Scheda n. 388        -     Aprile 2013        -         Riferimento n. 1098





CORTINARIUS SPECIOSISSIMUS Kühner & Romagnesi 1953



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Foto S. Ascarelli

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Sinonimi

Cortinarius speciosus J.Favre (1948), Cortinarius speciosissimus Kühner & Romagnesi (1953), Cortinarius orellanoides var. speciosissimus Consiglio & Antonini (2003).


Etimologia


Cortinarius
= attinente alla cortina (dal latino cortina = cortina, frangia) per il velo simile a ragnatela, a protezione delle lamelle;
speciosissimus = molto bello, splendido, bellissimo (dal latino: superlativo dell'aggettivo speciosus = bello, appariscente).


Sistematica


Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinarialess, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Cortinarieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Cortinarius, Sezione : Leprocybe , Specie: speciosissimus.


Commestibilità


Facendo parte di un gruppo che ruota intorno a C. orellanus Fries (v. scheda n. 168). È anch'esso un fungo mortale, il cui principio tossico, l'orellanina, provoca un avvelenamento che si manifesta con tropismo d'azione molto lento (la sindrome orellanica con lunghissima incubazione, da 3 fino a 14-17 giorni dal consumo). Gli organi colpiti sono soprattutto i reni, ma anche il fegato, la milza e persino il midollo spinale. Sembra che l'orellanina persista nell'organismo fino a sei mesi dopo l'ingestione, per cui il trapianto di rene sembra sicuro a distanza di almeno un anno.


Descrizione


Tra il 1952 e il 1957 si verificarono in Polonia numerosi casi di grave e letale intossicazione attribuiti da S. Grzymala, A. Skirgiello e A. Nespiak all'ingestione di Cortinarius orellanus.
Successivamente intossicazioni simili a quelle provocate da C. orellanus, vennero ascritte a specie analoghe come C. speciosissimus Kühner & Romagnesi, C. limonius (Fr. : Fr.) Fries, C. cotoneus Fries, C. gentilis Fries e ancora ad altre specie facenti parte della sezione Leprocybe. C. speciosissimus è particolarmente pericoloso nelle zone alpine perché si produce nello stesso habitat nel quale cresce Chroogomphus (o Gomphidius) helveticus (Singer) Moser , e cioè nelle abetaie e in particolare associato a Peccio (Picea excelsa) o a Cirmolo (Pinus cembra). Il C. helveticus è commestibile ma da giovane si presenta con un aspetto e con colori molto simili a quelli del C. speciosissimus, compresa la peluria ocracea che, in modo analogo ad una cortina, si frappone tra l'orlo del cappello e lo stipite.
Quando il cappello, da conico-campanulato, si apre e si distende, può assum,ere un diametro di 7 o 8 centimetri. Il centro risulta sempre più o meno umbonato. La cuticola, parzialmente separabile, è spessa, tenace, secca e densamente ricoperta da squame e pelosità, soprattutto sull'orlo sottile ed opaco. Il colore varia dal fulvo al bruno-rosso-aranciato ed infine rosso-brunastro
Le lamelle sono spaziate, intervallate da lamellule, bombate, spesse, secedenti, smarginate, degli stessi colori del cappello ma bruno cannella con la sporulazione.
Il gambo tende ad ingrossare verso l'estremità inferiore, talvolta leggermente arcuato, pieno poi fibrilloso o farcito, concolore ma giallastro in basso e ornato da bande irregolari o zone anulari gialle e rossastre. La cortina giallo-ocracea forma delle ghirlande più o meno effimere.
La carne è abbastanza consistente soprattutto sotto l'umbone centrale, giallo zafferano nel suo interno, bruno arancio verso la corteccia. Odore debole farinoso e spermatico, sapore dolciastro.
Spore 8 / 11,5 x 7 / 8 μm,, ovoidali, contenenti una grande guttula centrale, decorate da piccole verruche puntiformi. Sporata color cannella.
Abbastanza comune nelle zone alpine dove cresce da agosto a ottobre, in prossimità di conifere e in particolare di abete rosso (peccio, cirmolo), in zone muschiose e umide e qualche volta tra le piante di mirtillo, su suoli acidofili.


Possibilità di scambio


Cortinarius orellanus Fries (v. scheda n. 168) differisce soprattutto per avere un cappello privo di umbone, un gambo sulla cui superficie difficilmente si rintracciano bande o cerchi giallo-rossatri e in modo particolare per crescere nei boschi asciutti di latifoglie (quercia, castagno, leccio).
Oltre alle specie citate all'inizio, ricordiamo C. brunneofulvus sensu Bresadola, C. orellanoides Hry, C. fluorescens Horak.
Sono tutti funghi pericolosamente tossici.


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Monografie


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(Sandro Ascarelli)