Scheda n. 360          -         Novembre  2012         -         Riferimento n. 71



HYDNELLUM PECKII
Banker 1912




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Foto
Sandro Ascarelli
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Sinonimi


Hydnum peckii (Banker) Saccardo (1925), Calodon peckii (Banker) Snell & E.A.Dick (1936).
Volg. : Dentino di Peck.


Etimologia

Hydnellum = piccolo Hydnum (dal greco hùdnon = tartufo)
Peckii = dedicato al botanico e micologo americano Charles Horton Peck (1833 / 1917)


Sistematica

Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Subdivisione: Basidiomycotina, Classe: Homobasidiomycetes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Thelephorales, Famiglia: Thelephoraceae, Genere: Hydnellum, Specie: peckii.


Commestibilità

Non commestibile.


Descrizione

I basidiocarpi del genere Hydnellum hanno in comune i seguenti caratteri: 1) hanno la forma di una trottola o di un cono rovesciato con la parte superiore più o meno pianeggiante, 2) superficie imeniale composta da piccoli aculei (idni). 3) consistenza coriacea.
Per lungo tempo Hydnellum Peckii è stato confuso (e a volte sinonimizzato) con Hydnellum ferrugineum (Fr. : Fr.) Karsten (v. scheda n. 264) perché sia l'una che l'altra specie emettono, negli esemplari giovani, delle essudazioni che permangono sul cappello sotto forma di gocciole rosso sangue o rosso carminio. Non risulta quindi facile distinguere H. peckii da H. ferrugineum: tuttavia, a differenza della carne dell' H. ferrugineum che ha un sapore dolciastro, quella di H. peckii è acre, piccante ed astringente anche dopo l'essicazione.
Il cappello, irregolarmente circolare, è costituito dalla parte superiore, tronca, del carpoforo, vellutata e convessa all'inizio poi spianata e infine talora leggermente depressa al centro, bianca quando il fungo è giovane, presto crema rosata, ornamentata da secrezioni liquide rossastre tendenti a cadere sul terreno o a riunirsi nella depressione discale creandovi, con l'essicazione, delle macchie rosso-brunastre. Il margine è ondulato, sinuoso, biancastro, talora con macchie brune.
La faccia inferiore del cappello è tappezzata da idni, lunghi da 3 a 5 mm., da bianchi a rosso-bruni, arrossanti allo sfregamento, decorrenti sul gambo.
Quest'ultimo, centrale, alto due o tre centimetri, tende progressivamente ad attenuarsi verso il basso, bruno rosso, di consistenza spugnosa, inglobante fili d'erba o piccoli detriti del substrato.
Carne tenace, sugherosa, fibrosa, brunastra, concentricamente zonata. Odore gradevole ma sapore molto acre, amaro, irritante in bocca e in gola.
Spore sub sferiche, con grossolane verruche più o meno pronunciate, non amiloidi, brunastre al microscopio e in massa, di dimensione 5 / 6,5 x 4,5 / 5,5 micron.
E' rinvenibile, in piccoli gruppi, in estate e in autunno, su suolo calcareo, nei boschi di conifere di montagna.


Possibilità di scambio

Abbiamo già accennato (v. sopra) alla difficoltà di distinguere, sul terreno, l' Hydnellum peckii dall' Hdnellum ferrugineum. Per poter differenziare una specie dall'altra è necessario procedere all'assaggio e tener presente che la carne dell'H. ferrugineum ha un sapore gradevole e dolciastro mentre quella di H. peckii ha un sapore acre, piccante ed irritante.
Pare che non si debba dare importanza autonoma a H. diabolus Banker, ritenuto di solito un semplice sinonimo di H. peckii.
Si conoscono ancora l'H. aurantiacum (Batch. : Fr.) P. Karsten, l'H. caeruleum (Hornem. : Pers.) P. Karsten, l' H. concrescens (Pers. : Schw.) Banker (v. scheda n. 326), l'H. cumulatum K.H.Harrison, l' H. geogenium (Fr.) Banker, l' H. scrobiculatum (Fr.) P: Karsten, l' H. spongiosipes (Peck) Pouzar, l' H. suaveolens (Scop. : Fr.) P. Karsten (v. scheda n. 315).


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(Sandro Ascarelli)