LA NOMENCLATURA DEI FUNGHI

Chi per la prima volta si accosta al mondo della micologia può rimanere spaventato dall'idea di memorizzare tutti quei nomi latini o di derivazione greca con i quali, nel mondo scientifico, sono identificati i funghi. Anche chi ha fatto studi umanistici, può talvolta trovarsi in difficoltà. Non è forse meglio continuare a chiamare "Porcino" il Boletus edulis, "Ovolo buono" l' Amanita caesarea, "Galletto" il Cantharellus cibarius o "Mazza di tamburo" la "Lepiota procera" ?

In realtà l'uso, in lingua volgare, di una terminologia inadeguata può complicare maledettamente le cose: lo stesso fungo può essere chiamato con nomi diversi solo che ci si sposti da un paese all'altro (il Porcino diventa la Brisa in Trentino, il Galletto diventa Gallinaccio in Toscana e Finferlo in Alto Adige...) con la conseguenza di ingenerare confusioni e incertezze tra coloro che si avvicinano al mondo dei funghi e di non capirsi più tra micologi. Solo recentemente è stato pubblicato un Dizionario dei nomi volgari e dialettali in Italia, a cura di Ugo Bonazzi (edito dall'Associazione Micologica Bresadola di Trento).

Grande è stato quindi il merito del naturalista svedese Carl Linneo (1707 - 1778) per aver inaugurato una nomenclatura latina binomia, adottata dopo di lui universalmente ed ancora in auge, con la quale ogni organismo vegetale (e quindi anche ogni organismo fungino) viene identificato con un nome di genere ed uno di specie. La denominazione binomia di ogni fungo, anche se in latino (lingua ufficiale di tutti i saggi fino alla fine del diciottesimo secolo), fa si che il Boletus edulis, l'Amanita caesarea, il Cantharellus cibarius, la Lepiota procera e così via, abbiano lo stesso nome in tutto il mondo.

Cercando di semplificare al massimo gli argomenti che stiamo trattando, diremo che il nome di genere serve a raggruppare tutti quei funghi che possiedono dei caratteri (macroscopici o microscopici) simili: ad es. il genere Cortinarius comprende quasi tutti quei funghi provvisti di una "cortina", una sorta di ragnatela composta di filamenti a protezione delle lamelle, il genere Tricholoma (dalle parole greche thrix, thrikhòs = pelo e loma = orlo) riunisce funghi il cui cappello termina appunto con un orlo peloso, il genere Entoloma (dal greco entos = dentro e loma = orlo) raggruppa funghi con l'orlo del cappello ripiegato verso l'interno. Il nome di specie (normalmente un aggettivo che ne mette in rilievo un carattere particolare) assume lo stesso genere (maschile, femminile o neutro) del sostantivo al quale si unisce: ecco perché quando al comune "prataiolo" è stato sostituita la denominazione del genere (da Psalliota, femminile, ad Agaricus, maschile) anche la concordanza dell'aggettivo è mutata: da Psalliota augusta ad Agaricus augustus. Ricordiamo ancora che il nome di genere si scrive sempre con l'iniziale maiuscola, il nome di specie con l'iniziale minuscola, a meno che con l'indicazione di specie non ci si riferisca al nome di un micologo alla memoria del quale un nuovo tipo di fungo è stato dedicato (ad es. Leucoagaricus Bresadolae dedicato al micologo Giacomo Bresaola, Cantharellus Friesii dedicato al micologo svedese Elias M. Fries, Boletus Queletii dedicato al micologo francese L. Quèlet).

Abbiamo detto che la denominazione di specie, come anche quella della subspecie, varietà o forma, mette in rilievo una delle caratteristiche del fungo: può trattarsi del colore, della dimensione, della forma, della consistenza della carne, dell'habitat o della regione dove è più possibile rintracciare quel particolare fungo, ecc. Ecco la ragione per la quale riteniamo quanto mai utile dare qualche indicazione sul significato della denominazione latina (o di derivazione greca) della specie, tenendo presente che queste brevi note dovrebbero servire al cercatore, privo di particolari conoscenze umanistiche, a rendere più facile l'identificazione dei funghi che trova: chi avrà la pazienza di seguirci, nei prossimi mesi, in questa necessariamente sintetica ed incompleta lista tassonomica non potrà che trarne giovamento e a chi vorrà poi approfondire l'argomento non possiamo che consigliare l'utilizzo di un ottimo libretto (ormai quasi introvabile) di Giuseppe Pace: "Funghi: onomasticon mycologicum", edito nel 1982 da Priuli & Verlucca Editori, Via Dora Baltea 12, 10015 Ivrea, nella collana Natura Facile.

QUALCHE SEMPLICE REGOLA DI PRONUNCIA E DI GRAMMATICA

Per quel che riguarda la pronuncia, comunemente usata, delle parole latine (o latinizzate dal greco) bisogna ricordare che il dittongo ae si legge e (si dirà perciò Boletus “ereus” (cioè color bronzo, da cui la voce dialettale “bronzino”) e non “aereus”, visto che i porcini non volano); anche il dittongo oe si legge e così che Cortinarius coerulescens si leggerà “cerulescens”. La y equivale alla nostra i mentre la h non si pronuncia. Tuttavia ph si pronuncia come una f (es. Amanita phalloìdes si pronunzierà “falloìdes”) mentre th si legge come semplice t (es. Lactarius theiogalus si leggerà esattamente come è scritto) . Attenzione: ti si leggerà come z solo se seguito da altra vocale (es. Hygrophoropsis aurantiaca = Igroforopsis auranziaca), altrimenti si leggerà così come è scritto: “ti” (es. Trichaptum abietinum = Tricaptum abietinum).

Nella declinazione dei nomi latini, o latinizzati, si hanno:

a) due numeri, come in italiano: singolare e plurale,

b) tre generi (e non due come in italiano): maschile, femminile e neutro,

c) sei casi: nominativo (la rosa), genitivo (della rosa), dativo (alla rosa), accusativo (la rosa, come complemento oggetto), vocativo (o rosa, per indicare a chi o a che cosa è rivolto il discorso), ablativo, come complemento di separazione, d’agente, di mezzo, di causa, di luogo o di tempo, preceduto di solito da una preposizione ( a o ab). Per non rendere eccessivamente complicato il lavoro che stiamo trattando, avvertiamo subito che dei casi sopra elencati ci interessano quasi esclusivamente il nominativo ed il genitivo e, di quest’ultimo, il singolare e il plurale.

L’aggettivo concorda nel genere con il sostantivo al quale si lega: ad un nome maschile si unirà l’aggettivo al maschile, ad un nome femminile concorderà un aggettivo nella sua forma femminile, ad un nome neutro corrisponderà un aggettivo nella sua forma neutra. Qui di seguito riportiamo le desinenze che gli aggettivi possono assumere concordando ad una voce singolare nel caso nominativo:

Maschile femm. neutro m. f. n. esempio

-us -a -um albus alba album Mycena alba

-er -a -um odorifer odorifera odoriferum Cortinarius odorifer

-er -is -e acer acris acre Lactarius acer (acris)

-is -is -e laevis laevis laeve Crucibulum leave

Fanno eccezione gli aggettivi formati con l’aggiunta di un nome, come infundibuliformis = a forma di imbuto, salmonicolor = color salmone etc. o quelli formati con particolari desinenze come -ens che indica qualcosa che si sta facendo (phoetens = che emana un cattivo odore), -escens che indica una tendenza, un divenire (rubescens = tendente al rosso), -oides che indica una similitudine, una somiglianza (corallòides = simile al corallo, phallòides = che somiglia ai funghi del genere Phallus). Fanno ancora eccezione gli aggettivi di derivazione greca. Molte denominazioni di specie sono formati da nomi al genitivo, soprattutto quando si vuole indicare l’appartenenza di un fungo ad un certo habitat o la sua crescita connessa ad una particolare essenza arborea: Hygrophorus cossus var. quercetorum significa che vi è una particolare varietà di H. cossus legata prevalentemente alle querce, Russula ìlicis (da ilex, ilicis) è la Russula del leccio, Boletus carpini il boleto che cresce soprattutto sotto il carpino….

IL COLORE DEI FUNGHI

Abbiamo già detto che gli Autori, nell'assegnare ad un fungo il nome di specie, si sono preoccupati di mettere in rilievo almeno uno dei suoi particolari caratteri.

Iniziamo quindi ad elencare quei nomi latini (o di derivazione greca) che si riferiscono al colore che evidenzia l'intero carpoforo o un elemento di questo. Sarà opportuno, in quest'ultimo caso, ricordare che il  suffisso -derma significa "pelle" (es. Agaricus xanthodermus = agarico dalla pelle gialla), -phyllus si riferisce alle lamelle (Cortinarius xanthophyllus = Cortinario con le lamelle gialle), -cephalus oppure -cybe (ambedue dal greco) indicano la testa, cioè il cappello (Cortinarius xanthocephalus = Cortinario con il cappello giallo), -pus indica invece il piede (Poliporus melanopus = Poliporo dal piede nero) mentre -spermus o sporus si riferisce alle spore (Tuber melanosporum = Tartufo con le spore nere).

Quando i colori che si desiderano evidenziare nella denominazione di specie sono più di uno, si usano nomi composti come ad es. Russula albonigra, bianca e nera, Boletus rhodoxanthus, rosso e giallo, Pluteus luteovirens, giallo e verde.

Lista dei colori

Termini di derivazione latina                         Termini di derivazione greca


Bianco albus,  albidus, candidus                              leucos

Bianco argento            argentatus o argenteus                               argyraceus

Bianco latte                l acteus, galochrous

Bianco come il cigno    cygneus

Bianco come la cera    cereus, ceraceus, cerinus

Bianco neve               niveus, nivalis                                             chioneus

Giallo flavus                                                        icterinus,  xanthus

Giallo oro                   aureus                                                      chryseus

Giallo miele                melleus

Giallo limone              citrinus, limoneus Giallo zolfo                         sulphureus

Giallo zafferano          croceus, crocatus

Giallo giunchiglia         junquillea

Giallo chiaro              gilvus

Giallo rossastro          fulvus

Giallo arancio            luteus

Giallastro                 cirrathus, helvus                                           epixanthus

Rosso ruber, (rubra, rubrum) rufus                           rhodos, erytros

Rosso acceso, rubino    rutilus, rubinus                                         anthracinus

Rosso scuro              rubidus

Rosso porpora          purpureus, puniceus, phaeniceus                   porphyreus

Che diventa rosso     rubescens, erubescens

Rosso scarlatto         coccineus                                                  hysginus

Rosso fiamma           flammeus, flammans

Rosso fuoco             igneus, ignicolor

Rosso sangue           sanguineus

Rosso cremisi           cramesinus

Rosso vermiglio        mulleus

Rosso lacca             laccatus

Rosso minio            miniatus, miltinus

Rosso bronzo          aereus (leggasi èreus)

Rosso rame            cupreus

Rosso cinabro         cinnabarinus

Rosso mattone       lateritius

Rosso salmone       salmoneus, salmonicolor

Rosso vinoso          vinaceus, vinosus

Rosa roseus, rosaceus, pudorinus

Rosa carnicino        carneus, carnicinus, incarnatus

Rosa salmone         salmonicolor

Rosa pesca            persicinus, persicolor

Rosa albicocca       armeniacus

Arancio aurantius, aurantiacus

Azzurro: azureus (dall'arabo persiano)

Azzurro celeste     caeruleus, caerulescens, caelestinus

Azzurro turchino    cyaneus

Azzurro verde        caesius, glaucus

Azzurro cupo, indaco  indigo (dall'inglese)

Azzurro lapislazzulo  lazulinus

Verde viridis, virens ioides

Verde rame          aerugineus, aeruginosus

Verde cloro          chlorus

Verde mare         cumatilis

Verde chiaro        prasinus

Verde erba         graminicolor

Verde oliva         olivaceus

Verde smeraldo   smeraldinus

Viola violaceus                                                                   ianthinus, ioeides

Viola lilla             lilaceus, lilacinus

Viola ametista     amethisteus, amethistinus

Marrone f uscus, brunneus (dal germanico), umbrinus

Marrone baio      badius

Marrone castagna   castaneus

Marrone cannella   cinnamomeus

Marrone rosato      brunneoincarnatus

Marrone dattero    spadiceus

Grigio griseus (dall'antico tedesco), ravidus

Grigio cenere       cinereus

Grigio fuliggine     fuligineus, fuliginasus

Grigio piombo       plumbeus                                                              molybdinus

Grigio ferro          ferrugineus, ferruginosus

Grigio nebbia       nebulosus, nebularis                                                 scioides

Nero                  niger (nigra, nigrum), ater (atra, atrum)                melas, melaenus, melaneus

Nero ardesia         ardesiacus

Nero inchiostro     atramentosus, atramentarius

Nero seppia          sepiarius

Nero pece            piceus, picinus

Nero corvino         corvinus, coracinus

A complemento delle nozioni sopra riportate, sarà opportuno dare ancora qualche informazione sui significati generici di alcuni termini comunque attinenti ai colori:

tinto o dipinto  =                            tinctus, pictus

di un solo colore  =                         monochrous

di due colori  =                              bicolor, dicolor, dibaphus, dichrous

di molti colori  =                             multicolor, varicolor

di colore variabile come il camaleonte  =  chamaleontinus

di colore variabile come il pappagallo  =  psittacinus

di colore chiaro  =                           claricolor

di colore scuro  =                           fuscus

pallido  =                                      pallidus, pallens, pallescens

sbiancato  =                                 dealbatus

scolorito  =                                  decoloratus, decolorosus, evernius

livido  =                                      lividus

macchiato  = maculatus

(Sandro Ascarelli)