Scheda n. 126       -       Febbraio 2010        -        Riferimento 1160

CORTINARIUS CALIGATUS Malençon

 

Cortinarius caligatus-2.jpg

 

 

 

 

 

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Sinonimi

Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo che si estende dall’orlo del cappello al gambo; 
caligatuss = calzato, con gli stivali  (dal latino caliga = calzatura militare).

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Phlegmacium, Sezione : Phlegmacium , Specie: caligatus.

Commestibilità

Commestibile mediocre

Descrizione

Tra i Cortinari ascritti alla sezione Phlegmavium, aventi quindi la superficie del cappello viscida, la base del gambo non bulbosa ed una cortina ocra rossastra, ve ne sono alcuni che, come il C. caligatus hanno lo stipite rivestito, nella zona inferiore, da anelli o “braccialetti”, costituiti dalla dissociazione di un velo squamuloso disposto sul gambo come una armilla ascendente. Il C. caligatus però, oltre ad avere questa tipica ornamentazione vagamente somigliante ad uno stivale, possiede anche delle lamelle di un bel colore violetto. Le due caratteristiche ci consentono di identificare il C. caligatus con una certa facilità, nonostante esso sia un fungo poco comune.

Cappello da emisferico a convesso-appianato, talvolta con un lieve umbone nel mezzo della depressione centrale e con il margine arrotondato o ricurvo verso il basso. Può giungere ad un diametro di una decina di centimetri circa. La cuticola è vischiosa, lucente, pellicolare, facilmente ed interamente asportabile grigio- rossastra o fulva con riflessi violetti, più scura al centro da dove si dipartono alcune fibrille radiali.

Le lamelle, ampie ma piuttosto fitte ed intervallate da lamellule, hanno le due facce che da grigio lilla chiaro tendono a diventare brunicce ma il tagliente rimane a lungo di un bel colore violaceo.

Il gambo è sodo e può raggiungere un’altezza anche superiore ai 10 centimetri. E’ cilindrico ma tende ad essere rastremato alle due estremità. La superficie è bianca e sericea nella parte superiore e decorata, nei due terzi inferiori, da tracce di velo disposte a ghirlanda di colore ocra giallastro, via via più scure verso la base, La cortina è bianca e consistente.

Carne dura e compatta, biancastra con sfumature lilacine sotto la cuticola e verso la corteccia del gambo. Odore debole, erbaceo, poco gradevole; sapore mite, dolciastro. Con l’idrossido di potassio la carne si macchia di bruno.

Le spore (8,5 / 11,5 x 6 / 7 micron) sono amagdaliformi, ornate da minuscole e rade verruche. Sporata bruno-ruggine.

Da ottobre alla fine di novembre si può trovare, isolato o in pochi esemplari, nei boschi mediterranei di latifoglie (soprattutto sughere, lecci e cisti), su terreno calcareo-

 

Possibilità di scambio

La colorazione ocra-rossiccia della superficie pileica, quella vistosamente violetta del filo delle lamelle ed il particolare ambiente di crescita sono elementi che servono a distinguere C. caligatus da C. crustulinicolor che ha il cappello ricoperto da fitte squamule, e da C. crustulinus il cui gambo è completamente ricoperto da cerchi di velo anuliforme. Altri Phlegmacium con il gambo rivestito da squame anulari sono il C. aphiopus, il C. cliduchus, il C. claricolor, il C. triumphans che però non hanno lamelle violette ma di un altro colore.

 

Bibliografia


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Monografie:

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(Sandro Ascarelli)