Scheda n. 037       -      Febbraio 2009       -       Riferimento n. 713

 


MACROLEPIOTA VENENATA Jacob ex Bon 1979

 



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Sinonimi

Macrolepiota rhacodes var. venenata (Bon) Gmind 2003, Chlorophyllum venenatum (Bon) Lange & Vellinga 2008.


Etimologia

Macrolepiota = grande orecchio squamoso (dal greco makròs = grande, lepis = squama e ous, otòs = orecchio)
venenata = velenoso o avvelenata (dal latino venenatus).


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse; Agaricomy-cetideae, Ordine: Agaricales, Famiglia: Agaricaceae, Tribù: Lepioteae, Genere: Macrolepiota, Specie: venenata.


Commestibilità

Non commestibile. Può risultare molto indigesto e causare cefalee, vomito, diarrea, disidratazione, subocclusione intestinale e, nei casi più violenti, svenimento.


Descrizione

Nella seconda metà degli anni '70 venivano segnalati nella Francia Settentrionale casi di intossicazione per ingestione di alcuni esemplari di Macrolepiota rhacodes var. hortensis (= var, bohemica), sino allora considerato un buon fungo commestibile come tutte le altre Macrolepiote europee fornite di un cappello con un diametro superiore ai 10 cm. Un micologo francese, Marcel Bon, sul presupposto che si trattasse di specie nuova, la denominava Macrolepiota venenata, cercando di evidenziare le differenze intercorrenti tra quest'ultima e la specie precedente. La creazione del nuovo "taxon" non ha trovato concordi i principali studiosi micologi. E' apparsa in primo luogo eccessiva la denominazione di "venenata" ("velenosa") sia perché a successivi esami è risultata assente qualsiasi traccia di sostanze tossiche, sia perché da M. venenata non si avevano vere proprie forme di avvelenamento ma piuttosto una patologia simile a quella di una indigestione più o meno accentuata, attribuibile, secondo alcuni, ad una insufficiente cottura del fungo.

Le stesse differenze evidenziate dal Bon (e poi dal Lavorato in Italia), e precisamente squame fessurate all'inizio, disposte non uniformemente sul cappello ma appressate al disco, margine fimbriato e con abbondante peluria, carne più dura e poco arrossante al taglio, giunti a fibbia assenti in tutto il carpoforo in M. venenata, squame invece larghe, distanziate e regolarmente concentriche sul cappello, margine integro e abbastanza uniforme, gambo più corto e tozzo, viraggio della carne al rosso cupo, giunti a fibbia rari in M. rhacodes var. hortensis, non sempre sono state ritenute valide, potendo dipendere dalle diverse condizioni climatiche di crescita o rientrare nella possibile varietà macroscopica della stessa specie.

Le immagini che accompagnano questa scheda riproducono alcuni esemplari di Macrolepiota che venivano abitualmente raccolte nel giardino di un condominio di Roma e consumate senza alcun problema da uno dei condomini. Accadde però che un giorno quest'ultimo accusò la sintomatologia descritta, in maniera così accentuata da dover essere ricoverato in ospedale. Il paziente riferì di aver consumato negli anni precedenti quei funghi, da lui ritenuti M. rhacodes, senza alcun inconveniente, e di averli cotti sempre nella stessa maniera.

Vi è da dire che la M. rhacodes var. hortensis cresce prevalentemente negli orti, nei giardini, nei parchi o, in generale, su terreno soffice, lavorato o di riporto. Viene spontaneo avanzare l'ipotesi che la M. venenata altro non sia che la M. rhacodes var. hortensis che ha assorbito sostanze inquinanti negli ultimi anni utilizzati in misura crescente (diserbanti, veleni contro le lumache, anticrittogamici, fertilizzanti chimici, ecc.). Seguendo tuttavia le non concordi, recenti, correnti di pensiero, forniamo al lettore i caratteri principali di M. venenata, raccomandandogli tuttavia di astenersi dal consumare sia quest'ultima specie sia quella di cui è sosia.

La M. venenata presenta un cappello con un diametro di circa 20 cm, la cui cuticola si presenta bruna e uniformemente liscia al centro e poi frazionata in squame brunastre, ampie, disposte irregolarmente e via via più rade verso l'orlo che si presenta fimbriato e rivestito di peluria bianca e lanuginosa.

Le lamelle sono libere al gambo, mediamente fitte, arrotondate, bianche all'inizio poi rosate ed imbrunenti se manipolate.

Il gambo è alto una dozzina di cm., biancastro, fibroso e termina con un grosso bulbo tipicamente marginato: lungo il gambo si evidenzia un anello, biancastro ma bruno al margine, ampio, mobile e membranoso.

Carne dura, compatta, bianca ma subito virante al rosso bruno al taglio. Odore e sapore nulli.

Spore bianche in massa, lisce, ovato-ellittiche, con poro germinativo, 10 / 13 x 7 / 9 micron.

Estate - autunno, gregario su terreni soffici, coltivati e ben concimati e ricchi di nitrati.


Possibilità di scambio

E' un sosia quasi perfetto di Macrolepiota rhacodes var. hortensis con leggere differenze non da tutti ritenute valide.


Bibliografia

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Monografie

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(Sandro Ascarelli)