fino a metà del raggio, ha colori cha variano dal giallo-arancio all’arancio vivo o rugginoso, con zonature verso il margine indifferenziate e poco evidenti e con guttule aranciate più scure. E’ caratteristica la circostanza che la superficie pileica tende ad inverdire quasi completamente, anche negli esemplari più giovani.

Le lamelle, sottili e serrate, sono forcute ed intervallate da lamellule in prossimità dell’orlo del cappello. Sono arcuate, adnate e sub decorrenti, color albicocca ma tendenti a macchiarsi di verde o di verde bluastro soprattutto nelle lesioni. Il latice è poco abbondante, color arancio anch’esso, quasi immutabile all’inizio ma poi tendente ad arrossare dopo circa 30 minuti. Ha un sapore dapprima dolciastro ma poi acre ed un po’ amaro.

Il gambo non è scrobicolato e quindi uniformemente aranciato ma tendente ad assumere colorazioni verdastre. Ha forma cilindrica, talvolta un po’ attenuato in basso, farcito e poi cavo all’interno.

La carne è poco soda, quasi bambagiosa nel gambo, crema arancio al di sopra delle lamelle, leggermente verdastra sotto la cuticola, biancastra nelle parti interne del carpoforo ma color carota nella corteccia con tendenza a diventare verde nelle fratture. Odore complesso, fruttato-gommoso, ricorda quello degli Scleroderma. Sapore amarognolo. A contatto con la tintura di Guaiaco, la carne vita immediatamente al grigio vinoso.

Basidiospore quasi ellittiche, ornate da verruche mediamente dense e talvolta da creste formanti un reticolo incompleto, parzialmente amiloidi, 8 / 10 x 6,5 / 8 micron.

Comune e frequente in montagna, sotto Picea abies (abete rosso), in estate e in autunno.


Possibilità di scambio

Considerato per lungo tempo una varietà di L. deliciosus, ne differisce per le minori dimensioni, per la tendenza ad assumere colorazioni verdastre su gran parte della superficie, per non avere sulla cuticola pileica zonature concentriche nette e differenziate e per avere invece un gambo privo di scrobicoli, cioè di gocciole più intensamente colorate. E’ inoltre simbionte esclusivo dell’abete rosso.

Può essere confuso anche con Lactarius semisanguifluus che però cresce nelle pinete calcaree ed ha carne che, alla frattura, arrossa nello spazio di 4 o 5 minuti.

Recentemente è stato rintracciato, nelle Dolomiti, sotto abete rosso, il Lactarius fennoscandicus, specie rara che si distingue dal L. deterrimus per avere la superficie del cappello suddivisa in zone marcate grigio-violacee: le spore hanno dimensioni minori.


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(Sandro Ascarelli)