Scheda n. 448         -         Dicembre 2013          -          Riferimento n. 1605




LACTARIUS LIGNYOTUS Fries 1857





lactarius lignyotus gs3 20140211 1860696161Foto di Gianfranco Sperati
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Sinonimi

Lactarius fuliginosus fo. major Froes (1838), Lactarius lignyotus var lignyotus Fries (1857), Lactarius geminus Karsteb (1868), Lactarius lignyotus vat. tenuipes Peck (1885), Lactariella lignyota (Fr.) Schröter (1889), Lactifluus lignyotus (Fr.) Kuntze (1891), Lactarius lignyotus f. gracilis Bresadola (1929), Lactarius ligyptus var. americanus A.H.Smith & Hesler (1962), Lactarius lignyotus var. canadensis A.H.Smith & Hesler (1962), Lactarius lignyotus var. hirtellus A.H.Smith & Hesler (1962), Lactarius lignyotus var.insignis A.H.Smith & Hesler (1962), Lactarius lignyotus var.parvulus A.H.Smith & Hesler (1962).


Etimologia

Lactarius = attinente al latte,
lignyotus = con l'orecchio fuligginoso (dal greco lignùs = fuliggine e oûs, otòs = orecchio).


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes,Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sezione: Plinthogali, Specie: lignyotus.


Commestibilità

Dato come non commestibile ma tuttavia consumato, mischiato con altri funghi, in alcune zone.


Descrizione

E' un Lattario caratteristico del quale molti Autori, a cominciare dal Fries, evidenziano l' "eleganza" e la facilità di giungere ad una sua esatta determinazione. In effetti si riconosce per il suo portamento alto e slanciato e per lo straordinario contrasto tra il colore bruno nerastro del cappello e del gambo e quello bianco candido delle lamelle che decorrendo sul gambo rendono bianco anche la parte superiore di questo.
Il cappello è inizialmente convesso ma tende a spianarsi fino ad avere un diametro di circa 8 centimetri, con un piccolo umbone centrale più o meno aguzzo, ridotto talvolta ad una semplice papilla rugosa. Margine sottile, ricurvo poi disteso, uniforme e brevemente scanalato. La cuticola è adnata, opaca, vellutata, non zonata, percorsa da fibrille radiali, colorata di bruno, marrone bruno fino a nerastro con tendenza a schiarire verso il margine.
Le lamelle non sono molto fitte e sono intercalate da lamellule talvolta anastomosate; ineguali e forcate in prossimità del gambo al quale aderiscono con un piccolo uncino, prolungandosi poi e decorrendo sullo stesso per un breve tratto. All'inizio bianche avorio divengono poi crema-ocra per sovrapposizione delle spore e si tingono di arancio o di rossastro nei punti di contatto o di frattura. Secernono un latice acquoso, di sapore mite, bianco immutabile ma lentamente virante al rosso-mattone a contatto della carne.
Il gambo è più o meno slanciato, cilindrico, tomentoso, sovente attenuato nella parte alta, pieno poi farcito, pieghettato in corrispondenza delle lamelle decorrenti, talora un po' ricurvo, dello stesso colore fuligginoso del cappello ma tendente al biancastro nella parte inferiore con qualche sfumatura rosata.
La carne è sottile, da cotonosa a granulosa, elastica, spugnosa, bianca ma virante lentamente e in maniera non uniforme al rosa, poi al rosso-ruggine e al rossastro. Sapore mite, dolce, odore lieve.
Le spore, 8,5 / 10 x 8 / 9,5 μm., sono abbastanza rotonde e decorate da verruche appuntite che formano un reticolo non sempre completo. Amiloidi, a volte anche alate. Sporata color crema.
E' un lattario non molto frequente, caratteristico delle zone umide e muschiose dei boschi montani di abete rosso (Picea abies), spesso isolato, talvolta in piccole colonie.


Possibilità di scambio

La specie più vicina e che si produce nel medesimo ambiente è Lactarius picinus Fries che tuttavia differisce perché ha un cappello privo di umbone acuto, un gambo non costolato nella parte superiore e delle lamelle che tendono ad assumere un colore giallo pallido. Lactarius romagnesii M.Bon ha caratteri morfologici simili ma differisce nettamente per il diverso habitat di crescita: è infatti legato esclusivamente a latifoglie e tende a prodursi più facilmente in pianura.


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(Sandro Ascarelli)