Scheda n. 063       -      Maggio 2009 - Riferimento n. 19




HELVELLA CRISPA
(Scop. : Fr.) Fries

 

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Sinonimi

Volg. Helvella increspata


Etimologia

Helvella = erbetta, ortaggio;

crispa = increspata, ricciuta (dal lat. crispus)

Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Amastigomycota, Subdivisione: Ascomycota, Classe: Hymeno-ascomycetes, Subclasse: Pezizomycetideae, Ordine: Pezizales, Famiglia: Helvellaceae, Genere: Helvella, Sottogenere: Helvella, Specie: crispa.

Commestibilità

A seguito di recenti studi si è potuto appurare che oltre all’acido elvellico (sostanza tossica ma termolabile ad una temperatura superiore ai 70°) l’Helvella crispa può contenere una miscela di sostanze denominata “giromitrina” la cui ingestione può provocare una pericolosa sindrome citottossica. Per tale ragione l’ H. crispa, considerata sino a non molto tempo fa come specie a commestibilità condizionata (soltanto previa prolungata prebollitura) è da iscriversi nella lista dei funghi velenosi e quindi da non consumare.

Descrizione

Il genere Helvella è caratterizzato da ascomiceti dalle forme assai varie, per lo più composti da una mitra a forma di coppa o di sella, e da un gambo a volte completamente liscio, a volte scanalato o solcato in tutta la sua altezza. Alla luce delle osservazioni precedenti, il Genere Helvella può essere suddiviso nei seguenti Sottogeneri: a) Macropodia con il cappello a forma di coppa sorretto da un gambo liscio e relativamente lungo; b) Leptopodia, con il cappello costituito da una sottile lamina ripiegata a forma di sella al di sopra di un gambo liscio; c) Helvella, formata da una mitra a forma di sella o a forma di coppia lateralmente schiacciata portata da un gambo irregolarmente scanalato.

L’ Helvella crispa appartiene a quest’ultimo sottogenere. Ha infatti un apotecio di circa 3,5 di diametro costituito da lamine elastiche, ripiegate a formare una mitra irregolarmente simile ad una sella, I lobi possono essere protesi verso l’esterno o verso l’alto in modo da assumere un aspetto più o meno arricciato. La parete esterna del cappello, sulla quale si distende la superficie imeniale, è glabra, lievemente pruinosa, di colore biancastra o bianco-crema; la parete interna è invece fioccosa e di colore più chiaro.

Il gambo, che può elevarsi per una decina di cm., è cilindrico, un po’ ingrossato alla base, e costituito da costolature longitudinali appressate e saldate tra loro; tra le costolature si può intravedere l’interno del carpoforo che è cavo. Anche il gambo ha un colore biancastro tendente ad ingiallire in maturità.

Carne bianca, cerosa, elastica, fragile e sottile nell’apotecio. Odore e sapore non apprezzabili.

Specie terricola, può rinvenirsi, isolata o in piccoli gruppi, in prossimità di fossati o in luoghi umidi e sabbiosi, in prossimità di boschi di aghifoglie e di latifoglie, dalla tarda primavera all’autunno.

Le spore, ialine, sono ellittiche (18 / 20 x 10 / 12 micron) e monoguttulate. Maturano all’interno di aschi cilindrici (lunghi fino a 300 micron) non amiloidi, ciascuno dei quali porta una serie di 8 spore.

Possibilità di scambio

L’ H. lactea ha dimensioni ridotte, cappello bianco avorio con superficie inferiore liscia, fruttifica prevalentemente su residui vegetali; l’ H. pityophila predilige invece i terreni sabbiosi delle leccete e riveste colori ocra-giallastro o grigio-giallastro. L’H. lacunosa, ubiquitaria, si riconosce per avere una mitra di colore molto scuro, talvolta nerastro ed un gambo inizialmente biancastro ma presto tendente al grigio-bruno.

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Monografie

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(Sandro Ascarelli)