Scheda n. 424       -         Settembre 2013      -        Riferimento pag. 77




MACROLEPIOTA PUELLARIS (Fr.) Moser (1967)



Foto di Sandro Ascarelli
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Sinonimi
 

Agaricus rachodes var, puellaris Fries (1863), Agaricus Lepiota nympharum Kalch-brenner (1873), Lepiota rachodes var. puellaris (Fr.) Saccardo (1887), Lepiota procera var. puellaris (Fr.) Massee (1893), Lepiota densesquamosa Velenovsky (1920), Lepio- ta puellaris (Fr.) Rea (1922), Leucocoprinus puellaris (Fr.) Locquin (1945). Leucoaga-ricus nympharum (Kalchbr.) Bon (1977).


Etimologia

Macrolepiota = grande orecchio squamoso; (dal greco makròs = grande, lepis = squama e ous, otòs = orecchio);
puellaris = di fanciulla (dall'aggettivo latino. Puella = fanciulla)


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetidae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Agaricaceae, Tribù: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: puellaris


Commestibilità

Commestibile ma da proteggere data la sua rarità.


Descrizione
 

Si addice alle fanciulle (come indica la denominazione di specie puellaris) sia per le sue forme aggraziate, eleganti e slanciate, sia per il leggero arrossamento della carne che vagamente ricorda il rossore delle guance delle ragazze timide.
E' una Macrolepiota che tassonomicamente nasce come varietà della M. rhacodes ma che ben presto acquista una sua autonomia per le differenze che verranno di seguito indicate.
Il cappello, il cui diametro può arrivare a misurare circa 7 o 8 centimetri di diametro, è all'inizio oviforme, emisferico, più tardi convesso e infine appianato con basso umbo-ne, con la calotta bianca frazionata in squame fitte, bianche mentre la zona discale è uniforme di colore giallo-bruno. Il margine è sottile e festonato.
Le lamelle sono libere al gambo e si uniscono ad un collarium; fitte, larghe, arrotonda-te, biancastre poi, in maturità, con leggera sfumatura rosata, carnicina.
Il gambo, anch'esso bianco con qualche tonalità di rosa pallido soprattutto verso la base, è alto, slanciato, cilindrico, fistoloso e fibroso. Ha una estremità inferiore che tende ad essere ingrossante, quasi bulbosa. L'anello si posiziona in alto ed è largo, semplice, munito di cinturino che lo rende scorrevole lungo il gambo, con residui cotonosi di squame lungo l'orlo.
La carne è bianca, immutabile ma talora tendente ad un leggero arrossamento verso l'estremità dello stipite. Lieve odore di radice, sapore buono e dolciastro.
Spore ialine, lisce, con guttule e poro germinativo, ellittiche o ovoidali, 8 / 10 x 5 / 6,5 μm. Sporata bianca o debolmente rosata.
Specie abbastanza rara, predilige crescere durante l'estate in montagna, singolarmente o in piccoli gruppi, sul terreno, associata a conifere.


Possibilità di scambio.
 

Abbiamo accennato al fatto che M. puellaris era in origine conosciuta come varietà di Macrolepiota rachodes Vittadini dalla quale pare diversificarsi perché di taglia più esile, di colori pileici bianchi e non nocciola e soprattutto per la carne che, nella M. rachodes, è fortemente arrossante. M. puellaris potrebbe confondersi anche con Macrolepiota nympharum Kalchbrennere che ha colori ocracei con qualche sfumatura verdastra ed ha un anello di forma completamente diversa.


Bibliografia

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Monografie:

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/Sandro Ascarelli)