Scheda n. 106 - Dicembre 2009 - Riferimento n. 1522

 


LACTARIUS TORMINOSUS
(Sch. : Fr.) S. F. Gray




106. Lactarius torminosus








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Sinonimi

Agaricus torminosus Schaeffer, Agaricus necator Bulliard, Agaricus piperatus Linnè, Lactaria torminosa Schrőter.
Volg. : Peveraccio delle coliche


Etimologia

Lactarius = attinente al latte,
torminosus = che provoca coliche (dal latino tormina = colica)


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sezione: Tricholomoidei, Sottosezione: Barbatini, Specie: torminosus.


Commestibilità

La sua velenosità non viene affermata in maniera univoca. Sicuramente provoca sindrome di carattere gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea, cefalea, dolori addominali) se consumato crudo o non sufficientemente cotto. In particolare è da sconsigliare a persone deboli e ai bambini. Nell’incertezza è meglio escluderlo dall’alimentazione anche per la carne e il latice acri.


Descrizione

E’ una specie che si può riconoscere con relativa facilità sia perché associato in maniera esclusiva alle betulle, sia per la particolare frangiatura del margine del cappello costituita da una sorta di peluria piuttosto ispida, sia per il latice bianco immutabile e la carne che non ingiallisce.

Il cappello, convesso, si appiana e tende a divenire depresso e a formare un umbone più o meno pronunciato al centro. Può arrivare a misurare anche 15 centimetri di diametro. Carnoso e sodo, presenta un margine involuto, fortemente villoso con una fitta peluria che tende a diradarsi e ad assottigliarsi con l’età o dopo una pioggia abbondante. La cuticola è parzialmente asportabile con una colorazione di fondo rosata tuttavia variabile dal rosa carnicino, al rosa salmonato, al rosa aranciato con zonature concentriche usualmente più scure.

L’imenio è costituito da lamelle fitte, sottili, arcuate e per un breve tratto decorrenti sul gambo in prossimità del quale appaiono forcute e intervallate da lamellule. Bianco crema all’inizio tendono ad assumere tonalità rosate.

Il gambo è relativamente corto, cilindrico ma svasato nella parte alta e ingrossato alla base, liscio o rugoso, occasionalmente fornito di scrobicoli. Inizialmente sodo, diviene cavo in maturità e cerchiato da una sottile riga rossastra appena al di sotto delle lamelle. Il resto del gambo è bianco rosato, crema carnicino più scuro alla base.

La carne è soda e compatta, cassante di netto alla frattura, ma poi diventa molliccia. Biancastra con sfumature rosate più scure ed evidenti nella zona subcorticale. Lenta reazione al grigio verdastro a contatto con idrato di potassio (KOH), rosa giallastra con solfato ferroso., brunastra con fenolo. A contatto con idrossido di potassio le lamelle assumono una colorazione aranciata. Odore aromatico di frutta acerba, sapore acre.

Il latice, piuttosto fluido e abbondante, è bianco, immutabile ed ha sapore intensamente acre.

Spore 7 / 8,5 x 6 / 7,5 micron, quasi rotonde od ellittiche, ornate da verruche unite tra loro da creste zebrate o subreticolate.

Piuttosto comune in zone alpine dove cresce nel periodo tardo estivo o autunnale, sotto betulle o nelle loro immediate vicinanze

Possibilità di scambio

Lactarius torminosus
differisce da specie vicine per la colorazione pileica sempre tendente al rosa più o meno aranciato, per il latice bianco immutabile e per essere simbionte specifico della betulla. L. pubescens ha carpofori di minori dimensioni con cappello bianco, rivestito di una peluria cotonosa e non da ciuffi più o meno ispidi lungo l’orlo. Cappello con colorazioni più giallastre hanno sia L. tesquorum sia il L. mairei, simbionti anche di altre essenze arboree sempreverdi delle zone mediterranee

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(Sandro Ascarelli)