Scheda n. 068     -     Giugno 2009 - Riferimento n. 1685

BOLETUS LURIDUS Schaeffer : Fr



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Sinonimi

Boletus rubeolarius, Tubiporus livido-rubricosus, Boletus perniciosus, Boletus sordarius, Boletus variicolor. Boletus tuberosus.
Volg. : Boleto lurido, Porcino lurido.

Etimologia

Boletus = attinente alle zolle, (dal greco: bolos = zolla di terra),
luridus = lurido, livido (dal latino luridus).

Sistematica

Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomy-cetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Ge-nere: Boletus, Sezione: Luridi, Sottosezione : Luridini, Specie: luridus.

Commestibilità

Considerato a lungo un fungo tossico, è invece consumabile ma solo previa adeguata bollitura; in questo caso il violento viraggio della carne si attenua ed il carpoforo, una volta cotto, ha solo una colorazione grigiastra.

Descrizione

La sezione Luridi del Genere Boletus comprende carpofori con imenio costituito da tubuli e da pori. Questi ultimi hanno colorazioni che vanno dal giallo-arancio al rosso acceso. Sono detti Luridi per il violento ed immediato viraggio dei tessuti che, per effetto dell’ossidazione di una particolare sostanza detta “boletolo”, fanno si che la carne, al taglio o alla manipolazio-ne, si colori intensamente di azzurro, di verde bluastro o di nero.

Il B. luridus si presenta con un cappello, sodo e compatto, di medie dimensioni (fino a 20 cm. di diametro), emisferico da giovane poi a lungo convesso fino a diventare quasi pianeg-giante negli esemplari maturi, con margine involuto o arrotondato. Il colore pileico è assai variabile e copre una gamma che va dal giallo-ocra, al camoscio, all’olivastro, al bruno-rug-ginoso con toni lividi a volte mischiati tra loro e diversificantisi anche in rapporto alle differenti condizioni climatiche. La cuticola, difficilmente asportabile, ha una superficie asciutta e velluta-ta, pubescente ma glabra nel carpoforo invecchiato. Vira rapidamente al tocco.

L’imenoforo è costituito da tubuli fini e arrotondati, più corti in prossimità del margine pileico o del gambo al quale aderiscono con una breve depressione circolare. All’inizio sono giallo-arancio, in seguito si colorano con toni verdastri. I tuboli terminano in piccoli pori rotondi e stretti giallo-olivastri ma presto tendenti ad assumere una colorazione rosso aranciata che rimane tuttavia più chiara attorno al gambo; anche esso si colorano intensamente se premuti.

Il gambo, pieno e sodo, può raggiungere i 15 cm. di altezza ed è più sottile nella parte alta mentre tende ad essere bulboso e ingrossato alla base. Spesso è un po’ ricurvo. Per distinguere il B. luridus da specie analoghe è bene fare molta attenzione all’ornamentazione dello stipite, costituito da un reticolo rosso cupo o nerastro con maglie rilevate e allungate attraverso le quali si intravede il colore giallo del fondo. Altra particolarità è costituita dalla evidente colorazione rosso barbabietola che si nota alla base del gambo e che ritroviamo anche nella carne quando procediamo alla sezione; tale colorazione viene usualmente detta “fiammatura”.

Carne consistente che diviene molliccia con l’età. Rosa più o meno intenso sotto i tubuli, appena questi vengono staccati con l’unghia, poi giallastra sulla altre parti del carpoforo e infine rosso barbabietola alla base del gambo, intensamente virante al tocco o al contatto con l’aria. Odore nel complesso fruttato, sapore dolciastro. A contatto con il reattivo di Melzer la carne produce una amiloidia positiva tingendosi di blù scuro o di nerastro.

Le spore sono ellittiche o fusiformi, lisce, guttate, color bruno oliva scuro, di 10 / 16 x 5 / 8 micron, amiloidi.

E’ specie comune in tutte le regioni d’Italia, in zone termofile e soleggiate, su terreno calcareo o neutro. Si trova isolata o a gruppi di numerosi individui dalla primavera all’autunno sia nei boschi di latifoglie che in quelli di aghifoglie fino a 1000 metri di altezza.

Possibilità di scambio.

 

L’estrema variabilità del colore del carpoforo in esame può indurre in inganno il cercatore. Mettendo da parte tutti i Boleti con superficie imeniale rosso accesa (quindi non aranciata), le possibilità di confusione si limitano, a nostro giudizio, a B. erythropus, a Boletus Queletii e a Boletus lupinus. Il primo ha le stesse colorazioni pileiche del B. luridus e lo stesso immediato e violento viraggio della carne: si distingue tuttavia perché il gambo è ricoperto non da un reticolo rosso-nerastro ma una serie di fini puntini rossi. Inoltre, staccando un blocchetto di tubuli dalla pagina inferiore del cappello, la carne non apparirà rosata ma piuttosto giallina. Il B. Queletii e il B. lupinus si riconoscono essenzialmente perché il viraggio della carne, esposta all’aria, è molto lenta e non oltrepassa la soglia cromatica dell’azzurro, più o meno intenso.


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(Sandro Ascarelli)