Scheda n. 115 - Gennaio 2010 - Riferimento n. 1702



LECCINUM VULPINUM
Watling


115. Leccinum vulpinum
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Sinonimi

Krombholziella vulpina Sutara, Leccinum piceinum Pilat & Dermek.
Volg. Porcinello rosso, Porcinello dei pini.

Etimologia

Leccinum = attinente al leccio,
vulpinum = attinente alle volpi (per il colore simile al mantello delle volpi).

Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere: Leccinum, Sezione: Rufae, Specie: vulpinum.

Commestibilità

Commestibile; si utilizza soltanto il cappello perché il gambo rimane duro e coriaceo. Si presta ad essere conservato essiccato.

Descrizione

Nel 1970 il micologo inglese R. Watling ha individuato il Leccinum vulpinum separandolo dal Leccinum rufum o Leccinum aurantiacum con il quale era stato fino ad allora confuso. In realtà il L. vulpinum ha colorazioni pileiche tendenti al rosso-mattone (simile al colore della pelliccia della volpe) mentre quelle del L. rufum avrebbero tonalità più aranciate. Elemento determinante per la differenziazione delle due specie è tuttavia il diverso habitat di produzione: il L. vulpinum cresce esclusivamente in montagna, nei boschi di Peccio o di Abete rosso, quasi sempre frammisto a piante di mirtillo, mentre il L. rufum è simbioticamente legato al Pioppo o alla Betulla. Nelle zone dolomitiche tuttavia il L. vulpinum è ancora chiamato “Porcinello rosso”.

Il Genere Leccinum o Krombholziella è costituito da Boleti caratterizzati da una taglia media, un gambo cilindrico solitamente alto, cosparso di asperità o scagliette più o meno rilevate e scure, da un cappello guancialiforme con cuticola che deborda oltre l’orlo del cappello, da tubuli alti ed eccedenti il margine e terminanti in pori irregolari biancastri o grigiastri, da carne soda e compatta nel gambo, facilmente ossidabile soprattutto nel punto di intersezione tra il cappello e il gambo e quindi virante dal bianco o dal giallo al rosso amaranto o all’azzurro.

Molte di queste peculiarità si ritrovano nel L. vulpinum. Il cappello rimane a lungo globoso attorno al gambo facendo assumere al carpoforo quasi l’aspetto di un grosso cerino, poi si distende un poco ma mai completamente. La cuticola, rosso-mattone o ancora più scura. È all’inizio vellutata poi liscia e glabra e talvolta tendente a screpolarsi in condizioni di siccità, è eccedente oltre il margine del cappello ricadendo sui tubuli a mo’ di mantovana.

I tubuli sono fitti, alti, grigiastri e terminanti in pori arrotondati .bianco-sporco ma poi imbrunenti alla manipolazione.

Gambo duro e compatto, più o meno cilindrico, con corteccia bianco crema ma rivestito di granulosità nerastre disposte verticalmente in maniera ordinata.

Carne, più tenera nel cappello, si fa via via più coriacea e consistente nel gambo; bianca ma virante alla sezione al color lilla o all’azzurro sia nella intersezione del cappello col gambo, sia nella estremità inferiore dello stipite. Odore poco significativo. Sapore dolciastro.

Basidiospore fusiformi (11 / 15 x 3,5 / 5 micron), lisce, guttulate, color avana molto chiaro.

Specie alpina che cresce anche oltre i 2.000 metri, nelle radure soleggiate delle abetaie, spesso tra il mirtillo, isolata o in piccoli gruppi.

Possibilità di scambio

Abbiamo già accennato alla possibilità di scambiare il L. vulpinum com il L. rufum o aurantiacum. Altri “porcinelli rossi” sono il Leccinum versipelle (con il cappello giallo-arancio) e il Leccinujm quercinum (con il cappello rosso-bruno). Hanno tutti le medesime proprietà gastronomiche.

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(Sandro Ascarelli)