Scheda n. 426        -        Settembre 2013       -        Riferimento 1516



LACTARIUS LUTEOLUS Peck 1896



Foto G. Sperati
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Sinonimi

Lactarius foetidus Peck (1902), Lactarius volemus var. albus Maire (1937), Lacta-rius praeserifluus Murrill (1938), Lactarius echinatus Thiers (1957), Lactarius al-bellus Malençon & Bertault (1971), Lactarius brunneoviolascens Bon (1971), Lacta-rius kuehnerianus Malençon (1974), Lactarius luteolus fo. kuehnerianus (Malençon) Bertault (1980), Lactarius luteolus fo. euluteolus Bertault (1980), Lactarius luteolus var. brunneoviolascens (Bon) Bon. (1992), Lactifluus luteolus (Peck) Verbeken (2012).
Volg. Lattario giallastro


Etimologia

Lactarius = attinente al latte (dal latino e si riferisce al latice che secerne dalle lamelle).
luteolus = giallognolo (anch'esso derivante dal latino, diminutivo di luteus = giallo); si riferisce al colore bianco sporco giallastro del fungo.


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Russulales, Famiglia: Russulaceae, Genere: Lactarius, Sottogenere: Lactarius, Sezione: Velutini, Specie: luteolus.


Commestibilità

Non è commestibile per il sapore astringente.


Descrizione

Il nome volgare di questo fungo tradisce decisamente le aspettative, perché di un qualsiasi colore o sfumatura di colore che si possa avvicinare al colore giallo non ha proprio niente. Si può dire che il suo colore è bianco sporco, anzi sporchissimo, misto a colore bruni, grigi e neri, a volte rugginosi nella carne che lo fanno annoverare, a parer mio, fra i più brutti e luridi funghi esistenti ma, tant'è, in tutte le lingue continua ad essere chiamato: Lattario giallastro!
Il cappello misura 40-90 (110) mm di diametro ed è inizialmente convesso poi spianato e depresso al centro, ondulato, lobato e feltrato verso il margine; la superficie è secca, inseparabile, feltrata ed opaca, spesso granulosa, talora cosparsa di piccole gibbosità o, al contrario, di minute infossature; la colorazione varia dal biancastro al grigio molto chiaro nel giovane, grigiastro-beige, con macchie giallo-ocra-grigie negli esemplari adulti, se lesionato grigiastro-bruno scuro.
Le lamelle sono adnato-uncinate al gambo, spaziate, spesse e cassanti, intercalate da lamellule di diversa lunghezza, brevemente forcate verso il margine del cappello e talora debolmente anastomosate sullo sfondo; bianche all'inizio poi quasi concolori alla superficie pileica e viranti al bruno scuro laddove vengano sollecitate con il tocco o con lo sfregamento.
Il gambo misura 40-70 x 15-30 mm è cilindrico, talora compresso, leggermente attenuato in basso, pieno, duro e cassante, a volte con accenno a minuscole cavernosità e, non di rado, eccentrico e subradicante; la superficie è di aspetto opaco e finemente pruinosa, bianca ma imbrunente per sfregamento.
La carne è alquanto soda e cassante, prima biancastra poi grigiastro-crema, su toni rugginosi in seguito ed alla fine imbrunente; odore leggero di aringa e sapore dolciastro; lattice sieroso ed abbondante, di sapore mite, biancastro-grigio chiaro, virante al bruno-scuro a contatto con le lamelle, immutabile se isolato e di sapore leggermente astringente.
Le spore sono ovoidali-ellittiche, con verruche coniche a volte unite, misurano 7,5-9 x 6-6,5 micron e sono bianche in massa.
Cresce in autunno gregario sotto latifoglie termofile o pini, su terreni sabbiosi ed acidi.


Possibilità di scambio.

Si riconosce per il viraggio del lattice e per l'imbrunimento nei punti lesionati e può essere scambiato con alcuni lattari bianchi o biancastri, ma non me ne viene in mente nessuno dal colore così brutto-


Bibliografia

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Monografie:

Basso M.T. : Lactarius Pers., Fungi Europaei Vol. 7, Ed. Mycoflora, Alassio, 1999, pag. 693.



(Gianfranco Sperati)