Scheda n. 436       -       Novembre 2013        -         Riferimento n. 1690







BOLETUS RHODOPURPUREUSSmotlacha 1952




  boletus rhodopurpureus gs3 20140115 1385822750Foto G. Sperati
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Sinonimi

Boletus rhodopurpureus f. xanthopurpureus Smotlacha, (1952), Boletus rhodopurpureus f. polypurpureus Smotlacha (1952), Boletus purpureus ss. Auct (1960), Boletus xanthopurpureus (Smotl.) Hlaváček, (1986), Boletus rhodopurpureus var. polypurpureus (Smotl.) Hlavàček (1996), Boletus rhodopurpureus f. poridecolorans Klofac (2005)
Volg.: Boleto purpureo


Etimologia

Boletus = attinente alla terra oppure "palla". Deriva dal greco bolítes con il doppio significa di "attinente alla terra" o di "palla", perché molti funghi hanno il cappello globoso: i Romani per questo chiamavano Boleto l'Ovolo buono (Amanita caesarea).
Rhodopurpureus = rosso porpora (dal greco rhodos = rosso e dal latino purpureus = porpora), per i colori dominanti.


Sistematica

Regno:Fungi, Divisione: Eumycota, Sottodivisione: Basidiomycota, Classe: Hymenomycetes, Sottoclasse: Homobasidiomycetidae, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Boletus, Sezione: Luridi, Sottosezione: Luridini, Specie: rhodopurpureus.


Commestibilità

Provoca sindrome gastrointestinale. Molto tossico da crudo, in alcune regioni viene considerato commestibile dopo ripetuti lavaggi e prolungate bolliture, ma la sua tossicità, per quanto diminuita, è accertata anche dopo lunghe precotture, per cui è un fungo assolutamente da evitare.


Descrizione

Si tratta di una specie dai molti colori e dalle molte sfumature tanto che sono state create numerose specie vicine, varietà o semplici forme, come Boletus rhodopurpureus formaxanthopurpureuse Boletus rhodopurpureusfo.polypurpureus o Boletus rhodopurpureusfo.polypurpureus, ecc.
Comunque Boletus rhodopurpureus presenta un cappello di 5-25 cm di diametro, prima emisferico poi convesso, carnoso e guancialiforme. L'orlo involuto poi disteso, rimane un po' eccedente nell'adulto. La cuticola, inizialmente leggermente vellutata, diviene liscia, lucida, specialmente a tempo umido, è difficilmente separabile e di colore giallo chiaro, ma ben presto assume colori rosati e bruno porpora e, al minimo contatto, vira al blu nerastro. Con acidi forti la cuticola assume una colorazione rosso chiaro.
I tubuli sono lunghi, fini e liberi, più corti presso il gambo dapprima gialli, poi bruno oliva, bluastri al tocco. I pori sono piccoli, arrotondati o poco angolosi, dapprima gialli poi rosso vivo, in seguito rosso porpora, diventano bluastri al tocco. Il gambo di 15-20 × 4-8 cm è più o meno cilindrico ma sempre un po' bulboso alla base, di colore giallo è rivestito da un reticolo giallo a maglie larghe che presto diventa rosso intenso e bluastro se sfiorato.
La carne inizialmente soda ma presto tenera e spugnosa, gialla, rosso-carminio persistente alla base, subito azzurra all'aria e poi lentamente rossastra. A contatto con acidi forti, come ad. es. acido solforico, si colora di giallo, con idrato di potassio o con sodio su macchia di bruno chiaro. Odore fruttato, sapore acidulo.
Cresce solitario o a piccoli gruppi in estate, nelle zone aperte dei boschi di latifoglie, dove più facilmente filtra il sole, specialmente querce, soprattutto in terreno calcareo.
Le spore sono ellittico-fusiformi, misurano 11-14 x 4-5,5 µm e sono di colore bruno-oliva in massa.


Possibilità di scambio

Si confonde oltre che con le forme suaccennate, con Boletus rhodoxanthus, che ha il cappello inizialmente crema giallastro-biancastro e la carne del gambo gialla immutabile, con Boletus luteocupreus che presenta però il cappello giallastro crema-rosato al centro poi rossastro-laterizio.
Cresce durante l'estate assieme a Boletus lupinus, (vedi scheda n. 409) e Boletus pulchrotinctus, (vedi scheda n. 343), il primo dei quali è tossico ed il secondo commestibile, anche se da taluni poco tollerato; entrambe queste specie possiedono tonalità rosa bene evidenti sul cappello.
Somiglia anche a Boletus calopus, (vedi scheda n.. 240), che ha però della colorazione rossa sul gambo e possiede carne amara.

 

Bibliografia

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(Gianfranco Sperati)