Scheda n.334         -       Agosto 2012      -        Riferimento n. 1637
SUILLUS TRIDENTINUS (Bresadola) Singer





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foto di G. Sperati
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Sinonimi

Boletus tridentinus Bresadola (1881), Boletus aurantiporus J. Howse (1883), Versipellis tridentinus (Bresadola) Quèlet (1886), Ixocomus flavus var. tridentinus (Bresadola) Quèlet (1890), Boletus extractus Britzelmayr (1893), Boletopsis tridentina (Bresadola) Hennings (1898), Ixocomus aurantioporus Bataille (1908), Boletus fulvescens Smotlacha 8!911), Ixocomus tridentinus (bresadola) Singer (1938).

Volg. : Boleto dai pori aranciati

Etimologia
Suillus = maialino, porcino, (dal latino: diminutivo di sus, suis)
tridentinus =
tridentino perché trovato nel Trentino da G. Bresadola che per primo lo descrisse.
Sistematica
Regno: Fungi; Divisione: Eumycota; Sottodivisione: Basidiomycota; Classe: Hymenomycetes; Sottoclasse: Homobasidiomycetidae; Ordine: Boletales; Famiglia: Boletaceae; Genere: Suillus; Sezione: Larigni; Sottosezione: Megaporini, Specie: tridentinus
Commestibilita'
Fungo commestibile di scarso pregio, consumabile quando è ancora immaturo e previa asportazione della cuticola viscida del cappello.
Descrizione

La denominazione specifica di questo Suillus ricorda che esso fu reperito per la prima volta nei lariceti del Trentino e descritto dal noto micologo italiano, l'Abate Giacomo Bresadole. Appartiene al gruppo abbastanza numeroso di boleti caratterizzati dalla presenza, lungo il gambo, di un anello, di solito effimero e pertanto detti suillus anellati. A questo gruppo appartengono, tra gli altri, il S. luteus (v. scheda n. 58), il S. viscidus (v. scheda n. 157) , il S. flavidus, il S. Grevillei (v. scheda n. 94) e il S. sibiricus (v. scheda n. 285).
Il cappello, da principio emisferico e convesso, diviene poi leggermente appianato, con un diametro che può raggiungere i 10 / 12 centimetri, con orlo lievemente involuto e festonato per i residui del velo parziale che si distacca dall'orlo del cappello per ricadere a mo' di anello lungo lo stipite. Sodo e carnoso da giovane, tende a divenire molliccio e spugnoso. La cuticola, separabile dalla carne sottostante, è vischiosa soprattutto con il tempo umido, con colori variabili dal giallo arancio all'arancio rossastro fino al rosso brunastro e all'ocra laterizio con piccole squame innate con tonalità cromatiche un pochino più scure.
I tubuli, mediamente lunghi, adnati o un po' decorrenti sul gambo, sono giallastri o gialli aranciati ma in vecchiaia si decolorano in giallo brunastro con qualche lieve sfumatura verdastra. I tubuli terminano in pori ampi, angolosi, caratteristicamente di un bel colore giallo-arancio o aranciato.
Il gambo, più o meno cilindrico, ha le stesse tonalità cromatiche della superficie pileica anche se un poco più scura verso la base. E' ornato da un piccolo anello bianco giallastro, effimero ma che può anche sparire lasciando in sua vece, sul gambo, una zona circolare rugginosa. Sotto l'anello possono persistere fibrillosità brunastre-
La carne diviene presto molle e spugnosa, giallo-carnicina, virante all'aria all'incar-nato-roseo, mai all'azzurro. Odore debole, dolce e fruttato, sapore talvolta un po' acidulo. Con basi forti si ottengono reazioni da rosso cupo al violetto e poi al nero; con solfato di ferro si ottiene una colorazione al grigio verde, con formolo un viraggio al giallastro.
Spore ellittiche-fusiformi, lisce, monoguttulate, giallo olivaceo pallido, di dimensioni 9 / 13,5 x 4,5 / 5,5 μm. Sporata giallo bruniccia con sfumatura verdastra.
E' relativamente frequente, in estate e in autunno, nei lariceti alpini in località anche elevate; può tuttavia rinvenirsi anche negli Appennini settentrionali, tuttavia sempre in simbiosi specifica con Larix decidua. Cresce in gruppi di pochi esemplari.

Possibilita' di Scambio

I criteri ecologici di questa specie calcicola e simbionte esclusiva del Larice, l' aspetto fibrilloso e squamuloso della superficie pileica, la colorazione aranciata dei pori, tipica ed unica di questa specie, sono elementi sufficienti a identificare S. tridentinus senza possibilità di errori.

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(Sandro Ascarelli)