COME SI RIPRODUCONO I FUNGHI

Abbiamo già accennato, trattando della nascita dei funghi (vedi articolo "Come nascono i funghi" al n. 14/1 - ottobre 2008), ai sistemi riproduttivi dei funghi mettendo in rilievo che tale funzione viene esercitata dai carpofori, portatori di cellule terminali dalle quali vengono emesse le "spore" che a loro volta consentiranno la nascita di nuovi organismi per permettere la perpetuazione della specie.

Dall'analisi microscopica della parte fertile del carpoforo potremo rilevare che le spore sono prodotte all'apice di una cellula detta "basidio" oppure contenute in un astuccio detto "asco" dal quale le spore, una volta giunte a maturazione, vengono espulse. Possiamo dunque distinguere le spore in basidiospore ed ascospore. A seconda della specie fungina dalla quale sono prodotte, le spore si presentano, all'osservazione microscopica, in forme diverse (globulari, ellittiche, poliedriche, ecc.) con rivestimento liscio o ornamentato con reticolo o con aculei, ialine o diversamente colorate, di grandezza variabile misurabile in micron (un micron = un millesimo di millimetro, 0,001 mm.). Soltanto dall'esame della sporata, ottenibile raccogliendo su una superficie un rilevante quantitativo di spore, ad es. lasciando il cappello di un fungo con le parte fertile poggiata sopra un foglio di carta, potremo renderci conto ad occhio nudo del colore della polvere che vi si deposita e cioè del colore che le spore assumono in massa.

Ogni fungo produce un numero elevatissimo di spore ma perché esse possano germinare debbono trovare un ambiente favorevole. Da qui la necessità che tali organi vengano dispersi in un'area più vasta possibile.

Il vasto gruppo degli Agaricomiceti comprende funghi il cui imenoforo è costituito da lamelle disposte perpendicolarmente al terreno  e sulle due faccie delle quali si formano i basidi. E' evidente che se le spore dovessero cadere unicamente sulla superficie del terreno al di sotto del cappello, l'area di disseminazione sarebbe molto ristretta. Si è invece potuto constatare che il cappello del fungo non ha soltanto la funzione di proteggere la parte fertile del carpoforo ma anche quella di riscaldare lievemente il suolo sottostante; la differenza termica produce una corrente d'aria ascensionale che risucchia le spore in caduta e che il vento concorre poi a disperdere. In tal modo le spore possono trovarsi ad un'altezza di oltre 4.000 metri e diffondersi in un'area vastissima.

L'azione eolica è importante per la diffusione delle spore anche di altri funghi che hanno la superficie imeniale disposta non sulle lamelle ma all'interno di tubicini (tubuli) come nella famiglia delle Boletaceae, o di piccoli pori direttamente innestati nella carne del carpoforo, come nella famiglia delle Polyporaceae, o su una sorta di aghetti (idni) come nella famiglia delle Hydnaceae o infine disposti a tappezzare la superfice liscia del carpoforo, come nelle famiglie delle Cantharellaceae o delle Clavariaceae.

Funghi che posseggono spore particolarmente pesanti debbono tuttavia ricorrere ad altri sistemi di diffusione. Ad esempio i carpofori del genere Coprinus posseggono una carne facilmente deliquescente che si disfa in una specie di sostanza nerastra, simile ad inchiostro; le spore, contenute in questa sostanza, vengono disperse nel terreno circostante ad opera di rivoletti di acqua piovana.

I Gasteromiceti sono funghi nei quali le spore sono racchiuse all'interno di un involucro, frammiste alla carne del carpoforo (gleba). La loro diffusione può verificarsi attraverso lo sfaldamento della parete esterna del fungo (peridio) così da mettere così a nudo la gleba ormai polverizzata contenente le spore, consentendo all'azione eolica di disperdere queste ultime. Per altri gasteromiceti, come ad es. le vescie, l'espulsione della polvere sporale è provocata invece dalla pressione esercitata sulla parete del carpoforo: una foglia o una goccia di pioggia che cada sul peridio provocherà la fuoriuscita,  da un forellino apicale, di una specie di nuvoletta nerastra nella quale si trovano con la carne polverizzata del fungo anche le sue spore.

La forma che alcuni miceti assumono (a coppa, a scodella o a bicchiere) è molto importante: un alito di vento crea un piccolo vortice all'interno del carpoforo, asportandone direttamente le spore oppure, talora, piccoli organi simili a lenticchie (peridioli) contenenti a loro volta le spore.

Anche gli animali contribuiscono a distribuire nell'ambiente gli elementi essenziali per la riproduzione dei funghi. I piccoli roditori come i più grandi erbivori si nutrono volentieri di funghi e ne vengono attirati spesso dall'odore: le spore ingerite non sono in grado di germinare fintanto che non vengono espulse con le deiezioni e non trovano il substrato loro favorevole. Alcuni funghi delle famiglie delle Phallaceae o delle Clathraceae portano le spore in una sostanza mucillaginosa ed appiccicaticcia: il fetido odore di carne putrescente attira gli insetti che sostando su tale sostanza se ne impregnano le zampette e la depositano lì dove successivamente andranno a posarsi.

Per finire, vale la pena di accennare ad un curioso gasterocarpo, lo Sphaerobolus stellatus, inizialmente globoso ma la cui parete si apre a forma di stella, espellendo con violenza un peridiolo contenente le spore, letteralmente "sparandolo" a qualche metro di distanza.

 

(Sandro Ascarelli)