Scheda n. 470       -         Aprile 2014        -        Riferimento 1162

 

 

CORTINARIUS VARIEGATUS (Pers. : Fr.) Fries (1838)

 

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 Foto di Gianfranco Sperati
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Sinonimi

Agaricus variicolor Persoon (1801), Agaricus variicolor var. Variicolor Persoon (1801), Cortinarius variicolor var. variicolor (Pers.) Fries (1838), Cortinarius variicolor f. variicolor (Pers.) Fries (1838), Cortinarius variicolor var. nemorensis Fries (1838), Pholiota variicolor (Pers.) P.Kummer (1871), Phlegmacium variicolor (Pers.) Wunsche (1877), Phlegmacium variicolor var. variicolor (Pers.) Wunsche (1877), Cortinarius largiusculus Britzelmayr (1892), Cortinarius nemorensis (Fr.) J.F.Lange (1940), Phlegmacium nemorense (Fr.) Moser (1960), Phlegmacium variicolor var. largiusculum (Britzelm.) Moser (1960), Phlegmacium variicolor var. marginatum M.M.Moser (1960), Cortinarius variicolor var. largiusculus (Britzelm.) Moser (1967), Cortinarius variicolor f. marginatus (Moser) Nespiak (1975), Cortinarius variicolor f. largiusculus (Britzelm.) Nespiak (1975), Cortinarius variicolor var. marginatus (Moser) Quadraccia /1985).
Volg.: Cortinario dai colori variabili.

 

Etimologia

Cortinarius = per la cortina che, a protezione delle lamelle, le copre con un velo che si estende dall'orlo del cappello al gambo;
varie color o variicolor = variopinto, di vario colore (dal latino vàrius = vario e còlor = colore)

 

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Phlegmacium, Sezione : Variecolore, Specie: variecolor

 

Commestibilità

Da alcuni ritenuto di buona commestibilità, il C. variecolor non va comunque consumato per motivi precauzionali.

 

Descrizione

Tra i Cortinari ascritti alla sezione Phlegmavium, aventi quindi la superficie del cappello viscida, la base del gambo non bulbosa ed una cortina ocra rossastra, ve ne sono alcuni che vengono raggruppati nella sezione Variecolores sia per i molteplici colori con i quali si presentano, sia perché reagiscono al giallo al contatto con basi forti (ammoniaca).
Il cappello di C. variecolor è al principio emisferico; tende in seguito a divenire piano-convesso con un diametro che può raggiungere i 12 centimetri. E' duro, sodo, carnoso ed ha il margine da involuto a poco eccedente e frastagliato. La superficie pileica viscida (secca e opaca con la siccità) è inizialmente viola pallido ma la colorazione varia rapidamente durante la crescita del carpoforo passando dal violetto intenso al bruno nocciola o al grigio bruno fino al bruno rossiccio. Il margine mantiene a lungo i toni blu-violetti e può apparire decorato da numerose fibrille o da squamette un poco più scure; di solito è regolare, soltanto in via eccezionale ondulato o ripiegato. Le lamelle sono mediamente fitte, intercalate da lamellule, sinuate, adnate e smarginate, grigio-violette in gioventù si tingono poi di bruno ruggine in maniera via via più intensa. Il filo delle lamelle ha tonalità più pallide. Il gambo è irregolare, clavato, fusiforme, massiccio, sodo, duro, con la superficie fibrillosa e asciutta, di colore violetto chiaro tendente a munirsi di macchie bruno-rossastre con la maturità o alla manipolazione. La cortina, di colore lilla pallido, è evanescente e tende a rimanere sul gambo sotto forma di filamenti biancastri che si tingono di ruggine per la sovrapposizione delle spore.
La carne è spessa, soda e compatta nel cappello quando il fungo è giovane, in seguito più tenera e cedevole; nel gambo permane dura e fibrosa. E' colorata di lilla (più o meno intenso) soprattutto nelle parti superiore e inferiore del gambo. Caratteristica la reazione gialla a contatto con idrossido di potassio. Odore pronunciato di terra o di polvere, sapore mite. Spore ),5 / 11 x 4,5 / 6, amigdaliformi e ornate da placchette ad apice arrotondato, color ocra-ruggine. Cresce in colonie di diversi esemplari, da luglio alla fine di settembre, nelle radure erbose dei boschi montani di aghifoglie, in particolare di abete rosso.

 

Possibilità di scambio

Il C. variecolor si riconosce facilmente per i colori che variano con la crescita del carpoforo, per il forte odore di terriccio e per l'habitat montano di aghifoglie. E' controverso se il C. nemorensis (Fr.) Lange possa essere considerata una specie autonoma o soltanto una varietà di C. variecolor. Da quest'ultimo si distingue per il cappello con tonalità cromatiche più chiare e per le numerose fibrille disposte a rete, per l'odore meno penetrante e, soprattutto, perché si produce quasi esclusivamente sotto latifoglie (in particolare faggio). Si distingue anche da C. largus Fries, che ha il cappello quasi del tutto privo di toni violetti, il gambo biancastro ma con una abbondante cortina, odore quasi nullo, reazione nulla all'idrossido di potassio ed habitat costituito da latifoglie.

 

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(Sandro Ascarelli)