Scheda n.327      -         Luglio 2012        -       Riferimenti n. 1115
CORTINARIUS PHOENICEUS (Bull. & Vent.) Maire 1911





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foto di S. Ascarelli
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Sinonimi

Agaricus phoeniceus Billiard (1792), Agaricus cinnamoneus-semisanguineus Fries (1821), Agaricus sanguineus Krombholz (1831), Cortinarius miltinus Quèlet (1873), Democybe miltina Ricken (1912), Dermocybe anthracina Ricken (1912). Dermocybe phoenikcea (Bull.) M. Moser (1974)

Etimologia
Cortinarius = attinente la cortina (dal latino cortina = cortina, frangia), per il velo araneoso che a protezione delle lamelle le copre con un velo che si estende dall'orlo del cappello al gambo; 
phoeniceus = purpureo, scarlatto (aggettivo latino).
Sistematica
Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse: Agaricomycetideae, Ordine: Cortinariales, Famiglia: Cortinariaceae, Tribù: Corti-narieae, Genere: Cortinarius, Subgenere : Dermocybe, Sezione : Sanguinei, Specie: phoeniceus
Commestibilita'

Specie velenosa, forse anche mortale. Pare accertato che tutti i Cortinari appartenenti al Subgenere Dermocybe (e in particolare quelli della sezione Sanguinei con tonalità rosse) possano produrre avvelenamenti simili a quelli causati dall'ingestione di Cortinarius orellanus Fries e cioè una sindrome citotossica a carico dell'apparato renale, a lunga incubazione e con effetti anche letali

Descrizione

Il Genere Cortinarius, che secondo i vari Autori comprenderebbe un numero di specie europee comprese tra le 400 e le 1.500, viene sistematicamente suddiviso, non senza divergenze di opinioni e difficoltà tassonomiche, in numerosi Sottogeneri.
Il Sottogenere Dermocybe (Fr.) London comprende basidiomi non nettamente bulbosi, dal cappello asciutto e glabro, con colori molto vivaci (giallo, arancioni, rossi, qualche volta olivastri), lamelle fortemente colorate e residui miceliari rosso-cinabro che si allungano sulla superficie del gambo formando bande con tonalità rossastre. Il Cortinarius phoeniceus appartiene al sottogenere Dermocybe e si caratterizza per avere delle lamelle di un appariscente color rosso sangue, con il tagliente appena un poco più chiaro.
Il diametro del cappello varia entro dimensioni comprese tra i 3 e gli 8 centimetri. Inizialmente conico-campanulato, diviene poi convesso e infine appianato ma spesso con un basso umbone ottuso. Il margine è irregolare, sottile, incurvato. La cuticola appare secca e asciutta, sericea e brillante, spessa, tenace, separabile colorata di rosso bruno o rosso sangue tendente a divenire color cannella in maturità.
Le lamelle sono adnate, abbastanza fitte, intercalate da lamellule, attenuate in prossimità del gambo, di un caratteristico color rosso sangue, con il filo appena un po' più chiaro ma tendenti ad assumere una tonalità fulva per sovrapposizione delle rugginose spore mature.
Il gambo è cilindrico o appena affusolato, talvolta con un accenno di bulbo all'estremi-tà, pieno e sodo ma poi farcito, fibrilloso, concolore al cappello con la metà inferiore adorna da fibrille rossastre su fondo giallo-arancio.
La cortina è anch'essa rossastra ed è fugace. Si deposita lungo il gambo con filamenti color cinabro che divengono poi color cannella con la caduta delle spore.
La carne, di consistenza un poco elastica, ha un colore fulvo pallido con sfumature rossastre soprattutto sotto la cuticola del cappello e alla sommità dello stipite. Reazione arancione all'acido cloridrico, rosso porpora all'idrossido di potassio. Lieve odore rafanoide, sapore quasi nullo.
Spore 6,5 / 8,5 x 3,5 / 5 micron,, da ellissoidali a amigdaliforme, con estremità arrotondate, guttulate per la maggior parte, ornate da verruche di varia misura, color giallo-bruno pallido. La polvere sporale assume una colorazione fulvo-rugginosa
Specie abbastanza rara, cresce nei mesi autunnali su terreno siliceo, associata soprattutto in associazione con pini e con betulle, a varie altezze dalla pianura alla montagna.

Possibilita' di Scambio

Non è agevola pervenire ad una esatta determinazione delle specie che fanno parte delle Dermocybe a colorazioni rosse, peraltro tutte tossiche. C. phoeniceus dovrebbe riconoscersi per il colore rosso acceso delle lamelle contrastante con il colore più bruno del cappello e per i residui rossastri del velo generale che si estendono per tutto il gambo,ma la distinzione non è sempre facile. Tra le specie più vicine ricordiamo C. semisanguineus (Fr.) Gillet, il cui cappello bruno ha sfumature olivastre e non ha il gambo ornato dal velo generale, e il C. sanguineus (Wulfen : Fr.) Gray, che è di color rosso sangue in ogni sua parte (anche nella carne) e si produce esclusivamente nei luoghi umidi dei boschi di abete rosso.

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(Sandro Ascarelli)