Scheda n. 076     - Luglio 2009 - Riferimento n. 848

AMANITA OVOIDEA (Bull. : Fr.) Link

 


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Sinonimi

Agaricus albus, Pers., Agaricus coccola, Scop.
Volg. : Farinaccio

Etimologia

Amanita = da Amanos, monte tra la Cilicia e la Siria,
ovoidea = ovale, simile a un uovo (dal latino ovum = uovo, e dal greco èidos = somigliante, simile)

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Amanitales, Famiglia: Amanitaceae, Genere: Amanita, Sottogenere: Amidella, Specie: ovoidea.

Commestibilità

Commestibile solo se giovane e raccolto da non più di un paio d’ore. Le fioccosità residue del velo parziale, rintracciabili sull’orlo del cappello e lungo il gambo, tendono facilmente a decomporsi e il carpoforo comincia ad emettere cattivo odore con la possibilità di determinare disturbi di carattere gastroenterico simili a quelli prodotti dall’ingestione di carne guasta (sindrome nefrotossica). La possibilità di confusione con la temibilissima A. verna (specie mortale) fa sì che se ne debba sconsigliare l’utilizzazione gastronomica a persona che non ne conosca profondamente i caratteri.

Descrizione

E’ una delle Amanite di maggiori dimensioni, completamente bianca e quindi simile alla varietà alba della A. phalloides, alla A. verna, e alla A. virosa, che, come abbiamo già esposto (v. schede n. 025 e 043), sono specie altamente tossiche e mortali.

Nello stato embrionale si presenta sotto forma di un grosso “ovolo” bianco dal quale, per deiescenza apicale, si eleverà il carpoforo mentre il velo generale andrà a costituire una volva persistente di tipo sacciforme.

Il cappello, massiccio e carnoso, è al principio sferico, ovoidale, per aprirsi successivamente ed assumere una forma convessa e quasi pianeggiante. Il diametro può raggiungere anche i 13 / 15 cm. di diametro. La cuticola, sericea, umida e brillante, è facilmente separabile dalla carne del carpoforo ed è bianca o color avorio. Il margine del cappello è piuttosto grosso e da esso di solito scendono lembi di un tessuto farinoso, a mo’ di cortina o di mantovana: sono residui del velo parziale che a protezione delle lamelle si estendeva tra il bordo pileico ed il gambo.

La superficie imeniale è formata da lamelle fitte, liberamente annesse al gambo, intervallate da lamellule, biancastre o tenuemente crema-rosate, con il tagliente ricoperto da fioccosità.

Tale fioccosità, di consistenza farinosa o untuosa come quella del burro, ricopre anche la parte alta del gambo; costituendo la caratteristica dissociazione del velo parziale, non sarà sempre facile individuare sullo stipite la presenza di un anello persistente. Il gambo è grosso, cilindrico, talvolta ingrossato alla base, è completamente bianco. Alla sua base si trova la volva bianca o crema nella A. ovoidea, intensamente colorata di ocra-arancio nella tossica varietà proxima, dalla tipica forma a sacchetto.

La carne è bianca, soda e compatta nel gambo, più tenera e ovattata nel cappello. L’odore non è sempre ben definito potendo variare a seconda del grado di maturazione del carpoforo ed acquisendo ben presto un odore disgustoso per la rapida decomposizione delle fioccosità. Anche il sapore, inizialmente dolciastro, diviene presto poco gradevole.

Spore ovoidali, lisce, amiloidi, 9 / 11,5 x 6,6 / 7,5 micron. Sporata bianca.

Specie terricola, termofila, mediterranea, predilige i suoli sabbiosi delle pinete o delle leccete costiere dove si produce durante i mesi più caldi anche in colonie di più esemplari. Può trovarsi anche in collina mentre si fa via via più rara ad altezze maggiori

Possibilità di scambio

A. ovoidea differisce da A. proxima, sicuramente più tossica, per la diversa colorazione della volva. Il maggior pericolo può prodursi a seguito dello scambio con A. phalloides var. alba, con A. verna e, più raramente con A. virosa che è specie alpina. Le tre Amanite mortali hanno hanno una taglia molto più esile e l’anello è costituito da un tessuto compatto e persistente mentre, come abbiamo visto, l’anello di A. ovoidea si dissocia in fioccosità burrose (se ne può percepire l’untuosità passando un dito sulla parte alta del gambo). A quanti ancora oggi, in Toscana e nell’alto Lazio, usano consumare l’ Amanita ovoidea, anche cruda in insalata, raccomandiamo la massima prudenza.

A. ovoidea potrebbe confondersi anche con A. solitaria, considerata scadente commestibile, che presenta un cappello rivestito da minuscole verruche piramidali ed una volva poco evidente alla base del piede mentre quest’ultimo si prolunga nel terreno con un lungo fittone.

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(Sandro Ascarelli)