Scheda n. 108 - Dicembre 2009 - Riferimento n. 713

 


MACROLEPIOTA RACHODES
(Vittadini) Singer


Macrolepiota excoriata








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Sinonimi

Agaricus tachodess, Lepiota rachodes, Leucocoprinus rachodes, Lepiota Olivieri.

Etimologia

Macrolepiota
= grande orecchio squamoso;
rhacodes = cencioso (dal greco rhakòs = straccio, cencio)

Sistematica

Regno : Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidio- mycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Tricholomatales, Famiglia: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Sezione: Laevistipedes, Specie: rachodes.

Commestibilità

Buon commestibile secondo alcuni Autori (M. Bon, A. Marchand); secondo altri non sarebbe adatto al consumo sia per il sapore sgradevole, sia perché in alcuni casi pare aver causato lievi disturbi gastrici.

Descrizione

Prima di tutto è necessario avvertire che la corretta denominazione di questa specie è “rachodes” così come pare esser stata “battezzata” dal Vittadini, e non “rhacodes” , secondo una nomenclatura adottata dagli Autori successivi in ossequio all’etimologia che vuole il termine “rhacodes” derivante dal termine greco “rhacòs”.

Si tratta di una Macrolepiota che per taglia e dimensioni può competere con la Macrolepiota procera. Il cappello, inizialmente conico-ottuso con l’orlo aderente al gambo, diviene poi emisferico fino ad aprirsi completamente raggiungendo un diametro talvolta superiore ai 15 centimetri, talora con un lieve e basso umbone. Nel suo stato embrionale la cuticola del cappello si presenta uniforme e brunastra ma presto si dissocia in escoriazioni grossolane e in squame concentriche, più o meno sovrapposte e con l’estremità che tende ad assumere una posizione eretta.

Mentre il disco conserva sempre una colorazione bruna, tra una squama e l’altra, si intravede la colorazione biancastra della carne soprattutto verso l’orlo che appare arrotondato e parzialmente coperto da scaglie pendule tendenti a fessurarsi e a disporsi a mo’ di cortina pelosa.

Le lamelle, bianche poi brunastre o rossastre se toccate, sono fitte, ventricose e libere al gambo al quale si innestano tramite uno stretto collarium che circonda l’apice del gambo.

Quest’ultimo è liscio e nudo o ornato da fibrille scure ma poco evidenti, di norma misurante meno del diametro del cappello. Cilindrico o appena attenuato verso l’alto, termina invece in basso in un grosso bulbo.

Anello grande e membranoso, doppio, mobile lungo il gambo, esternamente bianco, internamente bruno o grigiastro.

Carne tenera, biancastra ma virante rapidamente al rosso vinoso alla sezione, per poi assumere una colorazione bruna. Odore e sapore tenui e gradevoli nell’esemplare giovane.

Spore ellissoidali-ovoidali, munite di poro germinativo. Misurano 9 / 13,5 x 6,5 / 9 micron. La sporata è bianca.

E’ comune in estate e in autunno, nelle radure dei boschi misti, nei parchi, nei giardini, negli orti. Può crescere isolata o in piccoli gruppi.

Possibilità di scambio

Non può confondersi con la Macrolepiota procera (vedi scheda n. 11) perché quest’ultima ha una taglia maggiore, un anello doppio e scorrevole, un gambo disegnato “a pelle di serpente” e soprattutto carne che non si colora, al taglio, di rosso vinoso.

Esiste tuttavia una Macrolepiota rachodes var. bohemica ( o var. hortensis), più tozza e bassa, con calotta discale più scura e più ampia, con arrossamento della carne più deciso e con l’orlo del cappello ricoperto da ciuffi pelosi. Da quest’ultima si distinguerebbe la Macrolepiota venerata (vedi scheda n. 37), tossica. In America sembra accertata la presenza della Macrolepiota rachodes var. brunnea che avrebbe colorazioni pileiche molto più scure (color castagna).

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(Sandro Ascarelli)