Scheda n. 458        -         Febbraio 2014        -        Riferimento 1715

 

 

LECCINUM HOLOPUS  (Rostkov) Watling 1960

 

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 Foto di Gianfranco Sperati
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Sinonimi

Boletus chioneus Fries (1818), Boletus scaber var. candidus Wainmann (1836), Boletus holopus Rostkov (1844), Boletus albus Gillet (\881), Bolwtus gilletii Saccardo & Cuboni (1888), Trachypus scaber f. holopus (Rostk.) Romagnesi (1939), Krombholzia holopus (Rostk.) Pilàt (1951), Trachypus holopus (Rostk.) Konrad & Maublanc (1952), Leccinum holopus var. holopus (Rostk.) Watling (1960), Krombholzia scabra f. maios Singer (1966), Leccinum holopus var. maius (Singer) Singer (1966), Leccinum holopus var. americanum A.H. Smith & Thiers (1971), Krombholziella americana (A.H.Sm. & Thiers) Ŝutara, Krombholziella holopus (Rostk.) Ŝutara (1982), Leccinum nucatum Lannoy & Estadès (1993), Leccinum holopus var. nucatum (Lannoy & Estadès) Klofac (2007).
Volg.: Leccino bianco neve

 

Etimologia

Leccinum = attinente al leccio (Quercus ilex)
holopus = dal piede intatto (dal greco hòlos = integro e pous = piede, gambo)

 

Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Leccinum, Sezione: Scabra, Specie: holopus.

 

Commestibilità

Commestibile mediocre; si consiglia di scartare il gambo che rimane duro e coriaceo e consumare il solo cappello del fungo giovane e con i tubuli non ancora molto sviluppati.

 

Descrizione

Considerato all'inizio una forma albina di Boletus scaber, venne in seguito denomina-to dal Fries sia Boletus chioneus sia Boletus niveus: Attualmente l'appellativo ritenuto più corretto dagli Autori moderni è quello attribuito a questa Boletacea dal micologo tedesco Friedrich W.G, Rostkovius (1770 / 1848): Boletus holopus , inserito infine nel Genere Leccinum. Il cappello, da emisferico a pianeggiante, ha una dimensione che varia dai 4 agli 8 centimetri di diametro ed assume, a maturità, una forma guancialiforme. La cuticola è lievemente pubescente, poi glabra, lubrificata con tempo umido, tipicamente bianca o biancastra, talora con leggere tonalità ocra-verdastre o oliva. Margine acuto, lobato, che deborda di poco oltre la sottostante zona imeniale.
L'imenoforo è costituito da tubuli molto alti nei carpofori adulti, tali da superare il margine del cappello e conferire a quest'ultimo una forma a mo' di cuscino e si raccorciano in prossimità dello stipite attorno al quale formano una lieve infossatura. Fini e sottili, sono all'inizio bianchi, poi biancastri, con qualche leggera sfumatura verde-olivastra. Anche i pori con i quali hanno termine i tubuli, hanno lo stesso colore ma imbruniscono alla manipolazione; sono piccoli e rotondi. Il gambo è esile e slanciato, assottigliato in alto e ispessito in basso, cilindrico, talora un po' ricurvo, di colore bianco latte, tendente ad assuma ture lievi tonalità verdastre con l'invecchiamento, ornato di fioccosità dapprima bianche poi imbrunenti a partire dalla base, disposte lungo linee verticali. La carne tende a divenire molliccia nel cappello e a rimanere fibrosa e coriacea nel gambo, bianca nelle varie parti del fungo brevemente macchiata di rosa al taglio e con macchie azzurrine verdastre nella zona basale. Non annerisce alla cottura. Reazione verdastra con solfato ferroso, lentamente rosata con formaldeide. Odore e sapore quasi impercettibili. Spore ellittico-fusiformi, leggermente rastremate in alto, lisce, di dimensioni 16 / 17,5 x 5 / 6 μm. Sporata bruna. Non molto frequente, cresce dalla fine dell'estate all'autunno, a volte in piccoli gruppi, nelle foreste montane umide e acquitrinose, in maniera esclusiva legato alle Betulle.

 

Possibilità di scambio

Si può confondere con il L. cyaneobasileucum, Lannoy & Estades (soprattutto nella sua forma alba) che ha colori bluastri più intensi alla base del gambo, o con L. avellaneum (Blum) M. Bon che mostra di possedere un cappello di colore nocciola chiaro.

 

Bibliografia

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(Sandro Ascarelli)